Una gamba qua, una gamba là. Caffè del 19/12

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“Una gamba qua, una gamba là”, come “la donnaccia”, o i pensionati “gonfi di vino” nella Città Vecchia di Fabrizio De André. Una gamba nel 2014: le promesse di rivoluzione liberale, i tagli alle spese per la politica, una nuova legge elettorale, non più cassa integrazione in deroga ma sussidio di disoccupazione,  l’intenzione di rilanciare la scuola pubblica dopo averla scossa come un albero pronto a dare i suoi frutti.

L’altra gamba che affonda nella politica dorotea, frutto avvelenato delle larghe intese. Così il governo fa orecchie da mercante mentre Telefonica si sta comprando, senza un’ipotesi di rilancio o di consolidamento, Telecom Italia, semplicemente elargendo una bella mancia a Gererali, Intesa San Paolo e Mediobanca, nonché offrendo a Mediaset una partnership per la pay tv in Spagna.

Poi un emendamento (Lanzillotta) che obbliga Roma a privatizzare l’Acea, affare che, guarda caso, interessa a un certo Caltagirone. E ancora spunta un bello sconto fiscale per Sorgenia (De Benedetti). Mentre i famosi tagli alla spesa (Cottarelli) paiono destinati solo a far cassa, non a risanare.

L’ottimismo della volontà spingerebbe a guardare all’anno prossimo, il disgusto per le larghe mangiatoie consiglierebbe di staccare la tessera del Senato dall’apparato per il voto elettronico, e fuggire immantinente in vacanza.

“Lampedusa, schiaffo dell’Unione Europea: un orrore, vi togliamo gli aiuti”. Già, ora si fanno vivi gli “spruzzatori” del disinfestante sui corpi nudi e infreddoliti dei migranti: “che vergogna, dovevamo rifiutarci”. Si chiama rimozione.

Il Fatto Quotidiano, “Giochi, banche, Caltagirone, il governo dei larghi favori”. Di banche e Caltagirone, ho già detto, quanto ai giochi si tratta di questo: lo stato chiede agli enti locali di non limitare il gioco d’azzardo affinché non si riducano le entrate erariali. È una battaglia, persa, dal M5S, anche perché fatta alla chetichella, più per poter dire “vergogna” a guaio fatto, che per convincere qualcuno a bloccare lo sproposito governativo.

Il Corriere della Sera apre con: “Accordo in Europa sull’unione bancaria”. Alla fine Angela Merkel ha dato una mezza ragione a Mario Draghi. L’Europa (delle banche) va avanti, adagio. Il ministro Saccomanni si dice soddisfatto. Invece la Stampa, “Obama sfida Putin, l’icona gay a Sochi”. Gli Stati Uniti si faranno rappresentare ai giochi invernali da Billie Jean King, ex tennista impegnata a fondo per i diritti degli omosessuali. Insomma Obama come Kennedy: l’America sa farsi perdonare molte colpe facendo propria una battaglia di civiltà, il russo Putin appare goffo proprio come i suoi nonni sovietici.

Sublime il Giornale: “Questi sono tutti pazzi”.  E Sallusti, invece? “L’ira della piazza, fischi a Napolitano”. Della piazza? Quale piazza? Quella vuota dei forconi? È stato un flop, lo scrivono proprio tutti, la pompatissima marcia su Roma del Trublione – Forcone di Latina che gli piace girare in Jaguar. “Ma questo,” Sallusti non lo sa. E si consola con la dichiarazione, fuori tempo, del cardinal Bagnasco, “A sorpresa il Cardinale benedice i forconi:  Il loro disagio è reale”.

Infine, Renzi è corso, pure lui, a presentare il solito libro di Vespa, insieme ad Alfano, ma, secondo Repubblica, se l’è cavata. “Legge elettorale, Renzi sfida Alfano: Subito ma non a colpi di maggioranza”. Il Corriere della Sera ci racconta invece la strana storia di Bartolomeo Gagliano, uno che ha ucciso tre donne e ne ha ferito gravemente una quarta. “Un serial killer libero per le strade: È evaso da un permesso premio”. La cosa più indigesta è che dal carcere dicono di non aver saputo chi fosse. Per loro Gagliano era un rapinatore e basta.

Da corradinomineo.it


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