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E ora liberate Khalid (che scrive un appello a Napolitano e inizia uno sciopero della fame)

 

“Il mio nome è Khalid, vengo dalla Siria. Mi rivolgo a Lei Presidente Giorgio Napolitano, aiuti i siriani.” Khalid è in sciopero della fame e della sete, chiede aiuto al Capo dello Stato con un video appello e con una lettera, inviata direttamente al Quirinale: “ci aiuti ad andare via da questa isola, dove siamo trattenuti da sessantasette giorni”. Il giovane avvocato che ci ha consentito di guardare i “trattamenti sanitari” cui vengono sottoposti i migranti, parla a nome di altri sette siriani, arrivati tutti sullo stesso barcone il 3 ottobre scorso, che hanno scelto di collaborare con la giustizia, di denunciare lo scafista palestinese e che ora aspettano, contano i giorni, senza avere alcuna indicazione di quando verranno ad interrogarli per l’incidente probatorio.

Un appello al Capo dello Stato che ha parlato di Lampedusa “diventata il simbolo di un dramma migratorio” ma “voglio che sia soprattutto un simbolo di impegno umanitario e solidale del nostro Paese, che non può essere messo in ombra e screditato da episodi inammissibili come quello avvenuto in questi giorni alla luce”. Quegli episodi inammissibili di cui parla il presidente Napolitano ce li ha mostrati Khalid che è ancora prigioniero a Lampedusa. Nonostante le ritorsioni e le minacce subiti per un atto di coraggio e di giustizia. Hanno passato sessantasette giorni nel centro di Lampedusa dove il sovraffollamento ha raggiunto picchi di milletrecento presenze. Hanno dormito per quindici giorni all’aperto, sotto la pioggia e la stessa situazione si ripete, ogni volta che arrivano altri barconi ed il centro torna a riempirsi.

“Rifiutiamo il cibo e l’acqua. Da oggi siamo in sciopero della fame e della sete. E lo faremo  finché non verremo trasferiti”. Scrivono così Kalid ed i suoi compagni: “ci trattengono senza dirci nulla, ma cosa abbiamo fatto di male?” Veniamo dalla Siria dove c’è la guerra. Abbiamo famiglia, abbiamo figli, sorelle, fratelli che sono ancora lì, da soli. Ogni giorno la mia famiglia chiama e mi chiede”cosa succede? Cosa stai facendo a Lampedusa?” io gli rispondo che “non faccio nulla sto solo aiutando la polizia, da due mesi.”

Vede questi siriani Presidente, non vogliono più mangiare. È a Lei che ci appelliamo: Please help us. Per favore ci aiuti. Grazie”.

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