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Senza più alibi. Il caffè del 5 dicembre

 

Forza Corradino, cerca di mantenere un po’ di distacco, ricorda che il patto fatto con te stesso e con questo blog era di commentare tutte le mattine i titoli e le notizie dei giornali. Perciò evita di mostrare quanto ti diverta vedere la coda di paglia dei capi-partito e di quei commentatori che volevano che il mondo cambiasse secondo i loro desideri. La Corte Costituzionale li ha lasciati davvero in mutande, quelle verdi di Cota, pagate con i soldi degli altri.

Pacta sunt servanda, dicevano gli antichi. Non esultare troppo e dedicati alla lettura dei giornali. Quelli di destra dicono tutti a casa. Libero e il Giornale persino con lo stesso titolo “Decade il Parlamento”. Peccato che così non sia. A volerli sfottere si potrebbe dire che la sentenza della Corte non è retroattiva. Ma soprattutto, riflettano prima di esultare. Quando andranno in pellegrinaggio dal condannato e decaduto, questi gli dirà: “ma non capite che senza il premio di maggioranza non riuscirò più a mettere insieme le coalizioni impossibili che per tre volte mi avevano dato la vittoria? Per non parlare del fastidio di dover condividere la scelta degli eletti con gli elettori”.

In modo più intelligente altri giornali battono sull’illegalità e incostituzionalità nella quale abbiamo vissuto. Il Foglio, “Da 7 anni siamo incostituzionali”. Il Fatto, “Parlamento, Porcellum, Colle, Governo. È tutto incostituzionale”. Qui l’invito, brusco, è a cambiare rotta (nel caso del Fatto) o a denunciare lo sconfinamento della suprema magistratura (nel caso del Foglio).  Poi abbiamo i quotidiani (di sinistra) che, nel dubbio, giocano sulla definizione che della sua stessa legge dette Calderoli. “Porci con le ali”, il Manifesto. “Porcellum è fuorilegge” L’Unità.

Quanto ai “grandi” giornali, non dissimulano la sorpresa. “La scure della consulta” titola il Corriere: “Torna il proporzionale puro, ora bisogna trovare un accordo sulla riforma”. “Via il Porcellum, era una legge truffa”, Repubblica e subito dopo una nota di preoccupazione: “la Consulta cancella il premio di maggioranza. Renzi: ma così si torna indietro”. La Stampa, invece, ci fa sapere che “la Consulta si è divisa”. “Silvestri, Amato, Cassese” avrebbero voluto “il ritorno al Mattarellum” ma ha prevalso “la tabula rasa”.

Si chiama horror vacui, paura del vuoto. Come si fa, ora? Dopo che per 20 anni  si era raccontato agli italiani che solo con una legge maggioritaria, capace di imporre il bipolarismo, si sarebbero risolti i loro problemi? Bisogna correre ai ripari. Ecco che c’è chi ora invoca un patto inossidabile tra Scelta Civica e il Nuovo Centro Destra. Un patto di governo. Immagino che si muova in tal senso la decisione improvvisa e inattesa (la legge elettorale non era all’ordine del giorno), presa ieri dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, di creare una specie di direttorio, con un rappresentante per ciascun partito, che lavori alla nuova legge. Dico immagino, perché ieri ero in Sardegna, per il congresso del Pd e la mozione Civati. E nessuno mi ha avvertito dell’intenzione di invertire l’ordine del giorno e di partorire questo strano gruppo ristretto.

Dall’altra parte, Renzi che ritiene che la sentenza della Corte lo abbia indebolito. Se fosse eletto segretario non potrebbe, infatti, più usare l’arma del voto per piegare le resistenze di Letta e di Alfano. Perché se, secondo il dettato della Corte, si votasse con il proporzionale, un’eventuale vittoria del Pd (di Renzi?) sarebbe comunque dimezzata e si dovrebbero concludere alleanze per governare.

Nessuno, tranne Civati, sembra essersi accorto di Beppe Grillo, il quale ha detto “subito al voto”, e questo si sapeva, ma ha aggiunto “ci si vada con la legge Mattarella”, e questo è, in parte, una novità. Bisogna chiedersi perché Grillo dica questo e se il Movimento 5Stelle può rientrare nel gioco parlamentare.

Perché, è semplice. Con il proporzionale M5S resterebbe terzo partito, o addirittura potrebbe conseguire il secondo posto, ma dopo il voto dovrebbe allearsi, pena l’irrilevanza. Ecco che Grillo si riconverte al maggioritario, sperando di spingere “gli altri” ad alleanze improprie, per poter lucrare ancora sulla rendita di chi sa dire solo no.

Può M5Stelle rientrare utilmente nel gioco? Certo che sì. Civati ha subito detto: torniamo, insieme a Grillo, alla legge Mattarella (magari con il doppio turno di collegio, come proposto dal terzo ordine del giorno preparato dal professor Pertici e da noi, della mozione Civati, abbiamo illustrato al Senato.  Poi al voto in primavera. Il Pd di Renzi e, credo, anche quello di Cuperlo, preferisce la strada di un accordo con Alfano per rimandare le elezioni al 2015? Scelta sbagliata, dice Civati. In ogni caso – aggiungo io – dopo la sentenza della Consulta e l’offerta di Grillo, le intese di governo non possono più considerarsi obbligate. Nuovi ricatti, come quelli che subiamo da 7 mesi, non sarebbero giustificabili né comprensibili.

Perciò oggi sorrido. Alla fine vince la politica, sulle pretese organiciste e sul sogno di mettere le brache a un universo politico in rapida dissoluzione – trasformazione

Da corradinomineo.it

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