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Non facciamo tacere le voci critiche (e non retoriche) dell’antimafia

 

Non è consuetudine del Centro Pio La Torre piangersi addosso, ma quest’anno forse è il caso. Vorremmo fare conoscere in tempo le conseguenze della scelta del governo e dell’Ars di ripristinare una nuova tabella H sulla base di bandi alla fine dei quali quasi tutti i concorrenti sono vincitori a pari merito. Avendo l’Ars ridotto lo stanziamento proposto dal Governo (da 20 milioni a 12 milioni) la Giunta procede al taglio lineare. Ciò avviene qualche settimana fa, cioè a fine anno, ma ancora non è stata resa pubblica la graduatoria, né le valutazioni sui singoli progetti che hanno concorso a formarla, né i motivi contro i quali si potrebbe ricorrere e impugnare per presunti diritti lesi.
Pur avendo la Regione assegnato tempi strettissimi, alla data i giornali sono stati informati, noi no. Apprendiamo, sempre dai giornali che sarebbe stato assegnato un terzo della spesa del 2013 del Centro Pio La Torre documentata con relative fatture e riguardante prevalentemente le attività svolte perché si avvale del contributo volontario di tanti esperti e giovani. Le spese fisse d’organizzazione (affitto, telefono, enel, pc, cancelleria, ecc…) non superano il 12% di quelle complessive. Il bilancio è pubblicato sul sito del Centro.

L’attività del Centro consiste, come tutti possono sapere partecipando, leggendo le news, la rivista online ASud’Europa, i comunicati stampa, in molteplici iniziative politiche culturali rivolte alla scuola, all’università, alla società. Le tematiche sono quelle relative all’annosa questione dell’intreccio mafia-politica-affari sulla quale il Centro è unanimemente riconosciuto quale laboratorio di analisi politica e culturale e propulsore di varie iniziative che per la loro natura sono realizzabili solo se programmate in tempo. Per esempio il nostro progetto educativo antimafia rinvolto alle scuole medie superiori, anche quelle all’estero, va programmato e concordato con le scuole referenti e lo stesso Ministero, sin dall’anno prima. Così è per l’indagine sulla percezione che i giovani hanno della mafia, somministrata all’inizio di ogni anno scolastico. O le ricerche scientifiche che per loro natura si svolgono anche in più anni.
Se a fine anno dopo aver lavorato su un budget consolidato questo improvvisamente viene dimezzato come è avvenuto nel 2012 e ridotto ulteriormente a un terzo alla fine del 2013, cosa succederà a quei centri studi o fondazioni antimafia che come noi non hanno aspettato di sapere quanto avrebbero avuto per svolgere le loro attività? Chiuderanno? Non penso che sia questo che voglia fare il Governo che dell’antimafia ha fatto la bandiera.

Nel 2012 è stato ricordato il 30° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, con l’inaugurazione a Roma del Portale digitale intitolato a La Torre, alla presenza del Capo dello Stato e commemorato all’Ars con seduta solenne alla presenza di studenti e autorità. Avremmo dovuto aspettare il contributo del 2012, il cui saldo alla data peraltro ancora non è stato versato, per tenere quelle iniziative della primavera 2012? Né ci si può dire: perché lo avete fatto? Perché siamo cittadini che credono che l’antimafia prima di tutto deve essere mobilitazione della società, come ci hanno insegnato le tante vittime, alcune delle quali ricordate e molte altre no. Perché siamo cittadini che credono che la lotta antimafia non può essere delegata solo alle forze dell’ordine e della Giustizia, alle quali va la solidarietà per quello che hanno fatto nel corso di quest’ultimo quarantennio e molto meglio sin da quando hanno potuto disporre della legge Rognoni-La Torre e delle altre successive. Riteniamo che la società, l’economia e la politica in piena autonomia debbano fare la loro parte combattendo la corruzione e ogni rapporto con il sistema politico-mafioso affaristico espellendolo dalla proprie fila. Si sta celebrando il 50° anniversario della prima Commissione Antimafia (1963) i cui atti, speriamo a breve, di poter rendere leggibili a tutti attraverso il Portale La Torre, documentano come l’antimafia non può essere un modo per far carriera in politica e nell’economia, ma lo strumento politico per rendere libero il sistema economico e quello democratico.

Io credo, sinceramente, che nessuno auspichi quello che non è riuscito alla mafia, cioè far tacere le voci critiche e non retoriche dell’antimafia e tra queste, sicuramente c’è sin dal 1986 il Centro Studi La Torre che non ha mai alimentato il carrierismo antimafia, ma ogni lotta contro il sistema politico-mafioso, sì.

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