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L’illegalità nuoce alla salute

 
di Marika Demaria

La corruzione mette in pericolo la sanità pubblica e la vita di ciascuno di noi. I dati sono allarmanti: nel 2012 il 5,6% delle risorse investite in Europa per la sanità è andato perso in tangenti. Il Gruppo Abele e Libera lanciano una nuova campagna, che in pochi giorni ha già registrato oltre 45 mila adesioni. Il traguardo è ambizioso ma fondamentale: raccogliere entro il 31 gennaio 2014 mezzo milione di firme.

Attorno al “mondo sanità” gravita un’economia di circa 110 miliardi di euro annui. Nel solo triennio 2010-2012, in Italia sono stati accertati reati ad esso connessi per oltre un miliardo e mezzo di euro. Illegalità che si traducono nella riduzione di accesso ai servizi, nel peggioramento degli indicatori di salute, nella fiducia vacillante dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale, nel mancato rispetto dei contratti di lavoro, nel degrado di luoghi di cura e del mancato rispetto delle norme di sicurezza, a discapito sia dei pazienti sia dei dipendenti, in abusi di potere e, ovviamente, nella corruzione. I cosiddetti “fattori di rischio” che intaccano i meccanismi del sistema sono molteplici: ritroviamo ad esempio le complessità dell’essere umano, della medicina e dello stesso sistema sanitario; i conflitti di interesse intesi come condizione e non come comportamento; la strumentazione e la formazione scientifica che possono essere manipolati ad uso e consumo di una nicchia di professionisti (siano essi committenti o fruitori), le prestazioni inutili, la libera professione.
“È dal 1978 che l’Italia si è dotata di un Servizio sanitario nazionale che ha dato a tutti, senza discriminazioni, cure e assistenza. Questo sistema ci ha resi più sani, ha protetto noi e le nostre famiglie ed è fondamentale preservarlo”. Da queste parole di don Luigi Ciotti emerge il significato della campagna “Salute-Obiettivo 100%”, promossa dal Gruppo Abele e da Libera e che si colloca nella più ampia cornice di “Riparte il futuro” (http://www.riparteilfuturo.it/). Il debutto per quest’importante iniziativa è stato in occasione della giornata mondiale contro la corruzione, il 9 dicembre. In tutta Italia, Libera ha organizzato punti di raccolta firme che sono state inserite sul sito www.riparteilfuturo.it e il cui conteggio è in costante avanzamento.

Leonardo Ferrante, responsabile scientifico della campagna, può spiegare come si declinerà questa nuova strategia anti corruzione?
«Dopo aver raccolto quasi 350 mila firme per chiedere alla politica di impegnarsi a potenziare la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso, per ora senza ancora un esito, ci è parso evidente ricominciare dal basso.
Ricominciare cioè da quei livelli in cui l’impegno di tutti può farsi più facilmente sentire, in modo da strutturare un’azione a macchia d’olio che sappia quindi con il tempo arrivare fino all’alto.
Come? Partendo dal mondo della salute, per difenderlo e tutelarlo dall’opacità e dalla corruzione che lo mette in crisi. La nostra è una battaglia di difesa del diritto alla salute (sancito come fondamentale dall’articolo 32 della Costituzione) e del sistema pubblico che lo garantisce. Da oggi è quindi possibile firmare questa nuova petizione (anche chi ha firmato la prima), accedendo al sito http://www.riparteilfuturo.it/sanita/petizione.
Tramite il sito  è possibile scoprire come le nostre aziende sanitarie stanno operandosi per adeguarsi alla legge anticorruzione 190/12. Abbiamo dato un punteggio alle diverse aziende, e ci auguriamo cresca nel tempo, raggiungendo il 100% al 31 gennaio 2014, data ultima fissata dalla legge. Monitorare significa in questo caso evitare ulteriori proroghe e rinvii, come accade spesso in Italia. Attraverso il sito è possibile inoltre esercitare il diritto/dovere di conoscere, di partecipare, di monitorare accedendo anche alle informazioni che per legge devono figurare. Abbiamo cercato di concretizzare la corresponsabilità e la fruibilità in un unico strumento.
Più in generale, vogliamo creare una grande comunità civile contro la corruzione, che non può non venire ascoltata e che si rivolga al livello politico, alle pubbliche amministrazioni, alle aziende sanitarie, ai comuni, alle regioni, alle partecipate, alla stessa cittadinanza. Puntiamo a superare il milione di persone entro la metà del prossimo anno e abbiamo quindi bisogno dell’impegno di tutti. Tolstoj scriveva che “se i corrotti fanno dell’unione la loro forza, noi dobbiamo fare lo stesso”. Per noi raggiungere quei numeri significa appunto mettere insieme e rendere forte chi vuole un’Italia onesta e diversa. La vera politica della società civile è fare la propria parte, assumendosi in forma adulta la propria quota di responsabilità. Non sventolando forconi e minacce». Secondo i dati aggiornati al 15 novembre, le regioni più virtuose per la trasparenza nelle singole aziende sanitarie risultano essere la Basilicata (76%) e il Friuli Venezia Giulia (69%). Fanalino di coda la Sardegna (12%), le Marche (14%), la Calabria (15%) e la Campania (19%), mentre il Molise risulta essere la regione con l’unica azienda sanitaria che non ha ancora attuato – sempre secondo i dati riferiti al 15 novembre – alcuno dei tre interventi previsti dalla legge 190/12 e oggetto del monitoraggio. Superano la soglia del 50% la Lombardia (58%) l’Abruzzo (53%) e il Piemonte (51%), seguite dalla Liguria (50%).

“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”. Legge del 6 novembre 2012, appunto. In cosa consiste esattamente?
«La legge 190/12 non è una legge completa, ma per la prima volta traccia un modello di prevenzione della corruzione, seppur acerbo. Se ancora molto c’è da fare sul fronte del contrasto (e abbiamo sintetizzato tutte queste necessità nel documento “la nostra agenda”, http://www.riparteilfuturo.it/agenda),  occorre partire con la sperimentazione del sistema di prevenzione, per potenziarlo e migliorarlo. La stessa legge inoltre (specialmente il decreto legislativo 33/2013 sui temi della trasparenza) prevede un forte ruolo della cittadinanza in termini di monitoraggio civico. In un certo senso la nostra è una campagna di “obbedienza civile”: siamo chiamati per legge a fare la nostra parte e vogliamo farlo, costruendo tramite la nuova petizione le condizioni affinché questo avvenga. Per questo noi monitoreremo il rispetto di tre impegni precisi. Questi e non altri, tra i diversi obblighi che la legge fissa per tutti gli enti di pubblica amministrazione e che comunque vanno rispettati: vogliamo sapere chi governa le nostre aziende sanitarie (i vertici dell’organo di indirizzo politico), chi è chiamato a garantire le politiche di prevenzione (il responsabile), e infine sapere come lo si farà (attraverso il piano). Non solo: come presidi di Libera saremo presenti su tutto il territorio nazionale per discutere assieme ai responsabili anticorruzione i contenuti del Piano stesso. Posso inoltre anticipare che il nostro impegno per la difesa del diritto alla salute non si fermerà qui: terminata questa petizione, rilanceremo con altre proposte rivolte al mondo sanitario e miranti sia alla trasparenza economica che a questioni direttamente attinenti al settore.
Insomma, ci auguriamo che attraverso www.riparteilfuturo.it e la cultura dell’integrità che stiamo diffondendo, possiamo contribuire a ricostruire quel “risveglio delle coscienze” incoraggiato da don Luigi Ciotti, che anche in quest’occasione ha fatto un video-appello per la campagna».

[Marika Demaria per “Narcomafie” in libreria e in abbonamento con lo speciale “Camici Trasparenti”]

Da liberainformazione.org

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