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Depenalizzare il reato di clandestinità

 

I tossicodipendenti vanno curati e non rinchiusi. Chi trova finalmente un suo equilibrio in carcere mostrando una buona (e spesso ottima) condotta va liberato prima. Chi ha spacciato piccole quantità non può subire le identiche pene dei grandi trafficanti di droga. L’ultima parte della pena può essere trascorsa ai domiciliari. Queste ed altre misure saranno varate per decongestionare le carceri, che negli anni dell’idiozia belrusconiana si sono sovraffollate, per l’adozione di stupide leggi di “tolleranza zero”, che hanno portato a “risultati zero” nella diminuzione dei reati. Ma serve più coraggio, per depenalizzare finalmente il reato di clandestinità.

Solo se si eliminano le inutili privazioni di libertà si possono concentrare le energie sul recupero di chi ha compiuto gravi reati. Solo se finiscono i trattamenti contrari al senso di umanità c’è la reale possibilità di tornare alla rieducazione del detenuto, presupposto per il suo reinserimento.
E ancora una volta, torniamo a quello che dice la Costituzione (art. 27).
Molto più avanzata della mediocrità di tanti imbarazzanti politici.

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