Giancarlo Caselli: magistrato per sempre

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Diceva il presidente Oscar Luigi Scalfaro che un magistrato è per sempre tale, anche quando lascia la toga. Perché si porta dentro l’impronta dell’alto magistrato cui ha dedicato anni e anni di vita. Ed una definizione del genere calza a pennello per Giancarlo Caselli che ieri ha annunciato la decisione di andare in pensione a fine anno, con qualche mese di anticipo sulla scadenza naturale. Perche per Caselli ,il  lavoro di magistrato (giudice istruttore,inquirente, giudicante,procuratore capo e procuratore generale,con un passaggio al CSM, al DAP ed in Eurojust)  è stata anche la sua vita,lo stesso impasto ben riuscito di forza morale e rispetto assoluto della legge, determinazione nelle indagini senza guardare in faccia a nessuno e rapporto stretto con la società, con le persone, rispettandone l’essenza anche quando sbagliavano, ma dimostrando l’inflessibilità necessaria quando era necessario mettere dei punti fermi, di responsabilità e chiusura con il reato commesso.

E’ sempre stato così: ed è per questo che ha sempre avuto la fiducia (anche personale) di molte persone, colleghi innanzitutto e di molti di noi. Perchè  quando si è assunto forti responsabilità di indagine, dall’epoca del terrorismo delle brigate rosse e prima linea , sino agli anni duri ma esaltanti di Palermo nella lotta alla mafia,lo ha sempre fatto con forza, assumendosene il “carico” , cosciente che  un lavoro difficile come il magistrato,  deve incarnare la tranquilla virtù della responsabilità in prima persona ,avendo da un lato la Legge e dall’altro la Società, soprattutto i giovani. Per Caselli il concetto di Legalità non può prescindere né dal rispetto delle norme della convivenza civile, né dal consenso che le regole devono avere  nei contesti sociali,dove l’imposizione di leggi produce solo disastri ,se non sono accompagnate dalla spiegazione, educativa, del significato di Giustizia, del rapporto equilibrato tra diritti e doveri del cittadino, tutti uguali davanti alla legge,soprattutto quelli che hanno più responsabilità e più possibilità. Ed è un concetto che vale per tutti, al di là degli schemi e delle appartenenze politiche, sindacali,anche all’interno della magistratura.

Sono tantissimi gli episodi della carriera di Giancarlo Caselli che potrebbero essere citati per spiegare questo concetto di Giustizia e Legalità: dalla creazione del primo Pool di magistrati sul terrorismo a Torino (maestro il grande capo dell’Ufficio Istruzione di allora,Mario Carassi), dove all’inflessibile rigore delle indagini,si sommava una forte capacità di quel gruppo di magistrati,Caselli e Laudi in testa, di cogliere le sfumature, le diversità tra le persone ed i ruoli,per capire meglio le responsabilità di ciascuno; soprattutto dopo le confessioni di Peci e Sandalo,quando i magistrati inquirenti si trovarono davanti , contemporaneamente, ragazzini  esaltati e impauriti,insieme a capi ideologizzati e chiusi nelle proprie convinzioni sbagliate.  Sino alla scelta di andare a Palermo a guidare quella Procura, a gennaio del 1993, subito dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Ricordando quella scelta,ha detto nel febbraio del 2012:  “Le radici della mia scelta risalgono al 19 gennaio dell’88, quando il CSM bocciò la nomina di Giovanni Falcone a capo dell’ufficio istruzione, preferendogli il suo oppositore, Meli. Provo ancora vergogna per la bocciatura di Falcone. Mi sentivo in debito con Falcone e con Borsellino, che l’aveva sempre sostenuto…”. Caselli fu l’unico di Magistratura Democratica  a votare a favore di Falcone,in quel CSM, dove, disse Borsellino, alcuni Giuda (della sua corrente che non era MD) tradirono Falcone, rompendo la stagione del maxi processo,facendo tornare la “palude” a Palermo. Caselli provava vergogna ,anche se lui aveva votato a favore e si era battuto per Falcone. Ma provava vergogna per “la categoria”. E’ l’uomo Caselli che si fa carico delle battaglie importanti;per le persone, ma soprattutto per lo Stato,per la magistratura.  Ed a Palermo lavorò, con lo spirito del Pool,per arrivare anche a quelle sfere politiche che Falcone e Borsellino non avevano fatto in tempo a toccare,i processi Andreotti, Mannino, Dell’Utri. Si è detto dell’”assalto al cielo” rappresentato da quei processi, della sola forza evocativa che avrebbero avuto (come se già questo non fosse importante, per noi tutti…) per metterli contro una idea di magistratura che invece si doveva fermare prima per avere certezze di arrivare in porto con i processi ed avere sentenze più sicure. Dimenticando che l’azione penale è obbligatoria quando si hanno in mano non tesi,ma testimonianze e riscontri. Non fare quei processi avrebbe avuto il sapore amaro della resa della Legge di fronte ad una certa idea della politica e della giustizia a parametri variabile che per anni ha imperversato anche in molte procure,tribunali e Corti d’assise e d’appello italiane. Averli comunque condotti in porto,trovando condanne anche pesanti,accertamenti di responsabilità (non dobbiamo dimenticare che Andreotti è stato comunque riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa sino al 1980), è stato un atto dovuto, necessario. Per l’Italia, ed anche per come la Giustizia deve venir intesa in un paese civile. Così ha fatto Caselli e credo che tutti dobbiamo dargliene atto e merito.

Ma mentre,super scortato,viveva isolato in quelle torri de La Favorita,a Palermo, Caselli non ha mai dimenticato di andare nelle scuole ad incontrare i ragazzi, o alle manifestazioni antimafia, anche a Corleone,per il 21 marzo di Libera,anche se,per motivi di sicurezza, aveva dovuto fare quei chilometri di strada tortuosa sdraiato sul sedile posteriore di un’auto caricata su una bisarca… Perché la Legge non vive in una “turris eburnea”, lontana dalla gente: i siciliani, i palermitani ed i corleonesi, avevano bisogno di vedere che la Legalità, la Giustizia è possibile, unendo le loro forze di cittadini ,la loro onestà, con i magistrati e le forze di Polizia e Carabinieri. Così si è isolata la mafia, così sono arrivati a valanga i pentiti. Vedendo che lo Stato c’era a Palermo,sino a quando la “palude” ha ripreso il sopravvento, sino a quando la politica ha rallentato quella spinta riformatrice  destrutturando una unione tra società e magistratura carica di significati e speranze.

Per quanto Caselli non è stato amato , anzi è stato avversato sempre da chi invece vedeva solo questa magistratura come un pericolo alla stabilità del potere e delle collusioni, anche politiche,, sino al punto di confezionare una legge “contra personam” per evitare che potesse  arrivare alla Procura Nazionale antimafia. E’ stata l’unica  legge  così fatta  nel dopoguerra italiano: abbassare i limiti di età per evitare che Caselli potesse concorrere,ancor prima che si delineasse la concreta possibilità che questo avvenisse.

E’ restato a Torino, dove ha dato spazio alle inchieste  senza fermarsi dinanzi a difficoltà oggettive o soggettive: come aveva fatto per l’inchiesta sul Cinema Statuto  (64 morti in un incendio,nel 1983,un dramma dal quale è però nata la prevenzione degli incendi nei locali pubblici), ha spronato ad andare in fondo nei processi  sull’Eternit e sulla Thyssenkrupp, come sui delitti minori ed individuali, sempre alla ricerca di quella Verità e Giustizia che ha impersonato sui palchi di ogni Giornata della Memoria e dell’Impegno Antimafia di Libera, leggendo i nomi delle vittime delle mafie.  Perché Libera e Luigi Ciotti, sono stati una spalla al suo lavoro ed uno stimolo, per il lavoro e per la “coscienza” ,di fronte alla quale anche nei momenti di stanchezza di devi comunque confrontare. Ma sicuramente Giancarlo Caselli non sarebbe l’uomo che è, senza la moglie Laura che,in silenzio,è stata la vera guida,il timone di una famiglia così “particolare” e scortata per anni ed anni. Senza i suoi figli ai quali ha trasmesso passione civile e voglia di conoscenza.

Ora avrà più tempo per dedicarsi agli studi,alla famiglia ed ai nipoti, a Libera. Ma siamo sicuri che rimarrà sempre il Caselli che abbiamo conosciuto. Impetuoso quando si parla del Torino Calcio, passionale quando si toccano i temi della Giustizia,intransigente sui criteri di vita e di rispetto della legge, anche nei momenti delle scelte difficili, come ha fatto recentemente uscendo da Magistratura Democratica per una divergenza profonda sulla pubblicazione di un articolo di Erri De Luca sugli anni del terrorismo, guardando  all’oggi in Val di Susa.  Perché anche qui, in una valle dove l’ ideologia è prevalsa ormai sui dati “fattuali” della TAV, Caselli è stato magistrato fino in fondo,là dove la legge significa rispetto della convivenza civile e delle regole, anche nel dissenso più profondo e nell’antagonismo acceso,che non può e non deve entrare nella illegalità. Anche per il momento delicato che si sta vivendo in questo Paese, e per il rispetto che si deve alla Costituzione, al suo impianto ed al suo ruolo di Carta di riferimento per la nostra democrazia.

Aspettiamo Giancarlo Caselli  al prossimo traguardo, che attraverseremo insieme.

6 thoughts on “Giancarlo Caselli: magistrato per sempre

  1. NICOLA MANCINO e RENATO SCHIFANI EX PRESIDENTI DEL SENATO POTREBBERO CORRISPONDERE AGLI ” UOMINI FIDATI AI POSTI DI COMANDO ” DI CUI PARLA PIERO GRASSO
    EGLI ORA CHE E’ DIVENTATO PRESEIDENTE DEL SENATO QUALCHE COSA DI PIU’ PRECISO LA DOVREBBE DIRE.
    Passiamo arrivare alla conclusione che Cosa Nostra, pur avendo sempre avito interessi propri, è stata contemporaneamente portatrice di interessi altrui. Entità esterne , almeno in tantissime occasioni, hanno armato la sua mano. Il rischio di schematizzare esiste. Non bisogna infatti presupporre una diversità e gli altri poteri: i confini si confondono. La convivenza tra Cosa Nostra e il sistema di potere e quindi la politica, è più che una semplice ipotesi investigativa. Ecco perché considerare Cosa Nostra un anti-Stato si è dimostrato un errore grossolano. Cosa Nostra, molto spesso è stata lo Stato. E ha avuto sempre la tendenza di avere uomini delle istituzioni che potessero via via farla partecipare al sistema di potere. Avere suoi uomini fidati ai posti di comando è stata sempre una prerogativa di Cosa Nostra.
    La mafia invisibile Mondadori 2001 Pietro Grasso intervistato da Saverio Lodato

  2. All’alba d’ogni era è visibile una radiosa figura in cui s’incarnalo spirito del nuovo tempo. Viene nell’ora più buia, si leva come un sole e scaccia le tenebre e il ristagno che paralizzano il mondo. In un punto fra le pieghe nere che ora ci avvolgono come in un sudario sono certo che un altro essere è in gestazione, che attende solo l’ora zero per annunciarsi. La speranza non muore mai, la passione non può mai essere spenta del tutto. Il punto morto sarà superato . Ora dormiamo saporitamente nel bozzolo; ci sono voluti secoli e secoli per tessere quest’apparente tela di morte. Ma bastano pochi secondi per ridurla a brandelli. Ora siamo protesi su un ramo sospesi sul vuoto. Dovesse cedere l’albero tutto il creato s’avvierebbe fatalmente alla distruzione. Ma cos’è che ci dice d’affrettare l’ora della nascita ? Cos’è che, proprio al momento giusto ci da la sapienza e la forza di spiccare il volo, quando finora abbiamo solo saputo strisciare ignominiosamente sul ventre ? Se il bruco durante il sonno può mutarsi in farfalla, di certo l’uomo durante la sua lunga notte di travaglio troverà la sapienza e la forza di redimersi.
    Enrhi Miller – RICORDATI DI RICORDARE – Einaudi 1965
    (pag. 28)

  3. Giancarlo Caselli lascia, Md ritira l’agenda col brano di Erri De Luca
    Propongo che il brano di Erri De Luca venga sostituito dal seguente:

    Ovunque si vada in questo mondo civile si trova sempre la stessa situazione. Il piccolo uomo, l’uomo che si sporca le mani, colui che produce, non conta nulla, non gode di nessuna considerazione, e viene sempre invitato a compiere il sacrificio maggiore. Eppure tutto dipende da quest’uomo dimenticato. Non girerebbe una ruota, senza il suo appoggio e la sua cooperazione. Quest’uomo, il cui numero è legione , che non ha nessuna voce in capitolo negli affari mondiali. Si pensa, evidentemente, che queste faccende siano al di fuori della sua portata. Lui deve limitarsi a produrre; gli altri, i politici, peseranno loro a governare il mondo. Un giorno questo povero ometto, questo figlio dimenticato, questo nessuno dalla cui fatica e industriosità dipende ogni cosa, capirà d’esser stato preso in giro. Per quanto ignorante sia, sa benissimo com’è ricca la terra, quanto poco gli occorre per vivere felice. Sa anche che per vivere non è necessario uccidere i suoi simili; sa d’essere stato derubato e truffato da tempo immemorabile; sa che se non è capace lui di sbrigare i proprie affari come si deve, nessun altro ne è capace. L’amara consapevolezza di tutte queste cose lo soffoca. Egli non fa che attendere, sperando che il tempo modifichi la situazione. E poco a poco si rende conto che il tempo non cambia nulla, che col tempo le cose non fanno che peggiorare . un giorno deciderà di agire – Aspetta ! – gli diranno – Aspetta ancora un po’ – Ma lui si rifiuterà di attendere un secondo di più.

    Quando quel giorno verrà, state attenti ! Quando in tutto il mondo il piccolo uomo sarà così disperato da non poter attendere un minuto di più, un secondo di più, guardati o mondo ! Una volta che avrà deciso di agire per se stesso, di agire per proprio conto, nessuno riuscirà a mettergli le redini. Non potete promettergli nulla che eguagli la sua gioia d’essere libero, d’essersi sbarazzato dell’incubo. Oggi è ancora vostro, è ancora la pedina che si può spostare dove si vuole , ma domani può verificarsi un tale capovolgimento della situazione da farvi tramare il cuore. Oggi potete ancora parlare l’assurdo linguaggio dell’età della pietra; oggi potete ancora costringere i giovani a prepararsi per il prossimo conflitto ; oggi potete ancora convincere i ciechi e gli ignoranti che dovrebbero essere contenti di fare a meno di ciò che voi ritenete indispensabile; oggi potete ancora parlare dei vostri possedimenti, delle vostre colonie, dei vostri imperi. Ma i vostri giorni sono contati. Siete pezzi da museo, come il dinosauro, l’ascia di pietra, il geroglifico, la mummia. L’era nuova nascerà con la vostra sparizione dalla faccia della terra.
    All’alba d’ogni era è visibile una radiosa figura in cui s’incarnalo spirito del nuovo tempo. Viene nell’ora più buia, si leva come un sole e scaccia le tenebre e il ristagno che paralizzano il mondo. In un punto fra le pieghe nere che ora ci avvolgono come in un sudario sono certo che un altro essere è in gestazione, che attende solo l’ora zero per annunciarsi. La speranza non muore mai, la passione non può mai essere spenta del tutto. Il punto morto sarà superato . Ora dormiamo saporitamente nel bozzolo; ci sono voluti secoli e secoli per tessere quest’apparente tela di morte. Ma bastano pochi secondi per ridurla a brandelli. Ora siamo protesi su un ramo sospesi sul vuoto. Dovesse cedere l’albero tutto il creato s’avvierebbe fatalmente alla distruzione. Ma cos’è che ci dice d’affrettare l’ora della nascita ? Cos’è che, proprio al momento giusto ci da la sapienza e la forza di spiccare il volo, quando finora abbiamo solo saputo strisciare ignominiosamente sul ventre ? Se il bruco durante il sonno può mutarsi in farfalla, di certo l’uomo durante la sua lunga notte di travaglio troverà la sapienza e la forza di redimersi.
    Enrhy Miller – RICORDATI DI RICORDARE – Einaudi 1965 (pag27- 28)

  4. L’INTERVISTA

    Tav, Erri De Luca contro il silenzio della stampa
    Sulla Tav lo scrittore Erri De Luca attacca l’informazione «appiattita»: «Nessuno dice che la Francia non vuole l’opera». E precisa: «Sono contro l’alta velocità dal 2005. Ve ne accorgete solo adesso?».

    di Bruno Giurato

    In questo momento è l’intellettuale italiano più criticato. Erri De Luca, lo scrittore napoletano, ex Lotta continua, negli anni è rimasto fedele a una precisa versione dell’idea di engagement.
    Traduttore della Bibbia, autore di una serie di prove narrative, sempre – o quasi – di successo (attualmente il suo Storia di Irene, pubblicato da Feltrinelli, è nella top ten), De Luca non ha mai dimenticato l’impegno extraletterario: come autista per convogli di aiuti umanitari in Bosnia e come volontario in Tanzania.
    IL SOSTEGNO AI NO TAV. Da qualche anno è molto attivo sul fronte No Tav. La Val di Susa è il palcoscenico più esposto del conflitto locale-statale, quindi, inevitabilmente un luogo simbolo di scontri e malesseri sociali.
    Per il suo appoggio al movimento, l’intellettuale è stato indicato come fiancheggiatore di una protesta che, per alcuni, sconfina nell’illegalità.
    L’OPPOSIZIONE DELLA FRANCIA. «Sulla Tav mi viene in mente un aneddoto che si raccontava sul re Ferdinando di Borbone», dice a Lettera43.it De Luca: «Una volta, sul lungomare non gli spararono le dovute salve di cannone di saluto. Lui domandò a un generale: ‘Perché non avete fatto fuoco?’. ‘Sua Maestà abbiamo 100 motivi’. ‘E provate a dirmene uno’. ‘La prima cosa è che nun tenimm’ ‘a polvere da sparo».
    Ecco il problema. «Lo stesso discorso vale per la Tav: ci sono 100 buoni motivi per non farla, ma il primo è semplicemente che la Francia non la vuole più fare. François Hollande ha rimandato l’apertura dei cantieri al 2030. L’anno del mai», conclude.
    LA MIOPIA DELLA POLITICA. Poi De Luca rilancia: «A questo punto la domanda è: come mai i nostri governanti ignorano questa ‘piccola’ informazione? Come mai vogliono continuare a scavare quel buco che non arriva da nessuna parte, continuando a militarizzare un’area che evidentemente non vuole saperne di questa benedetta Tav?».

    Lo scrittore Erri De Luca.
    DOMANDA. Ce lo dica lei come mai.
    RISPOSTA. Perché questo è il modo in cui si fanno le opere pubbliche in Italia: non per servire a uno scopo. L’importante è lucrarci meravigliosamente. Questo è il nostro andazzo pubblico.
    D. Tra destra e sinistra in quest’atteggiamento c’è differenza?
    R. Questo è il governo delle losche intese. Sono un’unica associazione alla pubblica spesa. Non a caso in Val di Susa il partito che ha preso più voti è il Movimento 5 stelle, vuol dire che la maggioranza della popolazione non vuole quest’opera.
    D. Con l’Europa i luoghi delle decisioni si stanno allontanando sempre più dai territori…
    R. Ma non ci vedo niente di male in una perdita di sovranità per quanto riguarda le grandi decisioni economiche. Credo che peggio di come siamo governati non possiamo esserlo.
    D. Quindi va bene lasciare che decida l’Unione europea?
    R. Ben venga qualunque sottrazione di sovranità da parte dell’Europa. Al momento siamo governati da una comunità di «bisness», detto, sottolineo, alla mafiosa…
    D. Nessun fastidio che la Germania comandi?
    R. Ma magari di più, magari il doppio. Magari venisse un tedesco a governarci. Ma c’è di peggio della politica…
    D. Cosa?
    R. Abbiamo un’informazione pubblica completamente appiattita. Peggio che embedded come si dice dei giornalisti che seguono le truppe. Questi precedono le truppe. Fanno da ufficio stampa e propaganda.
    D. Cosa non sappiamo?
    R. Possibile che la notizia che la Tav non si farà perché la Francia non lo vuole fare non sia di dominio pubblico?
    D. Esiste la possibilità di esprimersi in Italia?
    R. Esiste, ma con conseguenze varie. Ma dall’altra parte non ci sono più le categorie di sinistra e destra, esistono quelle di dentro e fuori: c’è chi sta dentro al meccanismo dei finanziamenti e delle opere pubbliche, la gente che fa partire spese di miliardi per gli F35, e poi esiste chi è fuori da questa logica.
    D. Lei dove si trova?
    R. Io sono fuori.
    D. Intanto il presidente Napolitano ha parlato di «violenza di stampo ormai terroristico» riferendosi al pacco-bomba recapitato a La Stampa.
    R. Napolitano si può riferire a chi vuole, ma non certo ai No Tav. La connessione tra quell’episodio criminoso e la Tav è completamente abusivo. È puramente suggestivo.
    D. Suggestivo perché c’è un preciso intento di suggerire responsabilità?
    R. Certo. È un pretesto per giustificare la militarizzazione della valle. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che doveva dimettersi e purtroppo non si è dimesso, ha mandato altre truppe. Ci sono gli alpini…
    D. Come giudica le accuse di essere un cattivo maestro, il fatto che spesso le ricordino il suo passato di responsabile del servizio d’ordine di Lotta continua?
    R. Per molti anni sono stato un militante rivoluzionario, di un movimento non clandestino, ma pubblico, che aveva sedi, un giornale e un preciso assetto. Rivendico la mia appartenenza a Lc, è stato quanto di meglio avessi potuto fare in quegli anni. Maestro non sono stato mai, non ho conseguito nessun titolo.
    D. Cattivo?
    R. Cattivo sì. Anzi, preferirei che mi dicessero perfido.
    D. Dice di non essere un maestro, ma è comunque una persona ascoltata. E questo comporta delle responsabilità…
    R. Me le prendo tutte. Sto solo attento che le mie parole siano coerenti con quello che faccio. Questo non succede in politica.
    D. Perché?
    R. I politici dichiarano un giorno una cosa, un giorno un’altra, e hanno un uso della parola slegata dalle conseguenze.
    D. Lei invece?
    R. Io cerco di essere coerente. Dopodiché le mie parole servono a tenere compagnia alle persone. E poi, sono contro la Tav dal 2005, se ne sono accorti adesso?
    D. Dice che ha partecipato ad azioni di sabotaggio in Val di Susa, che tipo di azioni?
    R. Quelle decise dalla comunità.
    D. Quindi bloccare la strada, per esempio?
    R. Sì certo. Le manifestazioni pubbliche che hanno fatto in questi anni. Tengo a precisare: diurne, non notturne.
    D. Anche un blocco della strada crea danni, le si potrebbe contestare.
    R. Me lo contestassero pure.
    D. Ma fino a che punto è legittimo spingersi nella protesta? Lecito, per esempio, bruciare un camion?
    R. Questo non devo essere certo io a dirlo, deve essere l’assemblea di quelli che protestano a deciderlo. Di volta in volta, a seconda delle circostanze. Bisogna esserci dentro per decidere.
    D. In tutto il mondo i giovani scendono in piazza, dalla Turchia alla Grecia, al Brasile. Tranne in Italia. Perché?
    R. Siamo un Paese anziano, anagraficamente anziano. In più 4 milioni di giovani stanno in giro a cercare lavoro. È stata esercitata un’istigazione all’emigrazione nei confronti dei giovani. Perfino le manifestazioni di piazza hanno un’età media elevata.
    D. Solo questione anagrafica o non sarà che è difficile mobilitare i giovani?
    R. Sono isolati tra loro, fisicamente, ma esistono, e sono pieni di buona volontà.

    Sabato, 12 Ottobre 2013

  5. Falerna 14.11.2013
    Gentile Dottore Giancarlo Caselli,
    è, per me, motivo di grande amarezza assistere a questi ultimi avvenimenti, che La riguardano: gli attacchi ingiustificati e inqualificabili quando ha denunciato, giustamente, e perseguito elementi di terrorismo collegati alla giusta battaglia contro la TAV e ora la notizia delle sue dimissioni da Magistratura Democratica e quella dell’abbandono anticipato della toga, in polemica con la scelta di Magistratura Democratica di comprendere mell’agenda 2014 , uno scritto di Erri De Luca.
    L’amarezza è dovuta al fatto che questi ultimi avvenimenti, che certamente comportano per Lei una grande sofferenza, rischiano di offuscare, o quanto meno di far passare in secondo piano le battaglie che Lei ha combattuto contro le Brigate Rosse prima e la mafia poi: quando si è battuto contro la mafia, ha avuto direbbe Pasolini : “ tutti i nostri smisurati elogi “; per la lotta contro la mafia, dopo i primi entusiastici apprezzamenti, quando ha alzato il tiro e ha rivolto la sua attenzione anche alla cosiddetta zona grigia, quando ha avuto il coraggio di portare alla sbarra e ha fatto condannare il Divo Giulio, è stato costretto a subire l’attacco di quelli che sempre Pasolini definirebbe :” servi ben pagati senza onore e dignità “
    Oggi , sono pochi, ma ancora ci sono , coloro che continuano imperterriti a ritenere e proclamare che il processo a Giulio Andreotti è stata una Sua scelta temeraria e una Sua sconfitta; venti anni fa la cosa è stata differente, persino il Papa e Fassino si sono complimentati con il Divo Giulio per l’esito della sentenza:si dovrebbero vergognare tutti i soloni della Stampa e della Politica .
    Quando con un voto quasi unanime è stata negata l’autorizzazione all’arresto del Senatore Dell’Utri, è stato lampante che aveva ragione Paolo Borsellino quando diceva: “ Io alla volontà della politica di combattere veramente la mafia non ho mai creduto “ e Sciascia : “ Si illude ch crede che lo Stato possa processare se stesso “.
    Eppure il Suo sacrificio non è stato vano, il suo esempio è stato seguito da una schiera di magistrati – che non si arrendono, che vogliono inverare quella scritta che campeggia su tutti i tribunali: “ La legge è uguale per tutti, “ che hanno in coraggio, a costo di grandi discriminazioni e a rischio della propria vita, di portare alla sbarra anche il terzo livello, i colletti bianchi, di portare alla sbarra anche l’ex senatore, ex presidente del Senato e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura , che rappresenta il Capo dello Stato nel Consiglio stesso Nicola Mancino. Magistrati che vogliono rappresentare il vero stato :” Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte. E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.
    Lettera a Paolo Borsellino. Scarpinato 2012
    Carissimo, mi permetta di usare questo termine per l’affetto che mi lega a Lei, che potrebbe essere benissimo il mio fratello maggiore, con il quale spesse volte ci siamo scontrati proprio sul processo e sulla figura e il ruolo di Andreotti – era Padre Cappuccino – , accanto a coloro sinceramente amareggiati, addolorati , per quello che sta succedendo,-
    Ingroia, Scarpinato, Di Matteo, Lari e tanti altri Salvatore Borsellino. Rita Borsellino, Lumia, Rosanna Scpelliti, Don Luigi Ciotti e che si sentiranno ancora più esposti, più soli, più deboli; ci sono, anche, coloro che gioiscono per questo epilogo che non avevano minimamente sperato: la rottura, venenum in cauda, con MD e per il suo pensionamento anticipato:li ho tutti incontrati, in questi ultimi dieci anni , alcuni personalmente, a Palermo , a Locri, a Reggio Calabria a Polistena a Potenza negli anniversari dei tanti caduti Antonino Scopelliti, Paolo Borsellino, Franco Fortugno e nelle giornate della memoria il 21 marzo, il primo giorno di primavera; altri, quelli che già avranno festeggiato, avranno già brindato , come quando appresero, finalmente, il ritrovamento del corpo di Moro in Via Caetani, sulle pagine dei giornali sulle polemiche che non ho mai tralasciato di rintuzzare : Giuliano Ferrara , Arachi, Quagliariello, Mantovano ecc. ecc.
    Ecco perché mi permetto di chiederLe , un gesto forte e coraggioso, ritiri le Sue dimissioni, sarà il più grande schiaffo per tutti coloro che fanno ogni giorno si riempiono la bocca della parola legalità e poi la calpestano ogni giorno, e un sostegno forte e concreto a coloro che hanno raccolto il testimone e lo portano avanti con coraggio e dignità.
    La ringrazio della considerazione che vorrà dare a questa mia implorazione e spero di incontrarLa presto per stringerle la mano. Che di La guardi .

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