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Un corteo per dire basta alle morti in mare

 

di Perla Maria Gubernale

Veglie di corresponsabilita’ e cortei ieri in tutta Italia dopo la tragedia dei migranti morti nel mare di Lampedusa. Ospitiamo il racconto della giornata a Catania, a cura di Ctzen.it. // Ieri pomeriggio, nonostante la pioggia, decine di persone hanno sfilato lungo via Etnea per esprimere solidarietà ai migranti e denunciare l’emergenza degli sbarchi, con il pensiero alle vittime del terribile naufragio a Lampedusa. Chiedono il diritto d’asilo in Europa, la «fine della prigionia nei centri per richiedenti» e l’abrogazione della legge Bossi-Fini, in base alla quale i sopravvissuti sono indagati dalla procura di Agrigento per immigrazione clandestina. In attesa una grande manifestazione nazionale. Guarda le foto

«Siamo tutti clandestini». Un corteo per esprimere solidarietà ai migranti e dire basta alle morti in mare, a due giorni dal terribile naufragio di Lampedusa, in cui centinaia di persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste siciliane. Ieri pomeriggio, nonostante la pioggia, associazioni e cittadini sono scesi in piazza per chiedere a gran voce l’applicazione immediata del diritto d’asilo europeo e il ricongiungimento familiare, dando vita ad una manifestazione che è partita dall’ingresso della villa Bellini ed ha percorso la via Etnea fino ad arrivare in Prefettura. A formare il cordone umano circa 300 partecipanti armati di ombrelli e striscioni contro «la fortezza Europa» e «il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini e del patto di sicurezza».

«Siamo tutti clandestini». Un corteo per esprimere solidarietà ai migranti e dire basta alle morti in mare, a due giorni dal terribile naufragio di Lampedusa, in cui centinaia di persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste siciliane. Ieri pomeriggio, nonostante la pioggia, associazioni e cittadini sono scesi in piazza per chiedere a gran voce l’applicazione immediata del diritto d’asilo europeo e il ricongiungimento familiare, dando vita ad una manifestazione che è partita dall’ingresso della villa Bellini ed ha percorso la via Etnea fino ad arrivare in Prefettura. A formare il cordone umano circa 300 partecipanti armati di ombrelli e striscioni contro «la fortezza Europa» e «il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini e delpatto di sicurezza».

«Chiediamo che il diritto d’asilo europeo sia esercitato fin dallo sbarco dei migranti – spiegaAlfonso Di Stefano della Rete antirazzista catanese, promotrice della protesta insieme a Catania bene comune, Lila catania, Cobas scuola, Comitato No Muos No Sigonella, Movimento studentesco catanese e Cpo Experia – a cui bisogna dare immediatamente la possibilità di ricongiungersi con i familiari nei Paesi nord europei». Una priorità per il comitato, perché sempre più spesso – come nel caso delle centinaia di siriani sfuggiti alla guerra e giunti sulle coste siciliane nelle ultime settimane – per chi scappa dal proprio Paese, la Sicilia e l’Italia sono solo un approdo, e non una destinazione. «Oggi consegneremo un documento in Prefettura sull’apertura di canali umanitari d’accoglienza – continua l’attivista – Anziché esternalizzare le frontiere dobbiamo esternalizzare i diritti anche nelle zone di conflitto, per cui richiediamo che le ambasciate accolgano le richieste d’asilo già nei Paesi di partenza».

I manifestanti, accompagnati da slogan urlati al megafono, non si sono fatti intimorire dalla pioggia e hanno marciato per ricordare le vittime della strage di Lampedusa, ma anche tutti gli altri migranti che hanno perso la vita in mare. Una «tragedia immane e assurda – la definisceMatteo Iannitti di Catania bene comune, alla testa del corteo – la stessa di tanti sbarchi che si sono ripetuti anche a Catania e hanno causato altri morti, tra cui i 13 cittadini eritrei annegati nel Ragusano». Con un pensiero al 10 agosto scorso e «ai morti sulla sabbia della Playa mentre la gente faceva il bagno», ricorda il giovane.

Da quello sbarco finito in tragedia, a Catania è nato «un percorso antirazzista e di solidarietà con i migranti», sottolina Iannitti, formato da associazioni e cittadini, che hanno lanciato una campagna per il diritto d’asilo europeo per fare in modo che i richiedenti asilo, dopo l’identificazione, possano iniziare la procedura d’ottenimento nei Paesi nordeuropei dove risiedono i propri familiari. «Un proposta fattibilissima – continua il giovane – che il governo e il Parlamento dovrebbero immediatamente rendere esecutiva perché questa gente scappa dalla miseria dalla guerra». Per permettere ai migranti di «raggiungere legalmente il nostro Paese e l’Europa e porre fine ai viaggi della speranza, togliendo alla mafia e alla criminalità la gestione degli sbarchi», aggiunge.

La seconda richiesta dei manifestanti riguarda «l’immediata abrogazione della Bossi-Fini e di tutte quelle leggi che hanno causato queste tragedie, che non avvengono spontaneamente ma sono frutto di una legislazione che tratta i migranti come criminali», sottolinea Iannitti. «Mentre noi siamo qui a manifestare e il Parlamento piange questi morti –  continua – i 151 sopravvissuti di Lampedusa sono perseguiti per immigrazione clandestina e per reato di clandestinità». Un paradosso che però è «un atto dovuto», spiegano i magistrati della procura di Agrigento che hanno aperto l’inchiesta, che dipende da un articolo inserito nel 2009 proprio nella Bossi-Fini, che ha istituito il reato specifico e che prevede come pena massima una multa di cinque mila euro.

Viaggi della speranza, sbarchi, morti in mare, ma anche migranti in protesta nei centri di accoglienza a causa di sovraffollamento, lungaggini burocratice e lunghi tempi necessari ad ottenere l’asilo. Tante facce della stessa medaglia, campanello d’allarme della medesima emergenza. Come la manifestazione dei giorni scorsi al Centro per richiedenti asilo di Mineo, quando circa 200 cittadini africani hanno bloccato per alcune ore la Catania-Gela. «Da anni denunciamo la vergogna del mega-business che avviene sulla pelle dei migranti che vengonoparcheggiati a tempo indeterminato in questo lager a cinque stelle – sottolinea Di Stefano della Rete antirazzista – per questo ci battiamo in solidarietà anche alle giuste proteste dei migranti, perché possano esercitare subito il diritto d’asilo». Cosa che però adesso non avviene. «Per legge – continua l’attivista – la commissione territoriale dovrebbe esaminare le richieste entro 45 giorni, invece abbiamo dimostrato che le domande vengono evase dopo un anno, alcune anche due».

Insieme al corto di ieri, il movimento sta già mettendo a punto altre iniziative di solidarietà e di sostegno ai migranti, che non si limitano al solo territorio etneo, ma si aspandono a livello nazionale. «Se non ora quando? – si chiede Di Stefano – In quese settimane si stanno mettendo in rete centinaia di associazioni per costruire dal basso una grande manifestazione nazionale antirazzista autorganizzata, che si svolgerà nei prossimi mesi se non prima».

da liberainformazione.org

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