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La lottizzazione della risata

 

Zuzzurro se n’è andato. Aveva anche un nome normale, forse meno noto: si chiamava Andrea Brambilla. Ha lavorato fino all’ultimo in teatro, a fianco dell’inseparabile Gaspare, cioè Nino Formicola, cognato e amico da quasi 40 anni. Il commissario di “Drive In” ha detto da subito, con chiarezza “ho un cancro al polmone” ma combatteva e si curava anche con gli applausi e le risate che arrivavano fin sul palco. Insomma una persona normale, una persona per bene, uno che ha scelto di fare il suo lavoro finché ha potuto, così come avrebbe fatto qualsiasi altra persona coraggiosa.

Gli voglio rendere un piccolo omaggio perché una frase del suo socio, come si chiamavano loro, mi ha colpito. Che non fossero tra i comici e attori sempre di scena in televisione lo vedevamo bene, anzi non li vedevamo più da tempo. Si erano rifugiati nella bella commedia d’autore portando in scena capolavori di Neil Simon che al cinema avevano le facce di Jack Lemmon e Walter Matthau o commedie francesi anche loro passate sul grande schermo. Un bel ventaglio di opere leggere e raffinate, mai volgari o banali. Gaspare, Nino Formicola, ha detto in una delle ultime interviste, prima della morte dell’amico, “noi non eravamo tra i comici con una bandierina, non eravamo schierati, per questo in Tv non ci andavamo da tempo”. La lottizzazione della risata, emersa in un momento così triste, mi ha fatto impressione, per essere più precisi mi ha fatto un po’ schifo.

Ma il fenomeno e’ anche più complesso di quello che appare a un’analisi veloce. Mi volete dire che negli ultimi anni, prendiamone una ventina per esempio, chi ci ha fatto ridere aveva una bandierina da sventolare e per questo sbucava dal piccolo schermo? Personalmente ho sempre creduto che in questi ultimi vent’anni ci sia stato un comico solo, un uomo solo al comando della risata, del ridicolo. Tanto, francamente, mi bastava. Invece no. Aveva un seguito tenace, quello di tutti quei comici passati dalla serie B alla prima divisione dal ’74 in poi. Le Litizzetto e i Crozza, ad esempio, che mi piacciono – per carità – e sono diventati milionari grazie a un comune obiettivo: farci ridere su Berlusconi. Oddio, ce la facevamo anche senza il loro aiuto, a ben pensarci.

Ma che ci sia una Spectre anche per la risata orientativa mi procura fastidio, anzi nausea. Di buono c’è che nel frattempo Gaspare e Zuzzurro, sicuramente più bravi perché il teatro e’ decisamente più faticoso e difficile, hanno potuto uscire da un cliché facile, facile. Hanno potuto portare in scena, laddove conta, belle prove d’attore e uscire dal luogo comune della solita battuta sull’altezza del leader, sulle sue mignotte, sulle sue gaffes o barzellette inopportune. Va bene così, Zuzzurro al secolo Andrea Brambilla, a te e Gaspare è andata meglio. Siete stati più bravi e meno banali. Adesso il problema sarà ridere ancora della solita minestra, peraltro minestra ormai finita. Speriamo in Marina, speriamo ne faccia di tutti i colori, speriamo che qualche comico – sempiterno simbolo di libertà – non si limiti a occuparsi solo di lei e ci faccia divertire, pensare, prendendo in giro noi che ci accorgiamo delle macchinazioni quando la risata si è, ormai, spenta.

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