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Silvio resta senza rete. Il caffè del 27/9

 
“Schiaffo a Berlusconi”, dice Repubblica. Da parte di chi? Inaudito: lo schiaffo arriva da Napolitano, dall’uomo, cioè, che in tutti questi anni aveva sempre offerto al Cavaliere una sponda sicura. Fu Napolitano a concedergli tempo, quando Berlusconi si era trovato senza maggioranza in Parlamento per via dello scontro con Fini. E poi a salvarlo da elezioni rovinose, dopo la crisi da spread e la figuraccia internazionale rimediata con Merkel e Sarkozy. Napolitano, infine, che consentiva che un condannato per frode fiscale di presentarsi come statista e pacificatorepartner delle larghe intese, interlocutore necessario, nientemeno, che per riformare la Costituzione. “Le dimissioni di massa sono un fatto inquietante – ha detto ieri il Presidente –  ed assurdo parlare di colpo di Stato. L’applicazione di una sentenza di condanna definitiva è fatto costitutivo di ogni stato di diritto in Europa”.

 Berlusconi ha perso il suo Primo Protettore. E anche il Secondo. Il Fatto: “L’ha scoperto anche Letta. B e PDL umiliano l’Italia”. La Stampa sottoscrive. “Letta: il PDL umilia l’Italia”. Di ritorno dall’America, il Premier andrà oggi al Quirinale, deciso a chiedere la fiducia prima del giorno del giudizio, quel 4 ottobre in cui il Senato voterà per la prima volta la decadenza di Berlusconi. Insomma, Letta gioca di anticipo, vuole togliere a Brunetta e Schifani la possibilità e il gusto di impallinare il governo ora sull’IMU ora sull’IVA ora sulle accise. Chiamati a votare la fiducia, dovrebbero derubricare a farsa e bluff la minaccia di dimissioni, oppure davvero aprire la crisi, assumendosene ogni responsabilità.

Il Giornale tentenna. In apertura, con il più classico dei transfert, sostiene: “Letta e Pd perdono la testa”. Ma poi titola: “Lettera aperta a Napolitano”. Firmata da Schifani e Brunetta che, con sprezzo del ridicolo, affermano “nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del Presidente del Consiglio e del Capo dello Stato”. No, per i due, la minaccia di dimettersi tutti dal Parlamento sarebbe nient’altro che una mossa “in difesa della Costituzione”, per spingere il Pd a non votare la decadenza di Berlusconi fin quando la Consulta e tutte le Corti d’Europa non si siano pronunciate sulla congruità di una legge, la Severino, votata anche dal PDL.

Corriere della Sera. “Napolitano contro il PDL: nessun golpe. Letta sale oggi al Colle e chiede un chiarimento pubblico: umiliata l’Italia”  Umiliati, per primi, deputati e senatori della destra. Berlusconi li ha trattati come fanno certi imprenditori con le lavoratrici: gli fanno firmare le dimissioni in bianco per poterle cacciare se mai rimanessero incinte.

Ieri ho seguito al Cinema Farnese, in Campo de’ Fiori, un’iniziativa di Bersani e Cuperlo. Il rischio è la crisi del regime, ha detto il candidato e l’ex segretario ha lamentato la sovrapposizione intollerabile di un destino personale (quello del Caimano) al destino di un’ala del sistema politico (la destra). Entrambi determinati ad accettare la sfida e a non subire ulteriori ricatti. E tuttavia c’era qualcosa che non tornava nei discorsi sentiti al Farnese: un’omissione e un salto logico. L’omissione concerneva la responsabilità del gruppo dirigente del Pd, il quale a lungo ha coltivato un bipolarismo anomalo, tutto costruito sul conflitto di interessi di Berlusconi, nell’illusione che questo servisse a imporre una democrazia dell’alternanza. Il salto logico mi è parso quello che porta Bersani , ancora oggi, a sostenere che non lui, ma noi abbiamo sbagliato non votando Marini Presidente della Repubblica.

Ricapitoliamo. Dopo elezioni vinte a metà, Bersani voleva costituire comunque un governo per il cambiamento, tanto da chiedere al Movimento 5 Stelle di sostenerlo, in nome del no a Berlusconi. Ma quando si è trattato, invece, di provare a eleggere un Presidente della Repubblica, per uno strano miracolo delle istituzioni il problema(Berlusconi) appariva a Bersani come la soluzione. Bisognava dunque votare, senza se e senza ma, l’unico candidato della rosa Pd (appunto Marini) selezionato dal Caimano. Si tratta, a mio avviso, di un corto circuito logico culturale. È persino più facile convergere con Brunetta su qualche scelta concreta di politica economica che con Berlusconi nel salvataggio delle istituzioni repubblicane.

Sarebbe utile poter discutere con questi compagni post – post comunisti di Stato e Partito. Quando Fabrizio Barca denuncia il rapporto perverso tra Stato arcaico e partiti stato centrici sconta che la crisi del regime sia in campo già da tempo, che stia, anzi, divorando la società, divenendo, si sarebbe detto un tempo, crisi organica. È dunque stato un errore aver provato a usare Berlusconi per imporre una democrazia dell’alternanza promuovendo o subendo leggi elettorali sempre più maggioritarie, Ed errore ancora più grave è stato quello di ritenere che la solidarietà nazionale, le larghe intese, insomma il rapporto istituzionale con Berlusconi, potessero ricostituire lo spirito del 1948.

Alla destra eversiva occorre rispondere costruendo una radicale alternativa nella società. Non chiudendosi nella cittadella assediata del palazzo, diventando casta insieme a questa destra irresponsabile. Nella prospettiva bersaniana del cambiamento, sarebbe stato ancora più importante eleggere un presidente della repubblica che segnasse una rottura di continuità con la cosiddetta seconda repubblica, piuttosto che varare un governo pieno di buone intenzioni ma debole, perché stretto tra don Grillo e Frau Merkel.

Così il problema non può essere, oggi,  quello di salvare il Pd dal leaderismo carismatico di Renzi o di Crocetta.Bisogna salvarlo innanzitutto dalle cordate e dai patti tra le cordate. Il leaderismo è solo la foglia di fico della crisi della politica. Ma il problema è la crisi. Come si vede in Sicilia, in cui il Pd si è ridotto a un comitato elettorale (che seleziona candidati con la logica della mediazione e del compromesso) e a un comitato d’affari, che non può rinunciare a gestire direttamente (con suoi “autorevoli” assessori) la spesa pubblica, sia quando si tratti di formazione professionale o di gestione dei rifiuti o di eolico e foto voltaico. Oggi la Direzione. Ed è probabile (e utile) che risponda unita alla sfida del Caimano, ma non buttiamo, come spazzatura, sotto il tappeto il dibattito congressuale. Non ce lo possiamo permettere.

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