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Cucù e Dudù

 

La signora Merkel ha conquistato i suoi elettori che, preso atto del fatto che la signora aveva già governato bene la loro nazione curando e proteggendo principalmente le loro necessità, desideri, speranze, hanno ritenuto normale ridarle quella fiducia che lei aveva chiesto sulla base delle migliori garanzie dimostrate.   Ed è con queste che inoltre avrà maggior potere nel decidere sulle prossime coalizioni di governo, senza che queste siano grosse e/o larghe, ma semplicemente normali, cioè in armonia con quella linea politica così gradita al popolo.

Avete presente quel “ce lo chiede l’Europa”? Ha per noi ormai il sapore di sbobba andata a male (appurato che i “nostri” si sono spolpati tutto lo spolpabile) e per giunta ricattatoria: “o mangi ‘sta minestra ecc.”. A nessuno è mai venuto in mente di replicare che siccome l’Europa siamo (anche) noi, lo stiamo pertanto chiedendo a noi stessi? A nessuno.  Figuriamoci dunque l’arrivare a domandarci (e risponderci) sul: ma il senso del “chiedercelo” o, peggio, “farcelo chiedere” dove sta?! La norma dell’essere e dell’appartenere all’Unione Europea stava fin dall’origine nell’ottemperare alle sue direttive, già (ovviamente) scontato che ciascun membro in casa propria aveva da normalizzarsi in tal senso.

La norma? A noi è sufficiente possedere ufficialmente la ricetta culinaria della pasta e della “casta diva” di Bellini! Per tutto il resto è sufficiente confrontarsi con il titolo…

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