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Agcom, la bella addormentata

 

Da giorni e giorni gran parte dell’informazione radiotelevisiva ruota attorno a Silvio Berlusconi, spesso senza contraddittorio. La sentenza definitiva della Cassazione, che ha condannato – com’è arcinoto – in via definitiva il tycoon di Arcore per frode fiscale con annessi e connessi di esclusione dai pubblici uffici, è diventata il centro di una narrazione mediatica più simile a una fiction che al doveroso racconto degli eventi reali. I nove minuti del messaggio audiovisivo inviato alle redazioni girati nello studio di Berlusconi il giorno del verdetto (stessa durata e analoga tipologia nel ’94 ebbe l’annuncio della “discesa in campo”) hanno fatto il giro di molta parte dei telegiornali e dei giornali radio. E stiamo parlando di una persona giudicata in via definitiva colpevole. Il Tg5 trasmise il video integralmente e sulle altre reti del gruppo quella è rimasta a lungo la notizia principale. Non per la mancanza di notiziabilità, bensì per la naturale unilateralità. La vicenda ha assunto i toni della “cerimonia mediatica” indagata dalle teorie delle comunicazioni di massa, ma non stiamo parlando in un seminario di studi, bensì nel pieno della gravissima crisi italiana. Sembra, a proposito di teorie, di tornare alla brutale azione “ipodermica” tipica dell’uso totalitario dei media a cavallo tra le due guerre. I regimi.
A fronte di un simile stillicidio (il «veleno» quotidiano abbassa la reattività, come bene ha scritto Asor Rosa su queste pagine) che ha fatto l’Agcom? La situazione davvero abnorme che si è determinata forse non ha precedenti. Viene avviata l’istruttoria dopo l’esposto di Renato Brunetta contro trasmissioni a puntate come In mezz’ora o Ballarò per presunta violazione della par condicio, mentre al cospetto di una probabile violazione della normativa nulla accade. L’equilibrio tra le varie posizioni, sulla base della l. 28 del 2000, del Testo Unico della radiodiffusione del 2005 e delle stesse delibere dell’Autorità, non riguarda solo lo stretto periodo elettorale. Pur in modo differenziato la regola vale sempre. Tra l’altro, vi era stato uno specifico indirizzo sui processi in televisione nato a suo tempo contro Santoro: eterogenesi dei fini. E il conflitto di interessi è definitivamente rimosso? A tal punto di degrado si è arrivati? Insomma, un colpo di spugna, che rende ulteriormente amara la considerazione che la legge non è uguale per tutti.
Perché l’Agcom tace e resta immobile? In verità, non si tratta solo dell’insufficiente vigilanza del collegio. L’Autorità, sulla delicata prerogativa che attiene ai contenuti editoriali (magna pars delle competenze attribuite dalla legge 249 del ’97), da tempo ha alzato bandiera bianca. Fu già così proprio in campagna elettorale, quando si parlò più di revisione della legge che della sua fedele applicazione… Il tema è assai delicato, anche perché in questi giorni si è aperta di fatto la campagna elettorale mediatica, al di là delle scadenze formali del voto politico. Non si sottovaluti, dunque, quanto sta succedendo, visto che la lunga marcia radiotelevisiva assomiglia alle pole position della Formula 1: quando si alza la bandiera del via, i distacchi possono essere già enormi. Altrimenti, a che servirebbero i primi manifesti per le strade?
Non solo vecchi media. In rete si nota un notevole attivismo attorno alla rinata Forza Italia, con un clima che assomiglia alla sfida finale.
Strano, proprio per questo, risulta l’atteggiamento dell’Autorità di settore: piena di iniziativa in zone extraterritoriali – vedi il regolamento sul copyright – e distratta sul capitolo ontologicamente costitutivo della stessa cultura delle garanzie. È il sintomo di una malattia ben grave.

da Il Manifesto

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