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Istat grama

 

La Stampa: “Meno qualità, addio lusso e stop agli sprechi. Così l’Italia in recessione stringe sui consumi”. Il titolo è assai allarmante. Addio lusso?! Ma come? Se nel Belpaese c’è ancora qualcosa che tira è proprio il lusso nel senso di fornire ampia materia prima a coloro che spendono centinaia/migliaia d’euro al pari di coloro (nella norma fino a qualche anno fa) che ne sborsavano qualche decina (dalle olgettine&C. ritratte con scarpe borsette e accessori buoni per un semestre di stipendio operaio, passando per le scarpette da smoking -turchesi per giorno- del Lapo nazionale e arrivando ai tantissimi Briatori indigeni, tutto fa brodo). Poi però, leggendo il pezzo, uno s’accorge che si sta parlando di statistiche da Istat 2012 e dunque “la spesa media mensile per famiglia è stata di 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto al2011”e ancora “la spesa non alimentare scende sotto i 2.000 euro mensili”(?!)

Adesso, per piacere, ditemi voi il senso di queste medie statistiche! Se ciascuna famiglia italiana avesse a disposizione mensilmente anche meno di 2500/2000 mensili non sorgerebbero a vista d’occhio favelas e roulotte accampate nelle periferie cittadine, le mense caritas non sarebbero costrette a fare più turni per nutrire e vestire centinaia di cittadini, non leggeremmo (ormai diradati perché non fanno più notizia) di padri di famiglia che si ammazzano, non vedremmo centinaia di puliti educati che non sembrano finti, ma sono proprio veri, ogni metro di strada che chiedono qualche spicciolo, non adocchieremmo cartelli da vendesi e affittasi che tappezzano insieme con le serrande abbassate interi quartieri. Se proprio si vuole parlare d’indici applichiamoci piuttosto sulla la lista grama delle miserie che trasudano e che inaliamo, invece di produrre istagram d’improbabili medie (e medi)  nazionali.

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