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CUS: centro universitario sponsor elettorali

 

Sembra incredibile, ma in tempo di elezioni nelle nuove attività del CUS rientra, accanto al calcio e alle arti marziali, la propaganda elettorale

Una tranquilla mattina di giugno a Gravina di Catania, popoloso comune alle porte di Catania tra poco impegnato nel rinnovo del consiglio, scorre sotto i libri come per tutti gli studenti universitari in prossimità degli appelli estivi. Alle undici del mattino improvvisamente squilla il cellulare.

Dall’altra parte della cornetta risponde una donna che con voce affabile dice di presentarsi come un’impiegata del CUS Catania, il centro sportivo universitario. Afferma di chiamare per conto del presidente del CUS Luca Di Mauro. L’insolita telefonata mi incuriosisce particolarmente. Penso che siano venuti in qualche modo a conoscenza della mia passione per lo sport e che per questo volessero invitarmi a qualche competizione sportiva o propormi di far parte di una squadra e così via.

Sennonché il vagare dei miei pensieri viene interrotto dall’impiegata con fare molto gentile: “Volevo informarla della candidatura di Marco Marino al consiglio comunale di Gravina”. All’inizio non capisco, penso ad uno scherzo di qualche amico buontempone.

Invece l’impiegata continua a invitarmi al voto del tizio in questione, candidato nelle file del Popolo delle Libertà. Lo stesso partito che da anni promuove una lotta spasmodica per limitare l’utilizzo delle intercettazioni nelle indagini e per una maggiore tutela della privacy.

La mia reazione è quasi immediata, interrompo l’impiegata cercando di capire se si rendesse davvero conto della gravità di quello che stava facendo. Lei risponde immediatamente: “Guardi onestamente no, non ci vedo nulla di male, ho già fatto decine di telefonate per lo stesso motivo e nessuno si è lamentato”.

Rimango stupefatto dal candore della sua risposta. Cerco di ribatterle con la poca tranquillità che mi rimane che si tratta di un evidente abuso utilizzare i dati in loro possesso per scopi privati, addirittura di propaganda elettorale.

Ma l’impiegata continua a ribadire l’assoluta normalità della sua condotta. L’ostinazione della ragazza dà l’impressione di essere artificiosa. Sembra di essere consapevole della gravità di quello che sta facendo, ma deve continuare perché è un ordine che proviene dall’alto. Infatti, come accennato in precedenza, la telefonata viene “stranamente” fatta per conto del presidente del CUS.

Oltretutto dal tono e dalle risposte della mia interlocutrice sembra di avere a che fare con la centralinista di un call center incaricata di promuovere chissà che tipo di offerta. Ma la realtà è che lei è un’impiegata del CUS, e che ben diversa quindi dovrebbe essere la sua mansione all’interno di un ufficio pubblico.

Conclusa la telefonata mi rimane un forte senso di smarrimento. Ci sarebbe da gridare e da strapparsi i capelli nella pubblica piazza per il fatto che dalla segreteria di un organo universitario arrivino telefonate elettorali. Ma non accade nulla, le telefonate continuano e decine sono le segnalazioni. Sembra che tutto questo risulti normale, che rientri nella ordinaria prassi lavorativa di un ufficio pubblico.

E’ ancora più deprimente pensare che non si tratti di un episodio isolato. Con un rapido esercizio di memoria si riportano alla mente episodi simili, come quando Maria Elena Grassi, che appropriandosi di una mailing list dell’ateneo inviava messaggi per sponsorizzare la propria candidatura; oppure quando il consigliere comunale uscente Giacomo Bellavia decideva bene di acquisire gli indirizzi degli studenti dalle banche dati dell’università per inviare i suoi santini direttamente a casa. E di tali comportamenti non si è fatto scrupoli neanche l’ex rettore, il quale è arrivato addirittura ad organizzare iniziative di partito per lanciare la sua candidatura al Senato.

Del resto non sono comportamenti circoscritti, investendo tutti gli ambiti. E anche qui vengono alla memoria le vergognose telefonate ai malati di cancro al fine di sostenere la candidatura di Sammartino, rese possibili grazie al database della clinica “Humanitas”.

Tutto questo dimostra la vera essenza della [mala]politica. Un vero e proprio impossessamento delle istituzioni per perseguire interessi privati; una situazione che, come affermato dalla stessa impiegata, deve essere accettata da tutti come “assolutamente normale”.

I casi

Luca Sammartino: candidato nelle file dell’UDC alle scorse regionali ha raggiunto la quota di 12 mila preferenze conquistando la carica di consigliere regionale. Molte polemiche ha suscitato la sua campagna elettorale, in seguito alle telefonate effettuate dalla clinica Humanitas, di cui la madre è direttrice sanitaria, ai pazienti malati di tumore con cui si invitavano a votarlo.

Maria Elena Grassi: candidata nelle file dell’UDC sempre alle scorse regionali. A poche settimane dalle elezioni ritirò la sua candidatura a seguito delle migliaia di e-mail, partite dall’account del figlio, mandate a tutti gli studenti dell’università di Catania, possibili grazie alla violazione dei data base dell’ateneo, denunciate dal movimento studentesco catanese.

Giacomo Bellavia: anche lui candidato alle scorse regionali, anche se non ha raggiunto le preferenze necessarie per acquisire la carica di consigliere. Anche la sua campagna elettorale fu caratterizzata da parecchie polemiche, a seguito della spedizione di lettere contenenti dei santini direttamente nelle case degli studenti, operazione resa possibile come affermato e dimostrato da MSC grazie all’illegittimo accesso alle banche dati dell’ateneo.

Da isiciliani.it

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