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A Marsala diventa diffamante raccontare i fatti. Ma non è solo diritto, è anche questione di stile…

 

Difendendo nelle aule di Tribunale il quotidiano Marsala.it, ho sempre condiviso la scelta della redazione, e del suo direttore anzitutto, di non “pubblicizzare” le decine di querele penali, citazioni in sede civile ed anche le semplici minacce di azioni legali, che, quotidianamente, affrontiamo. L’ho ritenuta, con loro, una scelta doverosa ma anche coraggiosa: un rimanere concentrati sul proprio lavoro, consapevoli che una informazione di questo tipo comporta “effetti collaterali” giudiziari. Così si comportano, d’altronde, anche le più grandi testate nazionali. Allora, si potrebbe dire, cosa è cambiato oggi? Anzitutto il numero: quando le azioni legali a cui si deve far fronte diventano molteplici, quasi infinite, è logico che possono maturare convincimenti diversi. Ovviamente, non entrerò, in alcun modo, nel merito di questa ennesima azione che la redazione di Marsala.it si trova a fronteggiare: non sarebbe corretto e ho, da sempre, la convinzione che anche noi avvocati, e non soltanto dunque i magistrati, abbiamo il dovere di svolgere la nostra attività tramite gli atti giudiziari e non le pubbliche dichiarazioni e soprattutto ho un rispetto profondo per le aule di tribunale tanto da non volerle confondere con i mezzi di comunicazione e viceversa. Però alcuni ragionamenti ritengo opportuno farli. Ho l’impressione che talvolta si tenda a confondere il racconto di un fatto come elemento diffamante: ebbene, ormai da tempo la giurisprudenza nazionale, soprattutto con l’influenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tende a ritenere il diritto di informare quale prevalente su ogni altro diritto, ivi compreso, talvolta, quello alla reputazione . Ciò perché non soltanto il diritto alla libera espressione del proprio pensiero è tutelato dalla nostra Costituzione ma soprattutto ciò che determina la Democrazia di un paese è la formazione di una opinione pubblica libera e tale libertà, come evidente, la si può ottenere soltanto a seguito di una informazione che non faccia sconti ad alcuno. Addirittura, la giurisprudenza tende a ritenere che tale dovere di informazione e tale “preminenza” debbano essere ancor più tutelate a livello della stampa locale laddove il rapporto con le Istituzioni, da parte dei cittadini, è ancor più diretto, quotidiano. Ma non è soltanto questo, naturalmente: oltre al diritto ad informare vi è un sacrosanto diritto di criticare. Anche questo diritto è tutelato dalla Costituzione e, peraltro, le più importanti sentenze in merito ci dicono che tale diritto-dovere di critica incontra ancora meno limiti laddove è esercitato nei confronti del Potere. Ma non c’è soltanto il Diritto. Esiste una questione di stile che in tutti i paesi a democrazia avanzata viene rispettata: chi gestisce il potere, chi è eletto, chi esercita funzioni pubbliche si pone, almeno su un piano sostanziale, su un livello diverso da quello di un privato cittadino. Costoro, infatti, gestiscono un potere che, anche involontariamente, può assumere i caratteri della prevaricazione o dell’intimidazione e soprattutto, cosa più importante, rappresentano “tutti” i cittadini. Per questa ragione, in nessuna democrazia occidentale, chi detiene il potere querela la stampa ed anzi, nel momento in cui ci si insedia si ritira ogni azione legale: perché non si vuole neanche dare l’impressione che il Potere si ponga al confronto con il cittadino. Basterebbe un solo esempio: a seguito dell’inchiesta dei giornalisti del Washington Post, che condusse alle dimissioni del Presidente americano Nixon (il Watergate, la madre di tutte le inchieste), nessuno, neanche lo stesso Nixon, si sognò di querelare i due giornalisti! Lo stesso avviene in ogni angolo di Democrazia, perché questa è l’essenza di ogni stato liberale di diritto, e sarebbe bene che i tanti che si professano liberali lo imparassero. Peraltro, qui ci troviamo di fronte ad un caso quasi unico: il sindaco non agisce nella sua qualità di privato cittadino ma confonde la sua persona con l’Istituzione, arrogandosi il diritto di parlare a nome di tutti i cittadini,credendo che criticare lei significhi criticare la citta! Personalmente, pur avendo l’onore di collaborare con molte associazioni a difesa della libera stampa, quali Articolo 21 ed Ossigeno per l’Informazione, e di conoscere altre realtà locali grazie alla collaborazione con altri colleghi dello Sportello Antiquerele della Fnsi, posso affermare che, almeno per il numero di azioni legali, il caso Marsala.it non ha molti eguali. E’ per questa ragione che sono intervenuto, condividendo la scelta della redazione che ho l’onere di assistere.

* da Marsala.it

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