Sei qui:  / Blog / Un paradiso di nome Siria

Un paradiso di nome Siria

 

Il paradiso esiste e si chiama Siria. Lì c’è un popolo unito e saggio in lotta con terroristi stranieri.

di Riccardo Cristiano

Intervistare Assad? E’ la scelta che ha fatto il Clarin e che la Repubblica ha ritenuto di acquistare, tradurre e pubblicare. Ottima idea.

Chiunque la legga, ci vogliono stomaci forti ma si può riuscire, apprenderà che in Siria la situazione è un po’ diversa da quel che si racconta in giro da due anni. Da una parte c’è il popolo siriano, fieramente legato al suo raìss, che ha liberamente eletto e rieletto, e dall’altra un manipolo di terroristi giunti dall’estero. Ma sui morti causati da questo conflitto si esagera.

Immagianrsi i profughi siriani nei campi allestiti in Tuchia, in Giordania, immaginarsi i profughi siriani fuggiti in Iraq, stipati nei sottoscala del Libano (dove gli amici di Assad non hanno voluto che si allestissero campi per loro) che leggono questa intervista è un esercizio di stile molto stimolante. Leggendo apprenderanno che i mig siriani che da due anni bombardano i loro villaggi o le loro città sono pilotati da terroristi che li hanno rubati chissà come, e li tengono parcheggiati chissà dove.

Ma è uno il dato di fondo di questa intervista che vale lo sforzo della lettura. In tutto il testo c’è solo un concetto: da una parte c’è il popolo, dall’altra i terroristi. Diversità di idee, ricchi e poveri, dissenso e idee, prgressisti e conservatori, tutto questo non esiste. Esiste solo il “popolo”, incarnato dal suo leader e in lotta per lui e con lui, dall’altra parte c’è solo terrorismo. Da una parte c’è il popolo, cioè LUI e il suo regime, dall’altra il complotto e i complottisti.

Qui, in queste categorie, in questa propaganda, in questo modo di pensare, c’è la tragedia di un secolo di storia politica araba. Un secolo che ha trasformato l’anticolonialismo in fascismo. Quello contro cui è insorto il popolo siriano. Ma il duce locale non lo ammeterà mai. Aggrappato alle maniglie dello stato-mafia che la sua famiglia ha costruito dal 1970 a oggi.

E’ questa l’unica verità che emerge da questa intervista, che altrimenti avrebbe fatto meglio a figurare tra le inserzioni a pagamento, tipo quella che un tempo faceva il callifugo Ceccarelli, non so se qualcuno la ricorda…

Da ilmondodiannibale.it  

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE