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“Sta per piovere”, di Haider Rashid. Il primo film italiano sullo “ius soli” da giovedì 16 Maggio è a Firenze

 
Da Giovedì 16 Maggio è a Firenze al Cinema Spazio Uno
(Via del Sole 10 – vicino a Piazza S.M. Novella)

STA PER PIOVERE

Un film di Haider Rashid
“Uno di quei piccoli grandi film
che ti toccano e ti restano in mente”

Maurizio Porro – Corriere della Sera

il primo film italiano sullo ius soli

In programmazione per gli spettacoli delle 18 e 22


Odissea sulla cittadinanza negata: uno stile da commedia neorealista

Mai un film è uscito con tanta, non calcolata, tempestività come Sta per piovere di Haider Rashid, giovane regista fiorentino di padre iracheno che racconta la storia di un ragazzo fiorentino di padre algerino che rischia di essere rispedito in patria col fratello e il padre quando costui perde il lavoro per il suicidio del padrone. Siamo quindi sul minato terreno dello «ius soli», il diritto di essere considerati italiani se si è nati su questo suolo, come sembrerebbe ovvio e naturale: un sondaggio fresco dice che il 59% dei connazionali è favorevole ma, com’è noto, la materia è agli atti soprattutto ora che c’è Cécile Kyenge al ministero per l’Integrazione.Il film è dunque proteso in avanti, con sofferenza, ma disegna bene la situazione di stallo e di sconcerto attuale. Ispirato non a uno, ma a molti episodi vissuti, è raccontato come una commedia neorealista con qualche tonalità di rosa, ma senza retorica e sentimentalismi inutili. È una cronaca dei fatti che esamina gli atteggiamenti diversi dei fratelli nati fiorentini come si sente dalla parlata aspirata, della bella fidanzatina di uno (Giulia Rupi) e del padre vittima designata di una legge che non bada al fattore umano. Ed è soprattutto istruttivo anche se un poco didascalico il momento in cui il nostro «eroe» di gran costanza morale (si chiama Said Mahran, ma è un bravo attore nato a Firenze, Lorenzo Baglioni, perdereste qualunque scommessa) si lascia quasi sedurre dal potere dei media che ne vogliono fare la vittima esemplare di una legge ingiusta e lanciarlo come nuovo «evento» politico, magari un altro pezzo di Pd.

Ci sono un conflitto sociale e uno personale, di famiglia, c’è la condizione dell’immigrato e la percezione d’un aggettivo che si sta modificando, ed è da queste sollecitazioni non solo realistiche che viene a galla l’anima nascosta di un film che parla di profonde lacerazioni, di tentativi sentimentali, di dubbi e di un quotidiano essere o non essere. Un film onesto e civile, che resta dentro anche dopo la visione, domani e dopo, restituendo al cinema un credo etico che si trasforma in dibattito su un tema che ci coinvolge tutti, come del resto anche altri titoli off in sala ora, come gli ottimi No cileno e il turco MuffaVOTO: 8

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