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No all’omofobia, nella lingua dei segni

 

No all’omofobia, nella lingua dei segni
Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l’omofobia: il linguaggio è uno dei limiti culturali che accomuna e discrimina lgbtiq e sordi.

Il video di Carla Pol

Mi chiamo Carla Pol, studente, femminista lesbica. Da cinque anni studio la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la cultura sorda. Nel tempo ho maturato la convinzione che tra la cultura sorda e quella lgbtiq ci sono molti aspetti in comune che non sono mai stati affrontati da entrambe le comunità con adeguata attenzione e interesse. Il mio video voleva dare una prima scossa. Le nostre difficoltà ci accomunano, facciamone una forza e uno spazio comune di lotta! Le persone sorde sono considerate dagli udenti manchevoli di qualcosa, dei NON udenti appunto. Sono dei cittadini di serie b, dei ritardati mentali, degli incapaci, oppure come delle persone da assistere con umano paternalismo. Da questo punto di vista, la situazione non è molto diversa per i gay, lesbiche, transessuali e intersessuali: noi non siamo normali e bisogna intervenire. Ci sono terapie psicologiche riparative pubblicizzate sul web come la soluzione ideale da intraprendere per chi è “affetto” da omosessualità o con “problemi” di identità. La società è pronta a cambiarci, a dire con aggressività cosa è bene per noi. L’indice non smette mai di giudicare. Altre volte, invece, siamo considerati un gruppo di buffoni, degli esibizionisti eccentrici,dei promiscui, delle provocatrici che usano l’aspetto estetico per comunicare ciò che dovrebbe essere nascosto e privato. Questi sono gli stereotipi e le due comunità credo sappiano bene a cosa io mi stia riferendo.

La società etero sessista e udente non si stanca poi di offenderci con termini che veicolano contenuti sessisti, omofobi ed eterosessisti. Il linguaggio è un’altra forma di violenza che sia i sordi e la comunità lgbtiq subiscono nella loro quotidianità e nel mio video ho voluto dare ampio spazio a questa cosa. Non mi dilungo a parlare delle scurrilità nei confronti dei gay e delle lesbiche. Credo se ne sentano abbastanza. Vorrei dire qualcosa sul linguaggio che spesso offende la comunità sorda. I sordi vengono chiamati NON UDENTI-SORDOMUTI, disabili. Dal 2006 c’è ormai una legge che stabilisce che le persone sorde vanno chiamate SORDE. Punto. Una questione di estrema importanza è poi quella della Lingua dei Segni Italiana. Parte della comunità sorda ha come lingua madre, non l’italiano, MA LA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA.

Non si chiama linguaggio dei gesti, dei sordomuti, alfabeto con le mani. La loro lingua ha una terminologia che vale per tutte le altre lingue dei segni nel mondo (Lingua dei Segni Americana, Lingua dei Segni Spagnola, Lingua dei Segni Francese). Si chiama LINGUA DEI SEGNI, e proprio perché siamo in Italia va aggiunto il termine finale LINGUA DEI SEGNI ITALIANA, LIS! Per molti udenti questa è una questione irrilevante e non capiscono perché per la comunità sorda sia un aspetto così cruciale. Gli udenti non sanno che la LIS non è riconosciuta come lingua dallo stato italiano.

C’è stata una convenzione dell’ ONU sette anni fa, e anche una ratifica da parte del nostro stato,ma ancora nulla di positivo per i sordi: la loro lingua non è una lingua, ma soltanto un linguaggio, una cosa simile ai gesti degli udenti, un codice approssimativo per comunicare messaggi semplici che non merita nessun riconoscimento ufficiale. Usare il termine LIS, Lingua dei Segni Italiana, significa innanzitutto capire cosa c’è dietro: significa capire che c’è una minoranza che viene discriminata e a cui viene NEGATO IL DIRITTO di POTER (e non dover) usare una lingua veicolata tramite il canale visivo-gestuale che è intatto e integro in una persona sorda. Lo stato italiano e chi continua a definire la loro lingua con fantasiosi nomignoli in qualche modo non fa che perpetuare questa discriminazione. Il riconoscimento non è una questione solo formale, ma andrebbe a cambiare in modo radicale e in positivo la vita dei sordi.

Basti pensare ai servizi pubblici di interpretariato LIS che i sordi potrebbero usufruire per andare in ospedale, dall’avvocato, nelle scuole, nei convegni, in TV. Riconoscere la LIS permette ai sordi di non rimanere esclusi dalla società tutta. Dappertutto! La tematica è complicatissima e non è qui lo spazio per discuterne. Quello che vorrei precisare è che almeno la comunità LGBTIQ che sa cosa significa essere offesa, denigrata, stigmatizzata con frasi indecenti, potrebbe e dovrebbe essere in prima linea a difendere e a supportare la comunità sorda per un uso appropriato del linguaggio.

Il progetto è nato dunque per chiamare all’appello le due comunità e a farle dialogare sui temi dell’omofobia e dell’eterosessismo. Ho voluto farlo con la LIS, proprio per dimostrare come quella lingua ancora NON LINGUA abbia molto da dire e da rivendicare.

L’omosessualità è presente anche tra i sordi: cerchiamo di non dimenticarcelo. Cerchiamo di non duplicare quello che la realtà eterosessuale molto spesso ci impone: ci livella a tal punto da non farci esistere, e se esistiamo è decisamente una cosa inaspettata, un problema. Il video ha coinvolto 7 sordi (4 donne, io unica udente e 4 uomini). E’ stato tutto molto spontaneo: sono venuti a casa mia in provincia di Treviso, abbiamo trovato una parete bianca su cui appendere la bandiera e via con le riprese. In un giorno abbiamo fatto tutto! Non pensavamo al dopo, a chi l’avrebbe visto o commentato. C’era solo voglia di mettersi in gioco con semplicità. Credo questa cosa si percepisca nel video: qualche frase imbarazzante da segnare, qualche frase molto negativa difficile da comunicare davanti alla telecamera, qualche altra invece solare e bella da dire.

Il gruppo in realtà non è un vero gruppo. Le ragazze sono venute da Novara, i ragazzi da Padova, Treviso, Conegliano. Ci siamo conosciuti tutti a casa mia per la prima volta!I sordi sono belli per questo. Si mettono in gioco, si muovono, dicono di sì alle proposte senza esitazione anche se non ti conoscono di persona. Se c’è un amico sordo che può fare da tramite, tutto il resto è garantito. Ho contattato subito Alessandro di Padova perché era l’unico sordo gay che avevo conosciuto ad una festa di sordi lo scorso luglio e con cui avevo instaurato un legame di complicità in pochissimo tempo. Con entusiasmo Alessandro ha voluto subito prende parte al progetto. Senza di lui non sarei mai riuscita a far nulla. Il primo passo era stato fatto. Cercare dei sordi gay e lesbiche che volessero dichiararsi a me, senza conoscermi e partecipare al mio progetto non mi sembrava molto facile. Alessandro rafforzava le mie perplessità dicendomi che c’erano gay e lesbiche nella comunità, ma che non c’era nulla di ufficiale e che non sapeva come approcciarli. Con delicatezza abbiamo partecipato a un evento all’ENS di Treviso, abbiamo introdotto il progetto ad alcuni sordi seduti vicino a noi che ci “sembravano evidenti ” secondo il nostro gay dar. Due di loro all’inizio erano imbarazzati, ma dopo qualche prima titubanza e qualche mio sorriso mi hanno sconvolto con un grande “sì, facciamo questa cosa. Proviamoci!” . Un amico tira l’altro ed ecco che ci siamo ritrovati da me. Lunghe presentazioni e poi via con i contenuti da mettere in video.

La cosa più impegnativa è stata di sicuro la discussione tra le due culture: quella dei sordi e gli udenti. Volevamo comunicare sia ai sordi sia agli udenti a partire però da un punto di vista principalmente sordo e della Lingua dei Segni Italiana. Le frasi, infatti, sono frasi legate alla conversazione quotidiana e con i sottotitoli si perde tutta la potenza del discorso orale e della prosodia. Ci siamo presi questo rischio con l’obiettivo di dare più risalto ai SEGNI e alle espressioni facciali e del corpo. I colori e il super montaggio di Daniela sono stati essenziali per mandare un messaggio appunto multimediale.

Il video è stato ripreso da un filmato in Lingua dei Segni Americana sul tema del sessismo. Ho voluto far riferimento a quel video perché l’ASL (Lingua dei Segni Americana )e la comunità sorda rappresentano per i sordi italiani un mondo “ideale” per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti dei sordi. Mi piaceva l’idea di creare un punto di contatto anche con la cultura sorda americana.
Ringrazio ancora tutti i sordi e le sorde che hanno reso possibile questo video. Sono loro i protagonisti di tutto quello che il video può avervi suscitato e comunicato.

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