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Kyenge, l’umana presenza tra il tam-tam di milioni di cuori…

 

Cecile Kyenge è ministro dell’integrazione, ma soprattutto della reciprocità, forza, scambievolezza ovvero dell’INTERAZIONE che lei ama sottolineare e che ha confermato alla premiazione per l’8° Concorso letterario Nazionale Lingua Madre al Salone del Libro di Torino. E’ appuntamento espressamente dedicato alle donne straniere che proprio utilizzando la lingua d’arrivo, l’italiano, approfondiscono il rapporto (interagiscono appunto) fra identità, radici, culture dell’universale “l’altro” insieme con le donne italiane, cui è dedicata una sezione speciale, che raccontano nelle proprie storie la conoscenza, condivisione, complicità, passione, tenerezza con le donne straniere. Il concorso nasce nel 2005 dalla straordinaria idea della giornalista Daniela Finocchi che in questo modo ha contribuito non poco ad aprire porte che troppo spesso restano chiuse da chiavistelli discriminatori, in questo caso doppiamente: per sesso e provenienza. Cecile Kyenge perciò ha voluto esserci e restare fino al termine dell’ultima premiazione (dalla mia postazione ho potuto “intercettare” il suo fermo no al sollecito del suo staff e della scorta a interrompere per gli impegni successivi)  perché oltre il simbolo del suo ministero, dunque la già importante “presenza”, lei è consapevole e ben determinata a concretizzare il suo messaggio che sta nella dimostrazione di fatti concreti che lei intende portare avanti e proteggere con forza, determinazione, coraggio. Sono segnali indispensabili ad alimentare, sul serio e non per finta, le speranze di tutti coloro che appartengono (sul serio e non per finta) alla specie umana e che, dunque, ben sono consapevoli che la condizione naturale per la sua sopravvivenza sta principalmente nell’interazione, ancor prima che nell’integrazione.

Siccome è palese, sotto il mero aspetto del significato di civiltà, che il tutto debba partire dalle basi istituzionali (la signora Cecile insegna fornendo validissimi esempi), ribadiamo la convinzione che onorevoli al pari (ma pur meno) di Borghezio non ne possono fare parte. Sia chiaro: non certo per motivi legati a personali antipatie, sensazioni a pelle, colore di partito ecc. bensì per dimostrata incapacità per tutto ciò che concerne la conoscenza dell’umana specie, condizione primaria per disporre e legiferare.

Da qui le nostre 130mila firme portate a Strasburgo insieme con altri milioni di cuori che non possono parlare, ma che battono forte!

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