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San Salvario non è Scampia?

 

Sabato prossimo alcuni circoli del Partito Democratico hanno deciso di organizzare, a Roma, una manifestazione contro le povertà e il disagio che gran parte delle famiglie che vivono in questo Paese stanno vivendo a causa, purtroppo, di una delle “crisi economiche più gravi che si sia mai vissuto”. Salto a piè pari ed eludo ogni mio pensiero sulla crisi economica, a mio modesto avviso semplicemente inventata da una finanza creativa capace di costruire affascinanti e misteriosi ma, allo stesso tempo vuoti, castelli di carta. Non esprimo nemmeno alcun personale pensiero su questa manifestazione, o sul fatto se si tratti di una mossa tardiva da parte di un partito che, per storia e per statuto, dovrebbe essere vicino ai più deboli. Dico, semplicemente, ben vengano in questo momento occasioni di riflessione che cercano di mettere insieme idee per analizzare una situazione veramente difficile. Per questi motivi ho salutato con piacere la manifestazione indetta per sabato 13 aprile, che si svolgerà in un quartiere della periferia romana “perché – si legge nel comunicato – il PD è vicino a tutti quei cittadini che in questo momento stanno vivendo momenti difficili”. Da questo punto comune, che ha messo insieme il quartiere napoletano di Scampia, quelli romani di Torbellamonaca, Laurentino, San Basilio e Corviale e quello di San Salvario di Torino è nata, però, una polemica molto accesa. Da Torino, i vertici del PD, capeggiati dal sindaco Fassino, che ha trovato anche l’appoggio e il sostegno dei leghisti, si sono immediatamente ribellati perché “San Salvario non può essere paragonato a Scampia, visto che il quartiere torinese può essere considerato il simbolo del rinascimento della città sabauda, luogo di integrazione, pieno di associazioni, di professionisti dove le case costano quattromila euro al metro quadro”. Ahi, maledetto denaro. Mentre Scampia, hanno affermato sempre a Torino, è ben altra cosa. Certo, il quartiere di Scampia, conosciuto soprattutto per quella scellerata scelta urbanistica di architetti incapaci di costruire quartieri ex novo, rappresenta un quartiere nato dal nulla, rappresenta un luogo dove gran parte della cittadinanza che adesso vi risiede è stata obbligata a trasferirsi dopo il terremoto che sconvolse e distrusse gran parte dell’Irpinia e tanti paesi della Campania. Poi a questo bisogna aggiungere una massiccia presenza camorristica, senza dimenticare però la notevole presenza di associazioni culturali e sportive anche di fama nazionale, cooperative e realtà produttive nate grazie a politiche e interventi “dal basso”. Ma questo mio intervento non vuole cadere nella trappola di chi continua a dire “noi siamo diversi” ma, semplicemente, sottolineare una politica che cade sempre nell’errore del campanilismo.  A San Salvario, invece, in quartiere che vanta una tradizione storica, si è registrato prima con l’arrivo dell’emigrazione meridionale e successivamente con quella di una comunità internazionale in rappresentanza di etnie africane e dell’est Europa, di una vita sempre più difficile. Conosco entrambe le realtà, anche perché a Torino ho trascorso anni indimenticabili della mia vita privata e professionale e non avrei tentennamenti se un giorno dovessi decidere di ritornare, e quindi per questo posso esprimere un pensiero obiettivo.

A San Salvario “le ringhiere” che vantano ancora l’unicità di avere il cesso fuori dall’appartamento e spesso in comune, un tempo abitate dai meridionali, ai quali con difficoltà si affittava una stanza, sono state affittate, in nero, a chi proveniva dall’Africa e chiedeva un tetto. Le condizioni di vita in cui sono costrette a vivere sono disastrose e non degne di un Paese che ama definirsi civile, sintomatico è questo filmato di marzo 2010, http://www.youtube.com/watch?v=F7ieVgvBoRw. Io ho visto personalmente questi luoghi, che ancora nessuna ristrutturazione urbanistica ha cambiato, e che nemmeno nessuna movida può far cambiare. Male fanno gli amministratori di Torino a rinnegare queste scene di estremo disagio e povertà scagliandosi, sbagliando, contro Scampia e i suoi abitanti. Anche San Salvario è afflitta da una diffusa criminalità, spaccio di sostanze stupefacenti a qualsiasi ora del giorno e prostituzione gestita da bande di stranieri, che si è aggiunta a quella italiana che già una ventina di anni fa in questo quartiere ha alzato il tiro dedicandosi soprattutto al riciclaggio del denaro sporco. Anche questo filmato http://www.youtube.com/watch?v=VynhNSgN7bM può rendere meglio l’idea. Al corteo partecipano poche persone, probabilmente non perché il problema non sia sentito ma, probabilmente, perché gli altri cittadini hanno paura a metterci la faccia proprio come spesso avviene in quartieri come Scampia.  Una quotidianità che da sempre anche a San Salvario si vive con normalità http://www.youtube.com/watch?v=62q910cF1e4 quasi con indifferenza.

Male hanno fatto i vertici del PD torinese a scagliarsi contro Scampia per difendere la propria città, il proprio quartiere. Quanto ho visto durante la mia lunga e bella esperienza di vita torinese mi suggerisce mi fa ricordare tutt’altro, e le immagini ancora più recenti purtroppo confermano quanto da me scritto. La politica di questo Paese deve trovare unità di intenti ma invece si continua a salvaguardare i propri orticelli, gli interessi e i ritorni politici oramai li conosciamo bene.

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