Pd, la scelta per il Quirinale, un’occasione perduta

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Dice un autorevole esponente del Pd: “ Se Marini è la “bella sorpresa” che Bersani aveva annunciato proprio  prima che iniziasse la riunione dei gruppi parlamentari figuratevi cosa sarebbe stato nel caso la sorpresa fosse stata brutta”. Sfoga con questa battuta il netto dissenso che si respira nel Pd sulla scelta che Bersani ha fatto, trovando la “ condivisione “ di Berlusconi e dei montiani, senza Monti, di Lista civica. Sul web ci sono migliaia di interventi  contrari alla scelta  decisa. Nel gruppo dirigente del Partito non c’è solo il<dissenso dei “ renziani”,   una cinquantina di parlamentari.

Una lunga lista di chi non condivide la scelta
Man mano che passa il tempo  la <lista si allungasi . Il sindaco di Firenze  si era già pronunciato contro la candidature dell’ex presidente del Senato e prima segretario generale della Cisl. Lo aveva fatto in modo offensivo sia nei confronti di Marini che della Finocchiaro. Questa volta parla di un “ dispetto al Paese”.Un no arriva anche da Ignazio Marino, candidato sindaco di Roma: “ Non credo, dice, possa rappresentare l’Italia di oggi e di domani”. E la lista dei contrari man si allunga con nomi di autorevoli parlamentari di tuTocci a Madia, Civati e molti altri di tutte  le aree e correnti.,  Fra gli esponenti della sinistra il malumore è palpabile. Poi c’è Vendola con il quale Bersani ha avuto un lungo colloquio.. Ancor prima che la candidatura venisse ufficializzata aveva espresso la contrarietà di Sel. Ora annuncia che non lo voterà. Anche  in casa di Lista Civica  alcuni esponenti di primo piano avvertono che non daranno voto favorevole. Ancora: fuori dal teatro dove sono riuniti i parlamentari del Pd gruppi di persone che protestato e indicano Rodotà come candidato da sostenere.  Arrivano anche appelli di personalità del mondo della cultura,  affinché Il Pd riveda la decisione. Tutto da verificare quanto queste prese di posizione influiranno sull’esito della prima votazione e delle due seguenti che richiedono la maggioranza dei due terzi. Comunque sia chi pagherà un prezzo molto alto è il Partito democratico  Non è in discussione la figura, la “ storia, di Marini. Quello che viene contestato è che la massima condivisione nella scelta del candidato che deve rappresentare la coesione, l’unità del Paese non può essere scambiata  a danno dell’’esigenza del cambiamento, del rinnovamento della politica, così come hanno indicato gli elettori

Coesione, unità isi coniugano con il cambiamento o non sono
Coesione, unità  senza cambiamento non sono né coesione, né unità.  i  Se è giusto che l’elezione del capo dello Stato non può essere collegata a quella del Presidente del Consiglio si deve dire che non può essere che da una parte ci si batta per il cambiamento, con Bersani il sostenitore più  convinto di questa linea e dall’altra si operi una scelta condizionata pesantemente da Berlusconi. Lui, risulta, abbia scelto fra tre candidati. E fra  questi c’era  Mattarella. Il Pd, ha avuto una grande occasione. E’ stata proprio la tenacia con cui Bersani ha cercato di mettere alle strette Grillo, Casaleggio che ha sorito un primo effetto. I due capisquadra hanno avvertito l’isolamento nel Paese. Hanno cambiato rotta. Lasciamo stare le “ qui orinarie” di cui non si conosce l’esito numerico. La realtà è che hanno messo in campo candidature  che andavano nel senso del cambiamento. Non solo in particolare Stefano Rodotà ha un passato come presidente  del Pds, parlamentare in ruoli molto importanti, vicepresidente della Camera se ben ricordiamo. Insomma gli “ odiati partiti” per una volta diventavano buoni. Certo sul  piano del metodo tutto lascia a desiderare. Grillo non ha mai accettato un confronto serio. Anche per quanto riguarda la candidatura del Presidente della Repubblica. Si  è mosso per proprio conto, quasi a imporre le “ sue “ scelte”. Tutto giusto, tutto vero.

 La candidatura di Rodotà poteva aprire rapporto diverso con M5S
C’è un ma che deve essere preso in considerazione. Non riguarda tanto il fatto che Grillo abbia lasciato intendere che se il Pd votava Rodotà si aprivano spiragli per una futura collaborazione. Vero, non vero, una trappola usando il nome di questa personalità del mondo europea della cultura che si fa pèolitica ? Intanto una personalità come Rodotà si vota a prescindere. Del resto nelle tante ” rose”, ancor prima che  comparisse nelle “ qurinarie “ Rodotà era sempre prsente, indicato anche da tanti sondaggi. Secondo. Il problema non era quella di uno scambio, come sembra pensarla Rosy Bindi, mi dai un voto ti faccio passare il governo. No, non era questo. Il Pd, crediamo, ha perso una occasione importante per aprire una nuova fase nella vita politica dell’Italia, per praticare la politica del cambiamento, del rinnovamento. Anche per recuperare  voti che dai Democratici sono finiti a M5S. Non tanto per rafforzare il partito, il centrosinistra. Certo anche questo è mportante. Ma soprattutto garantire al Paese una grande forza, popolare, unitaria,  progressista. Forse valeva di più del consenso di Berlusconi per la candidatura di Marini.


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