Sei qui:  / Blog / M5S e la temuta deriva pro-Assad

M5S e la temuta deriva pro-Assad

 

http://ilmondodiannibale.globalist.it

Torniamo sui motivi e le ragioni del nostro totale dissenso dall’impostazione dell’interrogazione presentata da numerosi senatori del M5S sulla Siria e il sequestro dei quattro colleghi fortunatamente rilasciati. Ricordiamo l’inizio di questa interrogazione, che ricostruisce così quanto accade in Siria:

“In Siria, da due anni, è in corso una guerra (che ha provocato 90.000 morti, secondo l’ONU) determinata dall’irrompere di gruppi armati, provenienti da numerosi Stati stranieri e foraggiati dall’Occidente e dalle “petromonarchie”, i quali, impossessandosi delle giuste istanze di democrazia e partecipazione che erano alla base delle mobilitazioni del popolo siriano di qualche anno fa, stanno seminando il terrore con autobombe, assalti ad edifici governativi, uccisioni e rapimenti di inermi cittadini siriani, considerati “colpevoli” di non schierarsi con loro contro il Governo di Bashar al-Assad.”

Questa “lettura”, che fa da prologo a un’interpellanza parlamentare, è agli antipodi di quella che, a nostro avviso, è la realtà fattuale degli avvenimenti siriani. Pertanto, a nostro avviso, qui si trasforma il carnefice, Assad, quasi in una vittima. Ma da dove arriva questa impostazione? Probabilmente è il frutto di quella che noi chiamiamo la “mistificazione pro-Assad” diffusa in ambienti di destra (radicale) e sinistra (radicale) soprattutto a mezzo di un appello intitolato “giù le mani dalla Siria” e firmato, tra gli altri, anche da quella “rete disarmiamoli” citata sul sito di Beppe Grillo.
La loro rappresentazione degli accadimenti mediorientali non è peregrina; è documentata, ma esplicitamente orientata a difendere il blocco siro-iraniano: una rappresentazione che accanto ai vizi e alle storture del fronte arabo-sunnita (Turchia, Arabia Saudita, Qatar) e occidentale (Usa e Ue in primis) non dice una parola che sia una sull’altro fronte, quello pilotato dall’Iran di Khameney e Ahmadinejad e del quale fanno parte l’attuale governo iracheno , la Siria di Assad e Hezbollah. In un documentario di 12 minuti, qui il link prodotto da “disarmiamoli” , tutto ciò che si dice di Assad, dei pasdaran iraniani presenti in migliaia in Siria, degli agenti iracheni e delle brigate di Hebzollah, o degli gruppi irregolari assoldati da Assad per seminare il terrore tra le popolazioni non alawite, è soltanto che “quello di Assad è il legittimo governo siriano”. Un po’ poco. I mig di Assad che sistematicamente bombardano città e villaggi siriani non vengono mai citati.

La base “concettuale” alla quale si fa riferimento è quella elaborata nel citato documento “giù le mani dalla Siria”. Dove le mani che devono lasciare la Siria non sono quelle delle mafie che dal 1970 la straziano, derubano e torturano sotto la copertura o per conto della famiglia Assad, ma quelle degli “amici” degli insorti. Che vorrebbero scatenare una “guerra colonialista” per privare la Siria del suo “legittimo governo”. Ecco un importante passaggio del documento di cui stiamo parlando:

” Gli obiettivi di queste guerre sono stati sempre presentati come la inevitabile rimozione di capi di stato o di governi relativamente isolati o addirittura resi invisi alla cosiddetta “comunità internazionale” sia per loro responsabilità che per le martellanti campagne di demonizzazione mediatiche e diplomatiche;Saddam Hussein, Aydid, Milosevic, il mullah Omar, Gbagbo, Gheddafi e adesso Assad, sono stati al centro di una vasta operazione di cambiamento di regime che è passata attraverso gli embarghi, i bombardamenti e le invasioni militari da parte delle maggiori potenze della Nato e i loro alleati regionali, operazioni su vasta scala che hanno disgregato paesi immensamente più deboli perseguendo la “stabilità” degli interessi occidentali attraverso la destabilizzazione violenta di governi o regimi dissonanti.”

Dunque i tiranni si legittimano per le intenzioni dell’Occidente predatore. Ma gli insorti, quelli che quotidianamente pagano il prezzo dell’inusitata ferocia del regime? Su di loro nulla. Anzi. Leggiamo un altro brano del documento “giù le mani dalla Siria”. ” Dentro la crisi in corso in Siria, la leadership di Bashar El Assad ha conosciuto due fasi: una prima in cui ha prevalso la consuetudine autoritaria, una seconda in cui è cresciuto il peso politico delle forze che spingono verso la democratizzazione. I risultati delle ultime elezioni legislative non sono irrilevanti: ha votato il 59% della popolazione nonostante la guerra civile in corso in diverse parti del paese (in Francia, in condizioni completamente diverse, alle ultime elezioni ha votato il 53%, in Grecia nelle elezioni più importanti degli ultimi decenni ha votato il 62%); per la prima volta si è rotto il monopolio politico del partito di governo, il Baath, e nuove forze sono entrate in Parlamento indicando questa rottura come obiettivo pubblico e dichiarato, si è creato cioè l’embrione di uno spazio politico reale per un processo di democratizzazione del paese; le forze che si oppongono alla leadership di Assad vedono prevalere le componenti armate e settarie, un dato che si evidenzia nei massacri e attentati che vengono acriticamente e sistematicamente addossati alle truppe siriane mentre più fonti rivelano che così non è. “

Questa è bella! Per costoro, dopo un periodo “bruttino” il regime ha scelto la via saggia, sana. Gli si riconoscono meriti incredibili, mentre all’estero si certifica il ricorso alle armi chimiche qui si certifica la volontà di “democratizzare” il Paese a mezzo di un parlamento così rappresentativo da risultare, in realtà, imbottito di figuri che prima militavano nel Baath e poi, con la promessa dell’elezione certa, hanno costituito raggruppamenti “fantoccio” e in ogni occasione non fanno che plaudire il “piccolo padre” i suoi crimini! Ma questo va negato e, anzi, va criticato chi lo rivela. Tanto da plaudire il fatto su questa linea converga l’estrema destra:

“In questi anni, nelle mobilitazioni in Italia contro la guerra o per la Palestina, abbiamo registrato ripetuti tentativi di gruppi e personaggi della vecchia e nuova destra di aderire e partecipare alle nostre manifestazioni. Un tentativo agevolato dall’abbassamento di molte difese immunitarie nella sinistra e nei movimenti sul piano dell’antifascismo ma anche dalla voragine politica lasciata aperta dall’arruolamento di molta parte della sinistra dentro la logica eurocentrista, dalla subalternità all’atlantismo e dalla complicità – o al massimo dall’equidistanza – tra diritti dei palestinesi e la politica di Israele.” Eccoci dunque a due bizzarre teorie: l’abbassamento del tasso di antifascismo porta i fascisti a convergere con chi critica questo abbassamento nella “sinistra borghese” che sta contro l’eroe Bashar. Seconda teoria bizzarra: sul campo chi denuncia il fatto evidente che Assad massacra gli arabi è un servo di Israele e un nemico dei palestinesi. Ovvia la conclusione.

“Per queste ragioni condividiamo l’idea di promuovere;Il percorso comune di riflessione che ha portato a questo documento;La costituzione di un patto di emergenza per essere pronti a scendere in piazza se e quando ci sarà una escalation della Nato e dei suoi alleati contro la Siria al quale chiediamo a tutti di partecipare;l’impegno ad un lavoro di informazione e controinformazione coordinato che contrasti colpo su colpo e con ogni mezzo a disposizione la manipolazione mediatica che spiana la strada a nuove “guerre umanitarie”, anche in Siria.

Risparmiamo al lettore le firme dei numerosi gruppi che aderiscono. Ma visto che c’è il gruppo, o quanto meno un gruppo prescelto dal sito di Beppe Grillo per spiegare il Medio Oriente, chiediamo ai militanti di questo movimento di documentarsi altrove, o anche altrove, e poi di chiedere al loro “leader”, con fermezza, di cambiare rotta.

Al fine di garantire una migliore lettura dei fatti riportiamo le ultime notizie che ci giungono da Beirut:

Negli ultimi giorni l’Esercito Siriano Libero (ESL) ha annunciato una presenza senza precedente dei miliziani di Hezbollah e la Guardia della Rivoluzione iraniana nelle vie di Damasco , sottolineando che le forze del regime siriano si stanno organizzando per una battaglia nella capitale . Da parte sua l’ESL aveva catturato elementi di Hezbollah Libanesi , tra cui un comandante della brigata al-abbas .

Notizie dall’interno parlano dell’utilizzo degli agenti di Hezbollah nell’ostacolare l’avanzata del’ESL e per la liquidazione fisica dei militari siriani che si rifiutano ad opprimere ed uccidere i siriani stessi.
Il colonnello Abdul Hamid Zakaria, un portavoce di Stato Maggiore della leadership militare rivoluzionaria, ha dichiarato che il numero degli agenti di hezbollah è di 2.000, ai quali si devono aggiungere 3.500 combattenti del partito di Dio schierati sul confine siro-libanese. In seguito allo sfaldamento della struttura militare siriana e la sconfitta dei suoi “SHABBIHA” (Mercenari interni) , il regime di Assad si trova costretto “a chiedere l”intervento di mercenari stranieri dall’ Iran , dall’ Iraq e dallo stesso Hezbollah in Libano. ”

Le notizie dell’ultima ora parlano di circa 1.200 combattenti di Hezbollah libanese che hanno raggiunto il porto di Tartus, nella parte occidentale della Siria, , al fine di combattere a fianco delle forze di al-Assad. Elementi armati provenienti dal Libano hanno effettuato un tremendo crimine nel villaggio Talkalkh durante il loro passaggio. Inoltre si segnala l’ingresso di decine di migliaia di combattenti stranieri a sostegno del regime siriano , provenienti dall’ Iraq, dal Pakistan e dall’ Afghanistan. Tutto questo per via del crescente numero di riservisti siriani che si rifiutano di sottostare alle decisioni del regime.

Speriamo che queste ulteriori informazioni aiutino ad avere una visione meno “unilaterale”.

Da Il mondo di Annibale

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE