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Fabbriche di cultura in fumo

 

Bruciare la cultura è sinonimo di antidemocrazia, come i roghi nazisti dei libri bruciati nelle piazze tedesche degli anni ’30; è simbolo di cervelli all’ammasso e di dittatura, come ci insegna “Fahrenheit 451”. Da ieri le fiamme di un simbolo della cultura come “La città della scienze” di Bagnoli sono diventate emblema di un salto indietro della nostra società, della Cultura italiana,della nostra convivenza civile. Perché quella trasformazione di Bagnoli in luogo della cultura  doveva essere il simbolo di un riscatto del Sud, e di Napoli in particolare,  per dimostrare che la Bellezza può sconfiggere le mafie e la corruzione, l’inciviltà ed il cattivo governo della “cosa pubblica”. Dopo l’invasione dell’immondizia e lo sfregio alla “cartolina” di Napoli, dopo il furto dei libri alla Biblioteca Girolamini (non a caso ritrovati nella casa di Marcello Dell’Utri), dopo il tentativo di chiudere ,dopo lo sfratto annunciato della Biblioteca degli studi filosofici gestita con amore e passione da Gerardo Marotta, pensavamo di aver già toccato il fondo dell’attacco alla cultura di Napoli e dell’Italia. Invece quel rogo della Città della Scienza è stato il momento peggiore: ha fatto capire che non c’è limite al peggio, ai passi indietro verso il baratro, dal quale è  importante però,  ricominciare a ricostruire  le distanze, da subito.

Dietro quel rogo c’è una mano dolosa: C’è chi vuole prendere quei terreni e darli in pasto alla speculazione edilizia che non ha mai smesso di mettere le mani su Bagnoli.  C’è  la malavita organizzata che vuole rompere il fragile “contratto sociale” di Napoli e destabilizzare  quei rapporti di civiltà e cultura che  portano al rispetto della legalità come valore primo e fondante della vita in una comunità complessa come quella napoletana.

E’ dalla nostra quotidiana lotta contro corruzione , mafie e per una politica pulita che dobbiamo riprendere il cammino, da subito: ben venga la richiesta di ricostruzione immediata di quel gioiello internazionale che era la “Città della scienza”. Ma soprattutto deve, da noi, riprendere forza la consapevolezza della  responsabilità individuale e della forza collettiva per richiedere alla politica, alle istituzioni nazionali ed agli enti locali napoletani, gli stanziamenti immediati per ricostruire quel gioiello di cultura e di conoscenza.

Che si individuino innanzitutto  i colpevoli del rogo e le sua cause; poi  è necessario far partire  subito la rinascita,senza indugi, di quella “fabbrica culturale” che aveva il merito, tra gli altri, di dimostrare che con la Cultura si mangia; si può far crescere la mente e dare lavoro, visto che la Città della Scienza  impiega 500 persone. Oggi non devono perdere il proprio posto di lavoro perché con la Cultura e la vera buona Politica nazionale e/o locale, sono loro il simbolo della rinascita, del viaggio per allontanarsi dal baratro italiano.

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