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La Carta è il primo documento nato dal basso

 

Dario Fidora ha qualche ragione, ma soffre di molte amnesie. La Carta è nata a Firenze con una decisione unanime, su una bozza messa a punto da un gruppo ristretto, formato da una delegazione dell’Odg e da una della Fnsi. Membro autorevole di quest’ultima era Dario Fidora, che si batté strenuamente per inserire norme che riguardavano la trasparenza degli enti pubblici nell’affidamento dei servizi di informazione (le prime due amnesie). Un lavoro ben fatto, tanto che l’assemblea dei coordinamenti, divisa in quattro gruppi, la valutò, la integrò con un documento “politico” e la approvò, alla unanimità. Fidora c’era: ha partecipato, e condiviso tutto. Non una sola delle sue proposte è stata respinta (terza amnesia). Non una. Fnsi e Odg dovevano ratificare la Carta, separatamente, nei loro organismi (quarta amnesia). Ratificare, non creare o modificare la Carta: questi erano gli accordi con i coordinamenti dei precari e dei free lance. L’Odg, consapevole della gravità della situazione, approvò la Carta prontamente, così come voluta dai protagonisti, i precari e i free lance. Solo successivamente la Fnsi ravvisò la necessità di tre emendamenti. Personalmente non li consideravo né li considero ostativi. Avevo e ho una sola obiezione: la Carta è il primo documento nato dal basso e non calato dall’alto all’interno della categoria. Non è forse giusto coinvolgere gli autori nel progetto di modifica? Così a più riprese ho ripetuto a Roberto Natale, con il quale avevamo immaginato un percorso che pare abortito per volontà di alcuni gruppi della Fnsi (quinta amnesia).

Quando furono resi pubblici quegli emendamenti, sul web ci fu la rivolta. Precari e free lance si sentivano defraudati e si dissero ad una voce (non ricordo dissensi di Fidora che possono esserci stati) contrari a ogni modifica del loro lavoro (sesta amnesia).
La Carta prevede la creazione di un Osservatorio congiunto, Odg-Fnsi. Fidora è stato prezioso stimolo per la creazione. Sa che il ritardo da lui giustamente denunciato è stato legato al tentativo di trovare una soluzione condivisa con la Fnsi (settima amnesia). Sa che l’Ordine ha nominato i suoi quattro rappresentanti ma sa che è un Osservatorio congiunto (ottava amnesia) e sta ancora aspettando che la Fnsi nomini i suoi, cosa che era stato assicurato sarebbe stato fatto già da oltre un mese, ma che la Fnsi per sue divisioni interne (nona amnesia) non è riuscita a fare.
Con Roberto Natale (spero di non metterlo nei guai) avevamo immaginato che l’Osservatorio potesse essere la sede adatta per trovare una soluzione, magari nel corso di una riunione allargata ai rappresentanti dei coordinamenti. Senza il consenso dei protagonisti – precari e free lance – non ritengo la strada sia percorribile. E’ sconcertante non si capisca che non si possono prendere in giro i colleghi, facendo credere loro che possono crearsi una carta deontologica per poi imporre loro delle modifiche. Ma resto fiducioso.
Poteva mancare una decima amnesia? Certo che no. Fidora finge di non sapere che non c’è stata una segnalazione, una che sia una, venuta da membri dei Comitati di redazioni che godono di tutele sindacali e legali molto più forti dell’ultimo o del primo dei precari. Non una. Certo, qualcuno ha segnalato che, ad esempio, in Sicilia gli editori pagano poco. Ma esistono quelle fastidiose norme a garanzia dei diritti di tutti che impongono la contestazione di fatti specifici.
Fidora ne ha? Li fornisca, avrà la mia gratitudine e quella dell’Odg. Confido che, sentendo così tanto questa battaglia, troverà il modo per occuparsene anche ora che ha un nuovo incarico professionale acquisito a tempo da record.
Poteva mancare una amnesia mia? No. Ma la dichiaro subito: è possibile che tutto sarebbe stato più funzionale se Fidora, come ha chiesto e fatto chiedere, fosse stato inserito nel gruppo del precariato dell’Odg. Ma non è stato possibile, non solo per le norme che lo impedivano, né perché sarebbe esplosa l’età media.

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