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Cosa pensa il governo dei giornalisti minacciati? Interrogazione del sen. Vita

 

www.ossigenoinformazione.it– Quanti sono i giornalisti italiani sottoposti a protezione di polizia in seguito a minacce ricevute a causa del loro lavoro? Quanti sono i giornalisti che devono difendersi per anni in giudizio da querele e citazioni danni che alla fine il giudice definisce infondate? Cosa intende fare il governo per garantire una maggiore tutela del diritto di cronaca? Sono alcune delle domande poste dal senatore Vincenzo Vita (Pd) che mercoledì 3 ottobre 2012  ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia Paola Severino (Atti Senato 4-08337) citando i dati dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione. Pubblichiamo di seguito il testo dell’interrogazione.

Premesso che:

ogni anno in Italia numerosi sono i casi di giornalisti che subiscono gravi intimidazioni con lo scopo di limitare la loro attività di informatori imparziali dell’opinione pubblica;

le intimidazioni si manifestano prevalentemente sotto forma di minacce, danneggiamenti, aggressioni, violazione della vita privata e anche con l’abuso di fondamentali istituti del diritto come quello di presentare querela per diffamazione o di chiedere al giudice un risarcimento dei danni subiti a causa di informazioni false o dolosamente ingiuriose;

gli abusi sono certificati dalle numerosissime sentenze di archiviazione delle querele e delle citazioni per risarcimento con la motivazione di richiesta infondata o immotivata;

il fenomeno delle intimidazioni ai giornalisti è diffuso in tutta Italia e molti cronisti sono costretti ad adottare precauzioni per la propria incolumità; molti di loro sono protetti dalle Forze dell’ordine;

il clima di intimidazione diffusa costringe molti giornalisti a non trattare informazioni sgradite a criminali e a personaggi potenti nonostante sia grande l’interesse generale su fatti e vicende che li coinvolgono;

il fenomeno è stato descritto e certificato dall’osservatorio “Ossigeno per l’informazione”, promosso dall’ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale stampa italiana;

tali dati, contenuti nel rapporto 2012 pubblicato nel mese di luglio, hanno suscitato l’attenzione del Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, l’apprezzamento del Presidente della Repubblica (si veda “L’Unità” del 20 luglio 2012), nonché della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che, dopo averli acquisiti, sta svolgendo audizioni dei giornalisti minacciati e dei rappresentanti delle organizzazioni regionali dei giornalisti;

relativamente al 2011 l’osservatorio ha rilevato, verificato e reso noti, con l’indicazione nominativa delle vittime, 95 gravi intimidazioni che hanno coinvolto almeno 325 giornalisti; la tipologia dei casi accertati riguarda aggressioni fisiche, danneggiamenti verbali o scritte, denunce e azioni legali;

nel 2012 (dal 1° gennaio al 1° settembre 2012) si sono verificati altri 102 episodi che hanno coinvolto 220 giornalisti;

secondo le stime il fenomeno è 10 volte più esteso e negli ultimi anni il ricorso a querele e risarcimenti puramente strumentali è sensibilmente aumentato rispetto agli anni precedenti;

l’osservatorio sottolinea che il fenomeno si amplia a causa della sostanziale impunità di chi minaccia i giornalisti e ostacola la libertà di informazione, soprattutto in alcune regioni, nelle quali si è creato un clima di intimidazione diffusa che produce l’oscuramento di notizie di grande interesse pubblico;

in Europa si parla di “caso italiano” a causa dell’elevato numero di giornalisti intimiditi, che non ha eguali negli altri Stati membri;

nel 2009 la fondazione statunitense “Freedom house”, nella classifica annuale dei Paesi che rispettano la libertà di stampa, ha stabilito che in Italia l’informazione giornalistica è solo “parzialmente libera”;

il declassamento penalizza l’Italia sul piano dell’immagine e anche su quello economico, poiché tali classifiche sono tenute in attenta considerazione dagli investitori stranieri;

numerosi organismi internazionali (dalle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa, all’OSCE) hanno sollecitato le istituzioni italiane a modificare alcune leggi, in particolare quella sulla diffamazione a mezzo stampa, per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti e più garantito il diritto dei cittadini italiani di essere informati in modo completo,

si chiede di conoscere:

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per impedire che si faccia un uso puramente strumentale a scopo intimidatorio o punitivo delle querele per diffamazione e delle citazioni per danni;

quali misure voglia intraprendere per affrontare tale drammatico problema e per garantire sia la sicurezza personale dei giornalisti impegnati nell’attività di cronaca sia il diritto dei cittadini di essere informati senza subire una censura imposta con la violenza e l’arbitrio;

quali iniziative intenda avviare, anche in considerazione delle ripetute sollecitazioni da parte dell’Onu e degli organismi internazionali per depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa e per impedire che gli errori e le offese alla reputazione personale compiuti dai giornalisti siano punibili con il carcere o con risarcimenti sproporzionati rispetto ai danni subiti;

in che modo intenda garantire il pieno rispetto del segreto professionale dei giornalisti, atteso che esso attualmente non è riconosciuto ai pubblicisti e, per i giornalisti professionisti, diversamente da ciò che avviene in altri sistemi liberali, è subordinato dal codice penale ad una valutazione discrezionale della magistratura.

Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico

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