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L’ambasciata somala come la fontana di Trevi di Totò

 

Venerdì pomeriggio alcuni sconosciuti, appartenenti a un’impresa di costruzioni in procinto di iniziare i lavori di ristrutturazione, hanno tentato di cambiare i lucchetti di ingresso nell’Ambasciata di Somalia in Via dei Villini 9 a Roma. Il tentativo è stato sventato da esponenti dell’Associazione ANCIS e dell’Associazione Migrare alle quali era giunta la notizia che l’Ambasciatore somalo Nur Hassan Hussein, nell’imminenza di essere sostituito dalle istituzioni che da pochi giorni sono state elette nel Paese del Corno d’Africa, aveva affittato la sede dell’Ambasciata di Via dei Villini per diciotto anni (la tipica durata della locazione alberghiera) a una società italiana denominata Italian Tourist Service s.r.l., alias Roma 2 s.r.l., che intende convertirla alla speculazione economica.

L’idea che un ambasciatore abbia il potere di affittare la sede dell’Ambasciata di cui ha la mera custodia ricorda da vicino Totò che voleva vendere la Fontana di Trevi all’ingenuo italo americano in Totòtruffa del 1962. Affittare dall’ambasciatore la sede diplomatica  è come pensare di poter affittare il Quirinale da Napolitano o Palazzo Chigi da Monti. Eppure dietro all’affare non sembra esserci gente sprovveduta ma, oltre all’Ambasciatore, un intermediario col titolo di Prof. che risponde al nome di Michele Girardi, un procuratore della società di nome Pierluciano Scarfò da San Leo (RC), un avvocato somalo di nome Ali Abukar Hayo e l’avvocato italiano Giuseppe Trotta.

D’altra parte per trarre utilità economiche da un’immobile sede diplomatica, occorrerebbe prima sottrarla all’immunità della giurisdizione  che gli assicura l’extraterritorialità presso il Ministero degli esteri e cambiare la destinazione d’uso tutelata dal Comune di Roma.
Proprio il Sindaco Alemanno era intervenuto nel febbraio 2011 dopo l’abuso subito da una ragazza ventenne nell’edificio di Via dei Villini occupato da decine di rifugiati somali. In quell’occasione l’Ambasciata era stata evacuata dalle Forze dell’ordine, Sindaco in testa, e l’ingresso murato dalle autorità italiane per meglio proteggerne la destinazione diplomatica.

Che ora proprio l’Ambasciatore uscente dia in affitto l’Ambasciata a stranieri in assenza di qualunque autorizzazione dalla Somalia, come ha confermato da Mogadiscio Abdinasir Mohamed Abdulle, fino ad oggi Ministro delle Finanze intervistato in argomento, suscita tra i somali d’Italia e di Somalia stupore e rabbia. L’indignazione sta montando e si rincorre sul filo tra i due paesi.
Intanto l’incaricato legale a Roma del Primo Ministro somalo ha annunciato la denuncia di tutti i responsabili alla Procura della Repubblica, alle Forze dell’ordine ed al Ministero degli Esteri anche per accertare su quali autorizzazioni poteva contare l’iniziativa presso gli uffici della Farnesina e quelli urbanistici comunali.

*l’autore è Presidente dell’Associazione Migrare, avvocato e docente universitario. E’ anche l’incaricato legale del Primo Ministro somalo

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