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Ladri di libertà

 

A ruberie e ladronerie di ogni genere da parte dei nostri politici – non tutti per carità – gli ultimi anni ci hanno sfortunatamente così tanto abituato che c’è una parte consistente del Paese ormai pronta a farsi rappresentare da chiunque dichiari di voler far politica nel nome dell’anti-politica. Fiumi di soldi, assunzioni, promozioni, incarichi, appalti, finanziamenti, voti, processi ingiusti e, persino, salute: tutto o quasi ha formato oggetto di furti, frodi, truffe e corruzioni perpetrati in danno del Paese da parte di chi si era preso l’incarico di rappresentarci in Parlamento
e garantirci che avrebbe scritto, per nostro conto, leggi in grado di assicurarci prosperità democratica, culturale ed economica.

L’espressione “ladri”, seguita dal punto esclamativo, ha, purtroppo, già riecheggiato decine di migliaia di volte su piazza del Parlamento a Roma ed in centinaia di altre piazze in tutta Italia, inesorabilmente diretta verso i palazzi delle istituzioni.

E’ accaduto così spesso che da una parte e dall’altra – che si sia un semplice cittadino o un politico – ormai si ascolta o si ripete quest’espressione con aria rassegnata quasi appartenesse in modo inscindibile ad una delle tante tradizioni italiane.

Quello che sta accedendo in questi giorni in Parlamento, però, è più grave e potrebbe imporci di riscoprire il vero significato, il valore e la drammaticità di un’espressione come “ladri”, indirizzata ad un Parlamentare.

Il Senato della Repubblica, infatti, sta per approvare una legge attraverso la quale ruberà all’Italia la libertà di informazione e, con essa, le ultime flebili speranze di veder affermati – dopo anni di regime neppure troppo occulto – quei principi democratici sui quali è fondata la nostra costituzione.

Ma come si rubano la libertà di informazione ed il futuro democratico di un Paese?

Per scoprirlo basta scorrere il testo del disegno di legge sulla diffamazione in discussione al Senato ed il cui voto finale è in programma per lunedì.

Nato con l’alibi – peraltro di dubbia fondatezza considerate le tante peculiarità della vicenda – di abolire la galera per i giornalisti in caso di diffamazione, sull’onda emotiva del caso Sallusti, il disegno di legge si è progressivamente trasformato in un autentico breviario per aspiranti ladri di libertà.

Impossibile riassumere in poche battute le decine di azioni criminose attraverso le quali il Senato minaccia di perpetrare questo ennesimo furto in danno del Paese.

C’è spazio, però, per qualche suggestione tratta dal testo che valga come invito alla lettura delle altre disposizioni in esso contenute.

Si ruba la libertà di informazione in un Paese, innanzitutto, se si finge di ignorare che l’informazione in Italia è oggi fatta da uomini ed imprese straordinariamente diversi gli uni dagli altri.

C’è l’impresa editoriale multimilionaria dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e c’è l’impresa familiare della piccola testata online che racconta quello che accade in una Regione, in una città o, persino, in un quartiere con la speranza remota di sbarcare, anche economicamente il lunario, e la certezza, presente, di contribuire a fare informazione di qualità a livello locale.

C’è il giornalista strapagato e strapotente, uso a frequentare i salotti televisivi ed a darsi del “tu” con i decisori politici di questa nostra Italietta e c’è il giornalista pubblicista delle testate online pagato – quando è pagato – poco più di due euro per un pezzo che gli è costato giorni di inchiesta e di lavoro.

Se si finge di dimenticare questa realtà composita e si stabilisce che chi chiunque può trascinare chiunque faccia informazione davanti ad un giudice perché le condanni, per diffamazione, a risarcimenti a quattro o cinque zeri è ovvio che si disincentivano, in via preventiva, i piccoli editori – specie dell’online – e la più parte dei giornalisti a fare il proprio lavoro ed a raccontare il nostro Paese.

E’ questa una delle tante azioni criminose perpetrate attraverso il disegno di legge con il quale, appunto, con la scusa di eliminare le pene detentive si fanno salire alle stelle ed in modo indiscriminato quelle pecuniarie per tutte le ipotesi di diffamazione.

Ma non basta.

Uno dei furti più odiosi che si sta consumando in Senato è quello della libertà di informazione online che, pure, i fatti della primavera araba hanno dimostrato al mondo intero – qualora ce ne fosse stato bisogno – quale straordinario ruolo sia in grado di svolgere a favore di pacifiche rivoluzioni democratiche e contro ogni genere di regime.

Nel disegno di legge si è, infatti, dato corpo ad un antico progetto liberticida: quello di estendere l’obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa datata 1948 anche all’informazione online e lo si è fatto con espressioni, volutamente, tanto ambigue e generiche da rendere concreto il rischio che, domani, qualcuno possa chiedere ad un qualsiasi blogger di rettificare il contenuto di un post e domandarne poi la condanna a pagare fino a 25 mila euro per non avervi provveduto entro 48 ore.

Non ha – guai a stancarsi di ripeterlo – nessuna importanza che questo accada sul serio e che la blogosfera italiana finirà davvero con l’essere tenuta a vedersi applicare contro una disposizione di una legge scritta quando internet non esisteva perché il semplice rischio che ciò avvenga varrà, inesorabilmente, a disincentivare tanti dal produrre informazione libera e, spesso, di qualità per sottrarsi ad una condanna o, anche solo alle spese legali necessarie a far valere la legittimità di ciò che si è scritto.

Si ruba egualmente la libertà di informazione online – ed anzi la si ruba ancora di più – quando si scrive in una legge che chiunque può chiedere a chiunque gestisca informazione online su qualsiasi sito di rimuovere qualsiasi genere di informazione che lo riguardi solo perché la ritiene offensiva e prima che un Giudice abbia accertato che è davvero offensiva.

E’ questo il contenuta di un’altra delle tante disposizioni di legge liberticida sulle quali il Senato sta discutendo ed è chiamato a votare lunedì.

Sono ladri di libertà [di informazione] e di futuro [il nostro], i Senatori che dovessero approvare disposizioni come queste e come tante altre contenute nel testo del provvedimento.

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