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Diffamazione, un’intesa tutta loro. Eliminare il carcere non basta

 

“L’intesa sul progetto di legge relativo alla diffamazione a mezzo stampa appare un’intesa tutta loro, un equilibrio tra spinte politiche che non adegua il nostro Paese ai canoni delle più avanzate democrazie a tutela della libertà di stampa e a garanzia reale dei diritti dei cittadini. Si tratta di una mediazione tra emendamenti tutti inaccettabili , punitivi e lesivi del diritto di cronaca e inidonei a ripristinare la dignità di persone danneggiate da eventuali errori o orrori di stampa. L’unica nota positiva, la cancellazione del carcere dalle pene previste per la diffamazione, è “scambiata” con l’inasprimento di tutte le altre pene possibili, che, pur “addolcite” rispetto a qualche proposta perfino demenziale, hanno un carattere fortemente dissuasivo verso un giornalismo che voglia scavare seriamente nel bacino delle notizie più inquietanti della vita pubblica. Restano in piedi, contemporaneamente, infatti la responsabilità penale, la responsabilità civile, le multe in sede penale e l’indennizzo in sede civile oltre a nuovi vincoli sparsi qua e là. Eliminare il carcere non è sufficiente per dire che siamo in presenza di una buona legge. E’ incredibile che sui principi di libertà del diritto all’informazione e della responsabilità etica del giornalismo si pensi di poter trattare la materia come un qualsiasi negoziato sulle poltrone. Sicuramente vanno ringraziati tutti quei parlamentari che si stanno battendo con coerenza e rigore. Se non si è in grado di fare una legge buona e giusta, però, si proceda intervenendo solo sul punto su cui tutti sono d’accordo: l’abolizione del carcere, come anche il primo firmatario dell’ipotesi di nuova legge, il Senatore Vannino Chiti, va sostenendo dopo l’emersione di sentimenti di rivalsa e odio di tutti gli sconfitti della legge sulle intercettazioni. Se non si vogliono  ascoltare le ragionevoli istanze dei giornalisti e di decine di associazioni e migliaia di cittadini, si ascolti almeno il Ministro della Giustizia Severino sull’istituto della rettifica documentata e si valuti la portata innovativa del Giuri per la lealtà dell’informazione, proposta  sin qui scartata senza alcuna giustificazione. La Fnsi prepara perciò altre iniziative di raccordo con i cittadini per difendere la libertà e la responsabilità etica dell’informazione.”

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