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Omaggio a Qashoush: la Siria non morirà!

 

di Riccardo Cristiano
Questo è un piccolo omaggio al poeta Ibrahim Qashoush, siriano. Lui ha composto la bellissima canzone “Yalla Erhal Ya Bashar”, cioè “E’ ora che te ne vai, oh Bashar!” In breve tempo è diventato l’inno della rivolta siriana, e la ferocia degli aguzzini di regime non è bastata a spegnere questa canzone, che è diventata il loro incubo, ormai un canto di popolo in quelle aree dove gli insorti hanno il controllo del territorio. Lui non può sentirla, visto che mesi fa il regime lo ha fatto sgozzare, il suo corpo è stato ritrovato lungo il corso di un fiume, nei pressi della sua città, Hama. Dunque a Ibrahim Qashoush è andata peggio che al più noto vignettista, Ali Farazat, a lui le bande di Assad hanno solo spezzato le dita delle mani, per dirgli e dire a tutti che fine avrebbero fatto dita usate per dar voce al desiderio di libertà di un popolo.
Oggi, a poche ore dall’orribile decisione del governo siriano di ricorrere ai bulldozer per demolire le case di civili oppositori del regime, vogliamo rendere un piccolo omaggio a Qashoush. L’illusione che tutto si risolva facendo finta di non vedere le ragioni della rivolta popolare, democratica, laica e libertaria del popolo siriano, forse si può combattere. Guardando e facendo guardare a chi non vuol vedere quelle ragioni questo video:ecco il link

Poi, una volta visto, qualcuno vorrà procedere: allora basteranno sei minuti per rendersi conto di cosa significhi una dittatura, e di quanto sia coraggioso e meritevole del nostro rispetto e della nostra stima il popolo siriano, che ha deciso insorgere contro un regime senza scrupoli né limiti, come fecero i nostri genitori, ai tempi del fascismo.
Ecco la storia di una rivoluzione

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