Turchia, viaggio nello splendore neo-ottomano

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di Riccardo Cristiano
Forse a Parigi e Berlino non lo sanno, ma oggi il modo più conveniente per andare in Turchia è rivolgersi alla low-cost turca, Pegasus. L’efficiente call centre offre assistenza in ciascun paese europeo nella lingua locale. Così prenotare il biglietto e risparmiare è più facile.
Ovviamente si parte da Istanbul, che da qualche anno a questa parte sembra godere di una seconda giovinezza. La città è proprio rinata e girando per Pera, tra l’appena ristrutturato Pera Palace, la torre di Galata e la frenetica Istiklal si capisce presto perché. Piaccia o non piaccia, il neo ottomanesimo di Erdogan ha ricollegato la città e i suoi cittadini con il proprio passato. Lo si capisce guardando Santa Sofia e la Moschea Blu, splendidamente illuminate la sera, da un qualsiasi traghetto sul Corno d’Oro, o salendo al 18esimo piano del Pera Marmara Hotel, albergo da scartare per tutto fuorchè per il ristorante sulla terrazza, dalla quale affacciandosi su Istanbul si capisce perché sia stata la “seconda Roma”. Riscoprire il passato per i turchi vuol dire riscoprire l’anima cosmopolita di questa città, non sentire più la disperata solitudine degli anni del nazionalismo, quando il turco doveva essere felice della propria povertà, tutta turca però.

Ora non è più così: gli stranieri possono finalmente tornare a comprare beni immobiliari, e molti lo fanno: magari a Nisantasi, il quartire dove è nato Pamuk e dove se si chiede un’indicazione in inglese ti rispondono nel 60% dei casi con l’accento appropriato.
Istanbul cresce, e le donne che portano il velo diminuiscono. A Nisantasi poi quasi non si vedono. E allora dopo essere stati a bighellonare in questo quartiere restituito alla sua identità alto-borghese cosmopolita è bello prendere il taxi e farsi portare al Fener, il vecchio quartiere ortodosso. E’ bello innanzitutto perché i taxi ormai hanno tutti il tassametro e poi perché arrivando si ha netta la percezione che il passato recente, quello dei pogrom contro i greco ortodossi, è tanto recente quanto finito; oggi si è voltata pagina. Lo splendore neo-ottomano è per tutti, per i turchi ovviamente, ma non soltanto per loro.

Legati all’oriente da cui originano,i turchi seguitano a guardare a occidente, ma adesso crescendo. Una crescita economica dai ritmi forti, evidenti. Basta proseguire per Antalya per rendersene conto. La città nuova, che avvolge il quartiere storico, la vecchia città ottomana, ormai è una gemma per turisti. Chiusa al traffico, preservata benissimo, l’area storica di Antalya, Kaleici, offre splendide dimore in stile per cifre di certo abbordabili. La porta d’Adriano, il minareto tronco, e poi gli stabilimenti balneari, costituiscono un itinerario perfetto per chi ricordando il Mediterraneo che fu vuole sperare che torni ad essere il mare di tutti. E lo splendore ottomano aiuta a farsi un’idea diversa da quella che rimandano i burocrati tristi di Bruxelles.

da Il mondo di Annibale


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