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Siria, islamofobia e misfatti russi

 

20 agosto 2012: il ministero degli affari esteri russo emette un comunicato ufficiale nel quale definisce “inaccettabile” il contrabbando di armi dall’estero in favore degli insorti siriani. Il giorno prima il governo libanese aveva intercettato una nave con diverse casse di granate desinate agli insorti. La nota russa ha seguito un diluvio di notizie e allarmi analoghi. La discussione sui consiglieri militari, i jihadisti e le armi riguarda infatti proprio questo versante del conflitto: i ribelli, definiti terroristi dal regime e “fanatici islamisti” da molti altri. Molte fonti però, almeno nei decenni trascorsi, non definivano “custodi della legalità internazionale” i pasdarn iraniani e gli hezbollah libanesi, pure presenti e in modo molto più numeroso in Siria, al fianco del “legittimo e laico” regime siriano. Questa è la prima stranezza. La seconda riguarda proprio la Russia, e le armi. Il gran parlare di armi agli insorti non è mai accompagnato da analoghe discussioni sulle armi inviate proprio da Mosca a chi ha ucciso in 18 mesi oltre 20mila persone. Vediamo.
Human Rights Watch a inizio giugno ha affermato che la compagnia russa Rosoboronexport potrebbe essere incriminata per concorso in crimini contro l’umanità. Pochi giorni prima, il 26 maggio, la Reuters aveva documentato la consegna di armi pesanti da parte russa all’esercito siriano: in aperta violazione delle regole internazionali sulla consegna di simili materiali il trasponder era stato spento, in modo da rendere non tracciabile la consegna. Sempre la Reuters ha documentato nel 2011, quindi a sollevazione in atto, la vendita da parte russa alla Siria di armamenti per un valore di un miliardo di dollari, comprensivi di sistemi missilistici. Lo stesso dispaccio Reuters specificava che quattro cargo russi erano partiti dalla base navale russa di Oktybarsk, usata proprio da Rosoborenexport, alla volta di Tartus.
L’ex dirigente del ministero della difesa siriano, Suleiman HAj HAmad, commentava: “nel 2011 le forniture russe alla Siria sono raddoppiate”.

L’attenzione a tutto questo, compreso l’uso per rifornimento degli scali ciprioti da parte russa, in flagrante violazione dell’embargo decretato dall’UE, è scemato col crescere dell’altro allarme: quello relativo alla presenza di terroristi islamici in Siria. Questa vera e propria “manna” per il regime siriano è cominciata a cadere dal cielo nel febbraio del 20121, quando uno stordito Ayman a-Zawahiri ha ritenuto di apparire in tv per appropriarsi di alcuni attentai che avevano avuto in Siria. Di lì a breve è comparsa sul campo una sigla fino ad allora sconosciuta, Jahbat al-Nusra, che ha rivendicato attentati ad Aleppo e Damasco. Di al-Nusra si è parlato molto, a differenza di altre sigle jihadiste, come Kataeb as-Sahabeh presente a Damasco e Ahrar as-Sham, presente ad Aleppo. Questi gruppi ricevono finanziamenti da paesi arabi del Golfo Persico. Ma qual è la loro effettiva consistenza? Qui i dati attendibili e verificati non sono moltissimi: Secondo l’autorevole Insitute for the Study of War di Washington,”a tutto marzo 2012 le evidenze indicano che l’insurrezione siriana può essere ispirata dall’Islam, ma non radicale né jihadista”.
Uno dei pochi giornalisti che ha intervistato diversi membri di al-Nustra, Justin Vela, sostiene che il gruppo conta su circa 300 affiliati nella regione di Aleppo: “E’ molti difficile fare calcoli accurati, ma io direi che in Siria i jihadisti oggi sono tra l’uno e il due percento degli insorti in armi”.
Le stime più accreditate dicono che i combattenti nel campo dei ribelli sarebbero 40mila, questa almeno era la stima effettuata in marzo dal citato think tank americano. Il numero sarà aumentato grazie soprattutto alle successive defezioni dal campo lealista, ma l’impressione resta quella di una presenza ancora limitata. Le armi russe e i consiglieri iraniani non proprio, diciamo così…Certo, il tempo e gli orrori perpetrati dal regime possono favorire i jihadisti. Assad, e i suoi alleati, sembrano puntare proprio su questa possibilità. Ma gli altri?

da Il Mondo di Annibale

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