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Monti, Der Spiegel e quelle cortine fumogene che non servono a nessuno

 

Le reazioni di Berlino all’ intervista rilasciata da Mario Monti a Der Spiegel, battute dalle Agenzie di stampa, sono giunte durissime mentre il Governo poneva per la 34^ volta la fiducia alla Camera. Aveva dichiarato Monti: “Ogni Governo ha il dovere di guidare il proprio Parlamento”. Quanto basta per richiamare alcuni interrogativi intriganti, fondati o meno che siano: “Mario Monti crede nella democrazia parlamentare?”. Quanto basta per richiamare chiacchere infondate: anni addietro, presente il Professore, si sarebbe svolta negli Stati Uniti una conferenza internazionale che sarebbe giunta alla conclusione che ci troviamo di fronte a una democrazia bloccata, paralizzata da giochi parlamentari, dalle esigenze di trovare a qualsiasi prezzo il consenso. Da qui la perdita di efficacia, di produttività del sistema democratico quale è venuto affermandosi e degenerando negli anni più recenti. Da qui la necessità di sostituire i governi di una democrazia non più produttiva, non più capace di scelte razionali, con governi in mano a tecnici di qualità e di caratura internazionale. Fantasie malate lontane dal mondo della realtà. E tuttavia ogni patologia, come i sintomi, rimanda a qualcos’ altro. In questo caso, forse, alla paura che i tecnici abbiano commissariato la politica, che viaggino lontano dalla vita reale della società, che prendono provvedimenti duri, con risultati che sembrano dubbi o, quantomeno, discutibili.
Voleva parlare alla Germania Mario Monti, metterla in comunicazione con punti di vista diversi da quelli che i loro mass media veicolano quotidianamente. Voleva comunicare il Professore. Ma la comunicazione è un processo piuttosto semplice, permette di capire subito se uno ha fatto centro o ha fallito il bersaglio. Se uno dice a una ragazza “ti amo” e riceve uno schiaffo, ha sbagliato persona e comunicazione.
Le reazioni di Berlino non sono una sberla ma, certo, la durezza è molto forte. Il Professore non ha centrato il bersaglio, non ha convinto, ha suscitato una reazione negativa. Voleva convincere, non ha convinto. Per di più su un terreno di fondamentale importanza, quello del controllo democratico delle decisioni dei governi, sul ruolo del Parlamento. Certo, ha smentito. Dopo. Com’ è peraltro nella tradizione dei governi italiani di Berlusconi. Se qualcosa non va c’ è un fraintendimento. Ma su questi argomenti non ci si può permettere di essere fraintesi.
Peccato perché il Presidente del Consiglio aveva anche detto cose importanti: “Ho l’ impressione che la maggioranza dei tedeschi creda che l’ Italia abbia ricevuto aiuti finanziari dalla Germania o dalla UE. Semplicemente non è vero: l’ Italia non ha ricevuto un solo euro.”. Detto in altri termini: l’ Italia ha messo mano ai propri soldi per metterli ha disposizione della UE, ma se ha speso per finanziare, non ha mai goduto di finanziamenti.
Lasciamo perdere affermazioni infelici (“Salverò l’ Italia dalla rovina”, riporta Repubblica e noi non crediamo nell’ uomo della provvidenza anche se dell’ uomo rispettiamo l’ impegno).
Ora però un interrogativo va posto con chiarezza agli amici tedeschi. D’ accordo sul ruolo del Parlamento, sul controllo che questo deve esercitare sul Governo. D’ accordo sul fatto che la sovranità nazionale è un bene irrinunciabile. Ma allora, perché, attraverso la UE ci hanno obbligato a far votare dal nostro Parlamento il fiscal-compact che incide così profondamente nella nostra sovranità? E diteci. E’ vero o non è vero che i nostri soldi dati alla UE e utilizzare per aiutare la Grecia sono serviti in gran parte al rientro dalle loro esposizioni delle banche tedesche e francesi, improvvide creditrici del debito greco?
Difendano e riaffermino senza esitazioni il ruolo del Parlamento (siamo d’accordo con loro), ma non usino questo argomento per tacere sulle loro responsabilità. In una situazione come questa le cortine fumogene non servono a nessuno. Neanche alla grande Germania.

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