Sei qui:  / Blog / Isola Capo Rizzuto, fiamme sull’orzo della legalità

Isola Capo Rizzuto, fiamme sull’orzo della legalità

 

di Angela De Lorenzo
Le coltivazioni realizzate sui terreni confiscati ai clan di Isola Capo Rizzuto da “Libera Terra” e dall’associazione temporanea di scopo, a quanto pare, non riescono a produrre frutto in un clima sereno e favorevole, anzi tutt’altro. Ancora una volta, a distanza di pochi giorni, gli stessi terreni sono stati oggetto di danneggiamenti: questa volta è finito nel mirino dei piromani il terreno confiscato di località Cardinale. Su una parte della proprietà appartenuta alla famiglia Arena, per circa 5 ettari era stato coltivato dell’orzo, che doveva essere raccolto proprio nei prossimi giorni, mentre nella restante parte è stato coltivato del grano che si sta già trebbiando.

Le fiamme, però, che sono divampate lunedì 9 luglio intorno alle ore 13.30, hanno distrutto circa la metà del campo di orzo, l’altra metà è stata invece salvata dai Vigili del fuoco che sono tempestivamente intervenuti. Ad allertare i Vigili del fuoco è stato proprio l’addetto alla trebbiatura del grano, che trovandosi a lavorare nella parte più alta dell’azienda si è accorto dell’incendio che divorava l’orzo. A quanto pare, stando alle prime ipotesi che dovranno essere comunque approfondite nel corso delle indagini, l’incendio potrebbe avere natura dolosa, visto che, sebbene il campo d’orzo sia circondato da altri campi, le fiamme sono divampate esclusivamente all’interno del terreno confiscato.

E pensare che si tratta proprio di quel terreno sul quale venne sottoscritto, sotto i migliori auspici, il patto tra Stato e territorio per coltivare in questo lembo di Calabria i semi della legalità, con l’ambizione di offrire opportunità di lavoro onesto, libero e dignitoso ai giovani del posto. Proprio a Cardinale, nel settembre del 2010, infatti, dove è ubicato anche il capannone della nascente cooperativa sociale che gestirà i terreni, arrivò, insieme a tante altre rappresentanze nazionali, l’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni. La cosa grave è che non si tratta dell’unica intimidazione realizzata negli ultimi tempi ai danni dei terreni confiscati ricadenti nell’area di Isola Capo Rizzuto, anzi le aggressioni a questa iniziativa rivoluzionaria sembrano susseguirsi al ritmo di una batteria: solo una settimana  fa le fiamme hanno colpito i terreni confiscati nella zona di Vermica, bruciando, però, solo una minima parte di grano, grazie all’intervento dei proprietari di un’azienda confinante, che si sono dati da fare per sedare celermente le fiamme.

A metà giugno un altro incendio si era verificato a Cepa, dove però sembra da escludere l’origine dolosa, visto che le fiamme prima di raggiungere il terreno confiscato hanno attraversato pure altre proprietà agricole, in questo caso a bruciare è stata solo la vegetazione che è di tipica macchia mediterranea. Sempre nei giorni scorsi, invece, delle pecore entrando abusivamente su un terreno confiscato, ubicato ancora in località Cardinale, hanno distrutto ben cinque ettari di coltivazione di cicerchia. In questo caso l’associazione temporanea di scopo che si sta occupando dei terreni, in attesa che venga costituita la cooperativa sociale composta da giovani del territorio, ha sporto denuncia insieme al Comune di Isola Capo Rizzuto e qualche giorno dopo è stato individuato un pastore, proprietario di una mandria di pecore, ritenuto responsabile del danno arrecato alla coltivazione. Saranno le indagini a chiarire i motivi e gli eventuali interessi che hanno mosso il suo gesto.

Dopo l’ultimo incendio, verificatosi lunedì in località Cardinale, sul posto sono giunte diverse autorità: il prefetto della provincia di Crotone, Vincenzo Panìco, il questore, Mario Finocchiaro, il comandante provinciale dei Carabinieri, Francesco Iacono. Sul posto si sono precipitate anche le Fiamme gialle e il comandante del comando provinciale del Corpo forestale di Crotone. A manifestare solidarietà sono arrivate pure le “Giacche verdi”, un’associazione di giovani di Isola Capo Rizzuto.

www.liberainformazione.org

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE