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Macao: Alba, contro gli sgomberi di Stato, per un’altra cultura dei beni comuni

 

‘Nessun movimento autenticamente culturale può originare un atto di illegalità’, dopo che ieri il ministro Ornaghi aveva pronunciato queste parole, questa mattina un incredibile dispiegamento di Carabinieri, Polizia ed Esercito ha chiarito al mondo quali siano i concetti di legalità e cultura di questo nostro Stato. Per la seconda volta in una settimana, in due luoghi che hanno svelato forti criticità attorno alla gestione delle politiche economiche e culturali della città di Milano e del Paese, le questioni aperte da cittadine e cittadini sono state ridotte a questioni di ordine pubblico”. Lo scrive il Comitato Esecutivo di ALBA, soggetto politico nuovo – Alleanza per Lavoro, Beni Comuni e Ambiente.

“Palazzo Citterio è stato sgomberato dalla presenza dei ‘Lavoratori dell’arte/Macao’, che lì si erano spostati nei giorni scorsi (dopo aver occupato la Torre Galfa di Ligresti), per smascherare anche la finta opposizione fra privato e pubblico, nella proposizione di un nuovo concetto di beni comuni, come l’esperienza del Teatro Valle (e di molti altri nuovi spazi) insegna. Dopo quarant’anni di pubblica malagestione, Palazzo Citterio è infatti parte di un nuovo progetto della città, la ‘Grande Brera’, che punta a destinare la propria dimensione “pubblica” ad attività in gran parte commerciali.
I ‘Lavoratori dell’Arte’ sono giovani che nelle ultime giornate erano riusciti a coinvolgere molte altre voci culturali della città, non solo per occupare fisicamente uno ‘luogo’, ma per denunciare l’assenza di una politica culturale, di uno ‘spazio’ creativo nuovo e altro rispetto all’antiquata artificiosità dei consueti contenitori. Una cultura, quella di Macao, che è diventata voce alta e forte forse anche perché ‘sollecitata’ dalle nuove passioni che il nuovo governo della città aveva saputo generare. Ma il Ministero ed il Comune non hanno voluto dialogare. Nell’assoluta condanna dello sgombero, riaffermiamo la piena legittimità di queste nuove forme di lotta per una gestione comune della cultura, alla ricerca di una rinnovata concezione del sapere, della formazione, dell’arte e della democrazia.

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