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Discriminazione LGbt: il primo sondaggio europeo

 

di Marinella Zetti
«Avere un figlio gay è una disgrazia, ma lo si può guarire». Questa è l’ultima di Monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto. Ma potremmo continuare con un elenco infinito di ingiurie, offese, falsità rivolte alle persone Lgbtqi. Una specialità in cui il nostro Paese primeggia.

Purtroppo queste discriminazioni non si potranno evidenziare nel primo sondaggio online lanciato a livello europeo dall’Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea per avere un quadro dettagliato della vita delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (maggiorenni). Il sondaggio, che coinvolge i 27 Stati membri dell’Unione Europea comprese Italia e Croazia, ha come obiettivo di porre rimedio alla mancanza di dati comparabili sulle esperienze quotidiane delle persone Lgbt in merito alla discriminazione.

Realizzato dalla società specializzata Gallup, il sondaggio è completamente anonimo: nessun dato sui partecipanti e sulle loro sessioni sono accessibili in alcun modo.
I dati raccolti contribuiranno a sostenere lo sviluppo delle politiche relative alla parità di trattamento per le persone Lgbt nell’Unione Europea e a determinarne il programma per gli anni a venire.

Grazie ai risultati del sondaggio, i responsabili delle decisioni prese a livello nazionale ed europeo, nonché le organizzazioni non governative saranno in grado di orientare meglio le loro strategie ed attività di difesa e sostegno delle comunità Lgbt per vivere ed esprimersi liberamente in un ambiente non discriminatorio.

L’iniziativa è importante, ma per poter trarre dai risultati informazioni reali, in ogni Paese, al sondaggio europeo, dovrebbe partecipare un ampio e vario gruppo di persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.
E questo vale in modo particolare per l’Italia dove, oltre a non esserci leggi, discriminazione e omofobia sono pane quotidiano. Per questo il popolo Lgbt, dovrebbe partecipare numeroso al sondaggio e farne grande diffusione tra gli amici e sui social network.
Del resto partecipare è molto semplice, basta andare sulla pagina dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea https://www.lgbtsurvey.eu/html/lgbt2t/startpage.php?lang=IT e seguire le istruzioni pubblicate in italiano.

Le famiglie invisibili: in Italia le coppie omosessuali non esistono, lo Stato è sordo a tutte le sollecitazioni, fortunatamente i Tribunali emettono sentenze per bilanciare la mancanze di diritti; e l’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea lancia il primo sondaggio on-line per avere un quadro dettagliato della vita delle persone lgbtqi nei 27 Stati membri dell’UE
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Le famiglie invisibili
di Marinella Zetti
In Italia le coppie omosessuali non esistono, lo Stato è sordo a tutte le sollecitazioni, fortunatamente i Tribunali emettono sentenze per bilanciare la mancanze di diritti; e l’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea lancia il primo sondaggio on-line per avere un quadro dettagliato della vita delle persone Lgbtqi nei 27 Stati membri dell’UE
Anche noi siamo famiglie eppure lo Stato non se accorge o finge di non saperlo, di non vederlo.

E lo Stato, contrariamente a quanto avviene per l’Articolo18, non ascolta l’Europa quando chiede di non porre vincoli restrittive alla famiglia e non tiene in alcun conto la Cassazione quanto ribadisce che le coppie omosessuali hanno diritto a una vita familiare. E ovviamente non accoglie le richieste del Movimento Lgbtqi.

Lo Stato italiano è sordo, cieco e muto. E milioni di cittadini che pagano le tasse vengono di fatto trasformati in cittadini di serie B.
La situazione italiana è stata ben fotografata dal L’Espresso del 5 aprile che, oltre a dedicare la copertina alla realtà delle “coppie di fatto”, pubblica un articolo con dati e storie completato da cartine, mappe e grafici molto esplicativi.

In particolare colpisce la mappa dell’Europa – che vi proponiamo – con le diverse soluzioni previste per le coppie omosessuali: appare evidente che solo Grecia e Italia non hanno ancora una legislazione che garantisca e tuteli i diritti delle coppie Lgbtqi.
In Italia le coppie formate da persone dello stesso sesso continuano a non esistere.

QUALCOSA SI MUOVE
Ebbene nonostante l’assordante silenzio dello stato Italiano qualcosa si muove: i giudici emettono sentenze che in qualche modo danno risposte concrete alla situazione delle persone omosessuali. Dopo la Corte di Cassazione, infatti, lo scorso marzo il tribunale di Reggio Emilia ha concesso il permesso di soggiorno a un cittadino uruguaiano sposato in Spagna con un italiano e il Tribunale di Milano ha dato ragione a Marco, un bancario milanese, che chiedeva alla cassa mutua dell’Istituto di credito di riconoscere il diritto a ricevere lo status di convivente more uxorio al suo compagno Erminio. La Corte d’Appello ha rigettato anche il ricorso della Banca ed ora la Cassa Mutua dovrà pagare i benefit previsti per i lavoratori dell’istituto di credito e per i relativi “conviventi more uxorio”.
Due sentenze importanti che stabiliscono uguali diritti per le coppie omosessuali. Purtropo tutto ciò avviene nelle aule di tribunale dove il cittadina è stato costretto a impiegare tempo e denare per veder riconosciuti i propri diritti, diritti che in altri Paese sono sanciti da leggi. Mentre il nostro Parlamento non ha proprio intenzione di legiferare per garantire a milioni di cittadini gli stessi diritti, al contrario molti “onorevoli” non perdono occasione per insultare e offendere le persone Lgbtqi.

I COMUNI VIRTUOSI
Fortunatamente non sono solo i giudici a muoversi, anche alcuni Comuni virtuosi cercano di ristabilire i diritti negati alle coppie omosessuali istituendo il Registro delle Unioni civili.
La mappa completa è pubblicata in www.enciclopegaya.com un’enciclopedia derivata dal modello di Wikipedia, curata dall’associazione Culturagay.it ed interamente dedicata alle tematiche gay, lesbiche, bisessuali e transgender.
La pagina dedicata al registro delle Unioni civile è molto accurata e propone l’elenco dei Comuni che hanno approvato il registro, quello dei Comuni che rilasciano alle coppie omosessuali anche l’attestazione di Famiglia anagrafica, quello dei Comuni che hanno prima approvato e poi cancellato il Registro, Per completezza d’informazione Enciclopegaya evidenzia anche i Consigli di quartiere e i Municipi che hanno approvato i Registri: uno a Bari e Napoli e tre a Roma.
Vale la pena ricordare che l’Associazione certi Diritti in collaborazione con molte associazioni Lgbtqi hanno iniziato una raccolta firma per chiedere ai Comuni di Milano e di Roma di istituire il registro delle Unioni Civili.

Link
http://www.enciclopegaya.com/index.php?title=Elenco_dei_comuni_che_hanno_approvato_il_registro_delle_unioni_civili

per il comune di milano

http://www.pianetaqueer.it/Eventi2012/metticilafirma.html

e di Roma

http://www.pianetaqueer.it/Eventi2012/teniamo_famiglia.html

sondaggio europeo
https://www.lgbtsurvey.eu/html/lgbt2t/startpage.php?lang=IT

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