Dopo i decreti sicurezza e dopo gli inasprimenti penali vertiginosi, uno strumento in più per difendersi ci voleva. Già, perché chi ha provato a contare le pene nei codici, per vedere di quanti anni sono aumentate, ha sommato con pazienza reato per reato ed è arrivato a quattro o cinque secoli; e neanche un giorno in più, a carico di chi comanda, ovvio. Sono i regali sulla “sicurezza” della destra coi cuoricini e i sorrisini, ma sotto sotto manettara. Il liberticidio galoppa? Difesa, organizzazione, formazione e informazione imparano ad andare più veloce.
Si chiama Hub di protezione, bisogna tenerlo presente ed è accessibile qui [collegamento a hubdiprotezione.org]. L’ha promosso una rete di organizzazioni impegnate, coi più vari accenti politici e culturali, come Amnesty International, Antigone, Arci, Un Ponte Per, Gay Center, Giuristi Democratici, Greenpeace. Fra gli avvocati e le avvocate ci sono persone che si battono professionalmente in prima fila, già da anni, difendendo attivisti e attiviste per la questione climatica, per la Palestina e per molto altro (fra le strutture che hanno avuto bisogno di loro, Ultima generazione, Global sumud flotilla, Extinction rebellion).
Ci sono corsi di formazione e pubblicazioni pronte – per chi ha memoria lunga, fanno pensare ai vecchi “manuali di autodifesa del militante”. C’è anche un numero telefonico attivo durante le manifestazioni, ma non è uno studio legale in franchising. Piuttosto funziona come uno strumento per trovare le professionalità utili a fronteggiare le situazioni di repressione, sia nel momento di diretta esposizione fisica, sulla strada, sia quando si fa attivismo politico, assembleare, informatico. Guarda anche alla possibilità di supporto psicologico e, appunto, digitale.
Tra difensori e formatori, poi, è utilissimo scambiarsi velocemente le novità su leggi, decisioni dei tribunali in Italia e all’estero, principi dettati dalle corti internazionali. Sono cose che possono fare la differenza, anche lì per lì, per fermare la convalida di un arresto, evitare un’incarcerazione. L’Internazionale nera fa le cose in grande? L’antifascismo non deve giocare nel baretto.
Tra i punti forti di Hub di protezione c’è che non aspetta il trauma a sorpresa del contatto violento con gli apparati repressivi, il “chilling effect”, perché è studiato sia per munirsi di una difesa quando se ne ha bisogno, sia per organizzarsi prima, per fare politica in sicurezza, informandosi sugli aspetti legali e comunicativi. L’unione fa la forza, bisogna dire, e la formazione anche.
