Emfa, la grande incompiuta

Israele. Il voto potrebbe innescare la prossima crisi politica di Israele anziché risolverla

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Oggi, quando gli israeliani si recheranno alle urne, si troveranno di fronte a una domanda ricorrente: Benjamin Netanyahu, il primo ministro in carica da più tempo nel Paese, rimarrà al potere? Quasi tutte le elezioni recenti si sono trasformate in un referendum su Netanyahu. Questa volta, molti israeliani affermano che la scelta non riguarda solo chi guiderà il Paese, ma anche la direzione che prenderà. Si tratta della prima votazione nazionale dopo l’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023, il più grave fallimento in materia di sicurezza nella storia di Israele, e le guerre che ne sono seguite a Gaza, in Libano e in Iran, che hanno mobilitato gran parte del Paese e successivamente aggravato l’isolamento internazionale di Israele.

I sondaggi. 
Netanyahu, secondo i sondaggi non è favorito per vincere le elezioni di oggi. Nello specifico, da dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, 4 rilevazioni su 5 non danno la maggioranza alla coalizione che lo sostiene. Quella intorno al primo ministro israeliano è una maggioranza a rischio. La Knesset è composta da 120 seggi e, quindi, per governare bisogna averne almeno 61, la metà più uno. Nessun partito israeliano arriva mai da solo a 61: alle elezioni del 2022 il più votato, il Likud di Netanyahu, ne ha presi 32, poco più di un quarto e quindi chi vuole governare deve allearsi con altri partiti.  Dal dicembre 2022 il Likud sta in piedi con l’ausilio di quattro alleati, i partiti religiosi e la destra radicale. Insieme, quei cinque partiti nel 2022 hanno ottenuto 64 seggi, tre in più del minimo.  Oggi secondo le rilevazioni, il Likud otterrebbe 22 seggi, contro i 32 del 2022,quando, nell’agosto 2025, aveva incorporato New Hope, il partito di destra dell’ex ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.  Nei sondaggi il partito più votato è Yashar, la formazione nata attorno a Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, che alle ultime elezioni non esisteva e che ora viene data tra i 22 e i 25 seggi. Sull’altro fronte, nell’aprile 2026 gli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno deciso di presentarsi insieme.
Le aspettative politiche

Il governo uscente di Netanyahu è il primo da decenni a portare a termine un intero mandato quadriennale: si è basato su alleati di estrema destra e ultraortodossi, che hanno spinto Israele verso una direzione nazionalista e religiosa senza precedenti. Netanyahu è diventato il primo ministro israeliano in carica ad essere processato per corruzione, mentre il suo governo portava avanti una riforma giudiziaria volta a indebolire la Corte Suprema e altri meccanismi di controllo del potere. Si tratta di provvedimenti che hanno scatenato massicce proteste nel 2023. Nelle elezioni odierne è in gioco la questione se Israele continuerà a percorrere la strada nazionalista, conservatrice e religiosa o se cambierà rotta. La risposta potrebbe non essere chiara per settimane, a causa del modo in cui si formano le coalizioni israeliane. I sondaggi suggeriscono che né il blocco di Netanyahu né l’opposizione riusciranno a ottenere la maggioranza assoluta: ciò significa che il voto potrebbe innescare la prossima crisi politica di Israele anziché risolverla.


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