Scontro sulle preferenze. Solo Vannacci e Meloni si sono dimostrati favorevoli alla riesumazione delle preferenze, all’interno della legge elettorale. Non entrando nel merito, diventa emblematico dell’onestà dei politicanti, trovare le motivazioni delle loro scelte sulle preferenze.
Partendo dal “Campo largo” si può motivare il pochissimo entusiasmo della c.d. sinistra per le preferenze: partiti poco radicati nel territorio, non avrebbero alcun utile dal voto alla persona, tale realtà giunge agli estremi, anche per la rimandata scelta del premier: manca la persona. Appunto.
Nel centro destra con tre partiti, tre motivazioni. Salvini risulta il più ostico, non per mancanza di “radicamento”. Matteo non vuole le preferenze proprio per quello: il radicamento. Esiste un notevole radicamento nel territorio, ma è a benefico dei rappresentanti locali. Sintetizzando: nel Veneto Zaia surclasserebbe Salvini, che ancora tiene sul simbolo la dicitura “Salvini presidente” (?)
Meno scontata la scelta di Forza Italia. I Berlusconi hanno tagliato con il passato di nonno (bancario e banchiere) e papà. Non avendo bisogno di stallieri, hanno abbandonato il territorio. Appunto.
Oltre Vannacci, la compagine di Fratelli d’Italia ha provato a reintrodurre le preferenze. Come dimostrato da alcune vicende giudiziarie, certi esponenti del centro destra si accompagnano a personaggi appartenenti alla criminalità. Spesso a loro insaputa, l’insaputa è quella dei criminali, molto ingenui e spaesati. I politici sanno tutto, anche tramite le polizie, a disposizione del governo. Ma raramente si informano sui loro amici. Non lo fanno, di preferenza. Appunto.
