Giornalismo sotto attacco in Italia

La verità sulla strage di Bologna scritta nelle sentenze

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Siamo giunti al 46esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna e i tentativi di riscrivere la storia dell’eccidio più grave avvenuto in Italia in tempo di pace sono ancora attuali. Il revisionismo deve essere combattuto con la verità dei fatti oggettivi provati e verificati in via definitiva dai tribunali. Sulla bomba della stazione la verità esiste. 

 
L’ultima sentenza.

La sentenza della Corte di Cassazione del 1 luglio 2025 condanna all’ergastolo Paolo Bellini e mette la parola fine al processo sui mandanti della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti). Un attentato di chiara marca fascista, così dicono tutte le sentenze emesse da vari tribunali nel corso di molti anni di indagini, in seguito a clamorosi depistaggi messi in campo da funzionari infedeli dello Stato. 

La Cassazione ha confermato il fine pena mai per Paolo Bellini e resa certa la ricostruzione, insieme al verdetto anch’esso passato in giudicato su Gilberto Cavallini, sul filo nero che ha collegato l’eversione di destra, la Loggia massonica P2 e l’orrore della sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. 
I giudici della VI sezione della Suprema corte hanno confermato la condanna a 6 anni per l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e a quattro anni per Domenico Catracchia, amministratore di alcuni condomini di via Gradoli a Roma, per false informazioni al pubblico ministero.

Il filo nero che lega tutti i processi.
Paolo Bellini è un killer a pagamento al soldo della criminalità organizzata e terrorista di destra. Il 2 agosto 1980 organizzò il trasporto dell’ordigno in una valigia contenente 25 chilogrammi di esplosivo tipo Compound B, poi collocata nella sala d’aspetto della stazione. L’elemento principale a carico di Bellini era un fotogramma di un filmino amatoriale, girato da un turista tedesco a Bologna la mattina del 2 agosto 1980, nel quale si vede un volto riconosciuto dall’ex moglie come quello dell’imputato. 
Quello contro Bellini è un verdetto che contribuisce alla ricostruzione in termini più ampi di quella che fu una stagione di terrore e depistaggi. Bellini si “unisce” definitivamente ai Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e Gilberto Cavallini (condannato all’ergastolo), terroristi finanziati da Licio Gelli e coperti dai servizi segreti.
 

Gli esecutori materiali.
Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono stati condannati all’ergastolo come esecutori materiali.
Luigi Ciavardini viene condannato a 30 anni in quanto minorenne all’epoca dei fatti.
Gilberto Cavallini, membro e fondatore dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è condannato all’ergastolo in via definitiva per concorso nella strage. 

 
I mandanti e i rapporti con apparati dello Stato e massoneria.

Paolo Bellini, condannato all’ergastolo è ritenuto come uno degli esecutori/gestori collegati ai piani alti sovversivi.
Licio Gelli della Loggia P2, Umberto Ortolani, braccio destro di Gelli, Federico Umberto D’Amato, alla guida dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale e il giornalista Mario Tedeschi sono indicati nelle motivazioni delle ultime sentenze come mandanti, finanziatori ed organizzatori occulti appartenenti o contigui alla loggia P2 e agli apparati statali. 

 
Le motivazioni dell’eccidio. 

La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980  rientrava in una strategia eversiva di stampo neofascista mirata a destabilizzare l’assetto democratico del Paese. Bologna fu colpita perché era il crocevia della rete ferroviaria italiana ed era la città laboratorio sul piano politico. I giudici hanno evidenziato il ruolo di finanziamento e organizzazione da parte di poteri occulti (la P2 di Gelli) e di apparati di sicurezza (Ufficio Affari riservati del Ministero dell’Interno), per sviare le indagini e proteggere i terroristi neri.


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