Giornalismo sotto attacco in Italia

Minacce al giornalismo investigativo: il caso Kuciak e il ruolo dell’Europa

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Ospiti del Master in giornalismo dell’Università di Torino, abbiamo discusso delle crescenti minacce che insidiano il giornalismo investigativo, a partire dalla drammatica vicenda di Jan Kuciak e Martina Kušnírová, assassinati in Slovacchia nel febbraio 2018.

È stato un “viaggio nel viaggio”, reso possibile soprattutto da Cecilia Sofia Anesi, giornalista di IRPI Media, che — oltre a descrivere il contesto in cui maturò il duplice assassinio e il lavoro collettivo d’inchiesta che ne è seguito, affinché il sacrificio di Jan e Martina non fosse vanificato dall’oblio — ha affrontato, in termini più generali, la condizione di crescente precarietà in cui operano i giornalisti indipendenti impegnati a svelare ciò che il potere preferirebbe mantenere nascosto.

La vicenda Kuciak è purtroppo paradigmatica di come si muova la criminalità organizzata in Europa: depredando i fondi europei — in particolare quelli destinati all’agricoltura — in combutta con politici corrotti e professionisti senza scrupoli. Una storia che evidenzia anche l’urgenza di una maggiore integrazione europea, capace di superare il mero coordinamento tra forze di polizia, magistrature e servizi di informazione, puntando invece a un’integrazione strutturale.

In questa direzione si muove una delle più recenti “innovazioni” dell’Unione Europea: l’EPPO (European Public Prosecutor’s Office), ovvero la Procura europea, che può agire direttamente su tutto il territorio dell’Unione avvalendosi di una propria polizia giudiziaria. È stata istituita proprio per contrastare le frodi sui fondi europei ed è costruita sul modello della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo italiana.

Alex Rocca ha sottolineato, tra l’altro, i parallelismi tra la vicenda Kuciak e quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, richiamando in particolare il decisivo depistaggio che ha goduto — e ancora gode — di ampie coperture, capaci di annichilire non soltanto la giustizia, ma anche vite innocenti.

Numerose le domande dal pubblico, anche sulla “anomalia” italiana, che non risolve il conflitto di interessi tra editoria e politica e finisce per svuotare di efficacia il Media Freedom Act europeo.

L’incontro è stato aperto dal professor Paolo Piacenza, coordinatore del Master in giornalismo dell’Università di Torino, e moderato da Gian Mario Gillio, portavoce di Articolo 21 e direttore della comunicazione FCEI.


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