Giornalismo sotto attacco in Italia

Come stiamo raccontando la morte di Ilenia. Il diritto di cronaca non è il diritto di umiliare la vittima

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Quando si racconta l’omicidio di una donna esiste un confine che non dovrebbe mai essere superato. Eppure, ancora una volta, una parte della stampa lo ha oltrepassato senza esitazione.
Dopo l’omicidio di Ilenia Musella, la 22enne accoltellata alla schiena sotto casa, in via al Chiaro di luna, nel Parco Conocal di Ponticelli, alcuni media locali hanno scelto di pubblicare fotografie prese dai profili social della vittima, decontestualizzate, che ritraggono la vittima con abiti succinti o tute attillate, usandole come esca per attirare clic.
Una scelta grave. Profondamente sbagliata.
Quelle immagini non aggiungono nulla alla comprensione dei fatti, non aiutano a ricostruire la dinamica dell’omicidio, non servono alla verità. Servono solo a spettacolarizzare la morte, trasformando una vittima in un oggetto e il dolore in un contenuto da monetizzare. Non è informazione: è sensazionalismo. Ed è anche culturalmente pericoloso, perché sposta l’attenzione dalla violenza subita al corpo della donna, insinuando giudizi e alimentando una narrazione tossica che difficilmente verrebbe adottata se la vittima fosse un uomo.
Il delitto di Ilenia Musella non è un episodio isolato. Si inserisce in un contesto di insicurezza crescente nel rione Conocal e a Ponticelli, denunciato da tempo dalla sottoscritta e appena ieri dal sindacato di polizia COSAP: strade scoperte, controlli notturni quasi assenti. Un quadro che racconta l’abbandono del territorio e rende ancora più insopportabile ogni forma di superficialità nel racconto mediatico.
Il diritto di cronaca non è diritto di umiliare la vittima. Esiste un dovere etico, prima ancora che professionale: rispettare la dignità delle vittime, soprattutto quando la morte è violenta e il dolore è ancora vivo. Raccontare la cronaca significa dare voce ai fatti, non svestire una persona della sua dignità. Significa ricordare chi era la vittima, non come appariva.
Usare immagini ammiccanti per raccontare un omicidio o un femminicidio non è libertà di stampa: è mancanza di responsabilità.
In un’epoca in cui l’algoritmo sembra contare più del buon senso, questo dovrebbe essere un monito chiaro: il rispetto non è un optional e il dolore non è un contenuto da sfruttare.
*Luciana Esposito conosce profondamente la realtà di Ponticelli, la racconta da anni e per questo è la sesta giornalista campana sott scorta
Nella foto Ilenia Musella, pubblicata sui suoi profili

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