“Who speaks English? C’erano diversi giornalisti con il badge delle Olimpiadi invernali che fendevano la folla per avere un’intervista a questi strani italiani che non volevano gli agenti di Ice a Milano.
La manifestazione di Piazza XXV aprile contro la presenza degli agenti americani con il passamontagna e il grilletto facile avrà quindi un’audience globale. E non è un particolare secondario, perché la mobilitazione della sinistra milanese non guardava solo al particolare – il ruolo di Ice nella sicurezza delle Olimpiadi – ma puntava al generale: la forza pubblica usata spregiudicatamente e priva di controllo. Che, appunto, è una pandemia mondiale.
Nei brevi comizi dal camioncino della Cgil è stato Luca Paladini, il primo ad aver lanciato l’iniziativa, a renderlo chiaro, parlando della sintonia fra Trump e Meloni che va oltre le smancerie da foto opportunity: è un’idea di regime, di uomo solo al comando, di pretoriani, di nessun limite tollerato.
La mobilitazione milanese è riuscita: da presidio si è trasformato in corteo. La domanda è: sarà solo un episodio? Dagli Stati Uniti arrivano segnali di un risveglio a dosi omeopatiche della contestazione a Trump. Purtroppo ci sono volute due vittime di Ice per suscitare oltre all’indignazione popolare qualche reazione della politica dem.
A Milano in corteo c’erano rappresentanti delle istituzioni locali mescolati a qualche migliaio di attivisti: fischietti, cartelli scritti a mano su pezzi di cartone, tante kefieh palestinesi e qualcuna con i colori del Rojava. Uniti, almeno peun giorno, nella fredda Milano senza neve, dalla preoccupazione condivisa per le sorti delle democrazie.
