La legge costituzionale sottoposta a referendum non risolverà nessuno dei problemi della giustizia italiana, e indebolendo il ruolo del CSM produrrà l’inevitabile e forse voluto effetto di ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, con conseguenze che investono le garanzie dello Stato di diritto.
Oltre alla divisione dei magistrati in due CSM, la scelta di prevedere che la componente togata venga estratta a sorte fra tutti i magistrati, mentre i laici sarebbero sorteggiati tra soggetti scelti dal Parlamento, produrrebbe un evidente squilibrio tra le due componenti: con inevitabile indebolimento della prima rispetto alla seconda. Ciò avrebbe riflessi evidenti sul principio di autonomia della magistratura e quindi su quello della separazione dei poteri.
Inoltre, una riforma costituzionale proposta dal Governo e approvata a maggioranza dal Parlamento, senza alcun apporto non solo da parte delle opposizioni ma neppure della maggioranza parlamentare, costituisce un precedente molto grave che indebolisce ulteriormente, dopo quanto in passato avvenuto, il valore e il ruolo della Costituzione.
Anche la mancata attenzione mostrata dal Governo (diversamente da quanto in passato avvenuto) ad attendere il termine previsto dalla legge per la raccolta delle 500.000 firme popolari al fine di fissare la data del referendum è indice di scarsa attenzione allo spirito del referendum di cui all’art. 138 della Costituzione.
L’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, pur non prendendo una posizione ufficiale secondo la propria consuetudine, ha tenuto sul tema un seminario nazionale il 23 gennaio scorso a Firenze, nel quale la grande maggioranza degli interventi ha evidenziato con accenti fortemente critici e preoccupati i rischi che si produrrebbero con l’entrata in vigore della legge di revisione costituzionale.
Queste sono alcune delle ragioni per le quali abbiamo accolto l’invito a far parte del Consiglio scientifico del Comitato per il NO
