Mentre da Minneapolys arrivavano nuove immagini di rastrellamenti e violenze da parte della polizia privata di Donald Trump – una autentica gestapo del nostro tempo – la presidente del consiglio del mio, del nostro paese, auspica di poter dare presto il premio Nobel a Trump.
Superato ogni limite di vergogna, di servilismo, di sottomissione (altro che ginocchiere servirebbero per la peggiore capo di governo della Repubblica italiana), Giorgia Meloni espone ancora una volta l’Italia al ridicolo, al disprezzo delle democrazie ancora rimaste nell’area occidentale del mondo, e insulta, sfregiandoli, palestinesi, ucraini, venezuelani, groenlandesi.
E’ davvero tempo di “diventare estremisti”, come scrive Walter Veltroni. Ed è anche tempo di rivolta, come diceva giustamente già un anno fa Maurizio Landini.
Stiamo sottovalutando in modo agghiacciante quello che sta accadendo soprattutto negli Stati Uniti. I media italiani dovrebbero continuamente mostrare quello che sta facendo l’ICE, una milizia privata del presidente contro i cittadini americani, una milizia omicida a sangue freddo, che sequestra anche un bambino di cinque anni. Quel bambino fa venire davvero in mente il piccolo con i calzoncini corti e le mani alzate mentre viene deportato dal ghetto di Varsavia, diventato immagine simbolo dell’olocausto. E le migliaia di bambini annientati dalle bombe a Gaza.
Cosa può restare di un mondo che sta sterminando i bambini, che li usa come minaccia, come esca per arrestare un padre innocente.
L’incarnazione di tutto questo orrore si chiama Donald Trump, amico dei suoi omologhi Putin e Nethanyau. E vogliamo dargli il Nobel per la pace? Ribelliamoci in fretta, resistiamo ma opponendoci, e cerchiamo noi del mondo della comunicazione di usare le parole giuste: il comportamento di Giorgia Meloni nei confronti di Trump è una vergogna per tutti noi.
