Avevo un buon ricordo di Carlo Nordio magistrato, per la sua disponibilità quando lo invitavamo a partecipare al Fatto di Enzo Biagi, rappresentava autorevolmente il parere della magistratura vicina al centro-destra, al leader Berlusconi, era evidente sin da allora che il suo futuro sarebbe stato in politica.
Da ministro della Giustizia, invece, è una tragedia, il detto dice: “Andare con lo zoppo si impara a zoppicare”. Prima accusa i magistrati, per difendere la sua Riforma della Giustizia, di essere politicizzati, poi, quando gli fanno notare che la sua Riforma ha molto del Piano di rinascita democratica della P2, dichiara di non conoscerlo, vietando ai magistrati, che aderiscono al NO al referendum, di parlare in campagna elettorale del Piano di Gelli che includeva il controllo della magistratura e la separazione delle carriere.
Ultima la reazione avuta nei confronti di Report e di Sigfrido Ranucci sull’anticipazione dell’inchiesta che rivela che da anni nei tribunali è operativo un sistema informatico, un software della Microsoft, utilizzato per la gestione centralizzata di grandi reti che, se applicato, sarebbe in grado di entrare nei computer dei magistrati per spiare, scaricare o modificare il loro lavoro. Sarebbero 40 mila i computer dell’amministrazione giudiziaria che potrebbero essere messi sotto controllo.
Ranucci, nell’anticipazione sull’inchiesta, ha raccontato che nel 2025 un magistrato del Tribunale di Alessandria, con l’aiuto di un tecnico in possesso di password di amministratore, è riuscito, in tempo reale, a vedere ciò che il giudice stava scrivendo con il suo computer. Il dispositivo sarebbe stato installato nel 2019 e qualsiasi tecnico con le adeguati password, sarebbe in grado di attivarlo senza il consenso del diretto interessato, una procedura che non lascerebbe tracce nella memoria del computer spiato.
Il ministro, invece di ringraziare Ranucci e la sua squadra e immediatamente chiedere di verificare parlando con lo stesso giudice di Alessandria, ha ammesso l’esistenza del dispositivo dal 2019 ma ha smentito la possibilità di sorvegliare i magistrati, di leggere i loro testi, di utilizzare video e audio dei loro computer. Che ci sia imbarazzo per questa inchiesta lo si è capito dalla reazione del Guardasigilli dopo l’intervento in aula di Debora Serracchiani del Pd che ha chiesto a Nordio “se è vero di essere stato informato, nel caso affermativo dovrebbe dimettersi”.
“Attribuire al ministro della Giustizia un comportamento che configurerebbe reato, io la considero cosa di una gravità inaudita”, la risposta di Nordio in aula.
Sempre a seguito dell’inchiesta, Report, come rivelato dal Fatto Quotidiano, avrebbe scoperto che, sia il ministero della Giustizia, sia Palazzo Chigi, sarebbero stati informati del possibile controllo dei computer, la reazione sarebbe stata “più attenta a contenere il problema che ad affrontarlo”. Nel 2024 vi era già stata una segnalazione della Procura di Torino, partita dai tecnici, sulla capacità intrusiva del software, un audio, in possesso di Report, rivela che la risposta alla segnalazione è stata di “non sollevare il caso”.
Rimaniamo in attesa della prossima mossa!
