Forse è la prima volta che l’attacco all’antifascismo e a chi si è battuto fino alla morte per la democrazia raggiunge simili livelli di volgarità e vergogna. Ma davvero non ci sarà mai limite al peggio? Giacomo Matteotti, massacrato nel 1924 per la sua fiera opposizione a Mussolini e al fascismo, uno degli eroi immortali per la memoria di uno Stato risorto grazie anche al suo coraggio e alla sua determinazione dal buio politico ed etico del ventennio, viene brutalmente offeso da una indegna cricca di giovani leghisti romani. Leghisti, sì non ho sbagliato.
Definendolo un ‘radical chic di sinistra che vuole farti la morale’ ne ricostruiscono il forte impegno politico e citano con malcelata soddisfazione la frase che Mussolini gli avrebbe dedicato, prima di deciderne l’assassinio (secondo la ricostruzione fatta da Scurati in ‘M’). Definendolo un rompicoglioni, ne parla come ‘il socialista impellicciato (…) che si mette dalla parte dei contadini, della povera gente. Ma vada a lavorare la terra invece di rompermi i coglioni a me’.
Il cosiddetto gruppo giovanile romano del carroccio indica bene da che parte sta: accanto ai fascisti d’ogni tempo, quindi non solo nell’alleanza con gli eredi di quella tragedia politica, i cosiddetti FDI, ma addirittura nella lugubre rivendicazione di quel feroce assassinio che aprì definitivamente le porte alla dittatura.
Non è difficile immaginare che qualcuno cercherà di ridurre questa scelta indegna a prassi goliardica. Ma davvero i sinceri, convinti democratici che ancora credono nella Repubblica nata dalla lotta al Nazifascismo, resteranno in silenzio o lasceranno correre come se si trattasse di una qualunque bravata?
Quando cominceremo anche noi a parlare di ‘tolleranza zero’ contro i continui tentativi di riscrivere la storia, di demolire i sacri valori su cui padri e madri costituenti hanno dato dignità internazionale a questo Paese che per vent’anni aveva rinnegato Risorgimento, Rinascimento, Umanesimo per indossare vesti di violenza, guerra, intolleranza, oppressione?
