Il grido di “morte a Khamenei” da due settimane, senza interruzione, fa tremare il regime teocratico che governa l’Iran da 47 anni. La Rivoluzione Islamica del febbraio 1979 probabilmente non riuscirà a festeggiare il prossimo febbraio il suo quarantasettesimo anniversario.
La protesta iniziata 28 dicembre nel Bazar di Teheran per protestare contro un’inflazione che sfiora il 50 per cento, si è trasformata in poche ore in una rivolta contro il regime teocratico degli ayatollah ed esteso in oltre 200 città.
La repressione feroce con decine e decine di morti non è riuscita a fermare la rivolta di una popolazione che ad alta voce chiedo un cambio di regime. Proteste che in pochi giorni hanno costretto il regime di riversare per le strade dell’Iran tutto il suo apparato armato e le sue milizie basiji. (Qui da aggiungere che i miliziani basiji impugnano armi vendute dall’Italia. Per precisione gli M4 prodotti dalla Benelli). Nemmeno dopo aver disattivato l’accesso a internet e sospeso le comunicazioni telefoniche con l’estero, sono riusciti a silenziare la gente.
Questa volta la gente sembra determinata a passare oltre l/attuale regime. I giovani gridano ad altra voce di lottare per “una vita normale”. Alcuni chiedono addirittura il; ritorno della monarchia che regnava nel paese fino alla vittoria della rivoluzione islamica” del 1979 e guardano con simpatia a Reza (Ciro) Pahlavi, l’erede della monarchia che vive in esilio negli Stati Uniti e che si è proposto come leader della transizione.
L’Iran è senza dubbio il paese strategicamente più importante della regione. Un fatto che rende la situazione attuale più complessa. Ogni cambiamento Iran, incide profondamente nel resto della regione, come la “rivoluzione islamica” dell’Ayatollah Khomeini ha lasciato la sua impronta in tutta il mondo islamico.
Vista la complessità della situazione, si possono prevedere più scenari. Il primo che anche questa volta, come nel 2021 e la rivolta nota come “Donna, Vita, Libertà” la forte repressione e alto numero delle vittime e soprattutto l’assenza di un’alternativa credibile di potere, riesca a spegnere le speranze della popolazione.
Il secondo scenario prevede un caos totale, dove le armi domineranno la situazione e con la possibilità che gruppi etnici che da sempre contano su milizie armate e gruppi violente si affrontino in tutto il paese, il terzo scenario che avrebbe bisogno di un “miracolo” potrebbe far ragionare le varie anime dell’opposizione attuale e dar vita ad una forza unita per il periodo di transizione.
Lo scenario che ha in questo momento maggiore possibilità e una versione aggiornata di quanto abbiamo visto in Venezuela, un cambio al vertice dettato da Washington, al quale guardano con molto interesse e grande simpatia anche vari leader e governi europei e della regione. Secondo indiscrezioni sono già avviate contatti e colloqui tra Washington e settori delle Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) ed alcuni esponenti del regime quali l’ex presidente Hassan Rouhani (autore dell’accordo nucleare del 2015 con loe potenze internazionali) e Ali Larijani, attuale Segretario del Consiglio Superiore della Sicurezza Nazionale (personaggio vicino all’attuale leader Ali Khamenei). In parole povere, una Repubblica Islamica aperta ai rapporti con l’Occidente, senza aprirsi all’interno.
Del resto a Donald Trump e a molto governi occidentali, delle libertà politiche e del rispetto dei diritti umani in Iran poco importa e lo hanno dimostra anche in questi giorni.
