Donald Trump non è cambiato e non cambierà mai. Era e sarà sempre l’aizzatore di folle che ha tentato il golpe nel gennaio del 2021, il sovvertitore della democrazia americana, colui che ha cercato di rovesciare l’esito delle Presidenziali del 2020 attraverso l’assalto a Capitol Hill, incoraggiando una massa di facinorosi a cingere d’assedio il Congresso, trasmettendo l’immagine di un Paese sull’orlo della guerra civile.
Ribadiamo: Trump è Trump e non si smentisce mai, così come non ci sorprende la sua vicinanza, magari non assidua ma comunque innegabile, a un personaggio controverso come Epstein. Da qui le sue balle e i suoi fotomontaggi sull’arresto di Obama, ovviamente inventato di sana pianta, corredato da accuse che non stanno né in cielo né in terra in merito al presunto Russiagate (ossia ai rapporti di lunga data di Trump con l’universo putiniano). Ora, intendiamoci: Obama non è un santo, come presidente ha deluso e il suo vice Biden, ad esempio sui legami fra la sua famiglia e determinati ambienti ucraini, ha parecchi dettagli da chiarire. Ma il pulpito da cui provengono le richieste di chiarezza e trasparenza non può essere quello di un bancarottiere dalle fortune alquanto singolari, politicamente ambiguo, culturalmente scarso, circondato da soggetti inquietanti e pronto a trascinare gli Stati Uniti in una guerra contro il mondo, sia dal punto di vista commerciale che in ambito valoriale.
Trump, infatti, costituisce una cesura storica, non un governante qualsiasi. Potrà anche rientrare nel filone anti-intellettuale caro a tutte le destre mondiali, potrà anche avere alle spalle una storia americana, ben radicata nelle storture di quel Paese, potrà anche essere stato vicino a un certo establishment democratico, la cui sbornia neo-liberista dura tuttora e probabilmente non avrà mai fine, ma non è un tipo normale. Guai, dunque, a chi continua a raccontare questa parabola sottovalutandone la portata eversiva, la pericolosità globale e i rischi cui espone tutte e tutti noi, ovunque. Le carceri trasformate in lager, la deportazione dei migranti, l’elogio della forza belluina, la giustizia piegata a interessi personali come mai era accaduto prima a quelle latitudini, la persecuzione degli oppositori, la furia contro le università e qualunque forma di pensiero critico, la sudditanza a Netanyahu e alla sua “soluzione finale” nei confronti del popolo palestinese, i toni, i modi, i metodi, le aggressioni all’indirizzo della libera stampa, le forme di inciviltà, le minacce sistematiche a chiunque osi dissentire, le rotture clamorose con alleati storici come gli europei, l’umiliazione in mondovisione del pur discutibile Zelens’kyj, ospite alla Casa Bianca, e l’elogio di ogni forma di machismo tossico: non si può tacere o derubricare tutto questo a male minore, solo perché magari ci stanno antipatici alcuni dei predecessori.
Per quanto mi riguarda, non ho mai stimato il “clan Clinton”, sono rimasto sconcertato dal sostanziale fallimento di Obama e non mi hanno mai convinto né Biden né Harris, eppure avrei votato chiunque di loro pur di provare a frenare l’ascesa di un soggetto che è arrivato dov’è arrivato soprattutto per colpa loro, delle loro guerre e dei loro sponsor ma che ce li sta facendo ampiamente rimpiangere.
In conclusione, o si capisce che con la destra MAGA non è possibile alcuna trattativa, sia alle nostre latitudini che sull’altra sponda dell’Atlantico, o finiremo divorati dalla loro prepotenza. L’auspicio è che l’estate porti consiglio, altrimenti sarà perduto il concetto stesso di Occidente, e noi con esso.
