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Sciopero USB, piazze in tutta Italia. Studenti e famiglie insieme per il diritto di manifestare

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L’Italia torna in piazza. Questa mattina, venerdì 30 ottobre, lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB) coinvolge lavoratrici e lavoratori del settore pubblico e privato, mentre manifestazioni e presìdi sono stati convocati in decine di città, da Roma a Milano, da Torino a Bologna, da Napoli a Palermo.

Al centro della protesta ci sono salari sempre più insufficienti, aumento del costo della vita, difficoltà di accesso alla casa, impoverimento dei servizi pubblici e opposizione alla crescita delle spese militari. USB chiede interventi su stipendi, pensioni, prezzi dei beni essenziali e investimenti in sanità e istruzione.

Ma la mobilitazione non riguarda soltanto il mondo del lavoro. Accanto ai sindacati scendono in piazza anche studenti universitari e delle scuole superiori, movimenti sociali e realtà impegnate nella difesa dei diritti.

In un clima segnato dalle tensioni registrate durante recenti manifestazioni, la presenza e la vicinanza dei genitori agli studenti assumono un significato particolare.

Accompagnare i propri figli, sostenerne il diritto a esprimere dissenso, vigilare affinché possano manifestare senza subire violenze: sono gesti che parlano di responsabilità civile prima ancora che di appartenenza politica.

Nessun ragazzo o ragazza dovrebbe trovarsi nella condizione di temere per la propria incolumità mentre partecipa pacificamente a un corteo. Le famiglie hanno il diritto di chiedere che ogni intervento di ordine pubblico sia improntato alla proporzionalità, alla prevenzione dei rischi e alla tutela delle persone.

La presenza dei genitori accanto agli studenti, anche per proteggerli dal rischio di cariche e contatti violenti, rappresenta una richiesta di garanzie che merita ascolto. Non si tratta di contrapporre famiglie e istituzioni, ma di ricordare che la sicurezza deve essere assicurata a tutti, a cominciare dai più giovani.

A rendere ancora più tesa la vigilia dello sciopero è stata la decisione del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, di disporre la precettazione per diversi comparti del trasporto, richiamando le regole sui periodi di franchigia legati alla commemorazione dei defunti.

USB ha contestato il provvedimento, giudicandolo illegittimo, e ha confermato la mobilitazione anche nei settori interessati, dichiarandosi consapevole del rischio di sanzioni.

Il ministero ha motivato la decisione con la necessità di garantire i servizi di trasporto nel periodo interessato dalle limitazioni previste dalla normativa. Il sindacato, invece, considera la precettazione una compressione del diritto di sciopero.

Le aziende ferroviarie hanno annunciato la regolare programmazione dei collegamenti. La dimensione effettiva delle adesioni e le eventuali ripercussioni sui servizi potranno essere valutate soltanto con i dati della giornata.

Articolo 21 esprime solidarietà alle studentesse, agli studenti, alle lavoratrici e ai lavoratori che esercitano pacificamente i propri diritti costituzionali.

Il diritto di sciopero, la libertà di espressione e la libertà di manifestare non possono essere considerati questioni secondarie nel dibattito pubblico. Sono strumenti fondamentali della partecipazione democratica.

La tutela dell’ordine pubblico deve accompagnarsi al rispetto delle libertà costituzionali. Le violenze, da qualunque parte provengano, devono essere accertate e contrastate, senza trasformare episodi individuali in una delegittimazione indiscriminata delle proteste.

Una particolare attenzione va riservata agli studenti e alle loro famiglie. I genitori che scelgono di stare accanto ai figli nelle giornate di mobilitazione ricordano a tutti una responsabilità essenziale: garantire che il confronto democratico non si trasformi in un pericolo per chi vi partecipa.

Manifestare pacificamente è un diritto. Tornare a casa in sicurezza deve esserlo altrettanto.

 


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