Emfa, la grande incompiuta

Genova e il baratto della memoria a San Benigno

0 0

C’è una trappola retorica che a Genova scatta puntuale ad ogni inizio d’ottobre. Si prende una tragedia di guerra, la si isola dai fatti accertati e la si trasforma in una clava politica contro la storia della Resistenza. È il rituale di San Benigno, un appuntamento in cui la destra genovese e la galassia nostalgica della Repubblica Sociale Italiana mettono in scena il proprio revisionismo, chiedendo alle istituzioni cittadine una sorta di “patta” morale. La tragedia del 10 ottobre 1944 fu immensa. L’esplosione delle gallerie sotto la collina di San Benigno inghiottì centinaia di civili che vi cercavano rifugio, sfollati, famiglie e soccorritori. Un dramma umano spaventoso, rimasto avvolto dal caos e dalla difficoltà di stilare elenchi anagrafici certi. Ma a chi gestisce la contro-narrazione di Salò la ricerca della verità interessa poco: quello che serve è accreditare la favola del “sabotaggio partigiano”, moltiplicando arbitrariamente il numero delle vittime per scaricare sul movimento di Liberazione il peso di un massacro. A smentire però questa ricostruzione sono i documenti d’archivio. Le perizie redatte nelle ore immediatamente successive dagli stessi comandi della Guardia Nazionale Repubblicana e dai Vigili del Fuoco parlano chiaro: a scatenare l’inferno fu con tutta probabilità un fulmine caduto sui binari durante un violento temporale all’alba, innescando la reazione a catena nei depositi di munizioni immagazzinati dalle truppe naziste. Le rivendicazioni apparse allora su alcuni fogli clandestini rispondevano alla propaganda e alla guerra psicologica di quei mesi, senza mai trovare un singolo riscontro. L’ipocrisia di questa operazione revisionista emerge con ancora maggiore chiarezza se si osserva la memoria a facce alterne di chi la promuove. Chi oggi accusa il Comune di “dimenticare” i morti di San Benigno si guarda bene dal citare la strage della Galleria delle Grazie del 20 ottobre 1943. In quel caso non ci furono fulmini né fatalità: oltre trecento persone morirono schiacciate e soffocate perché le vie di fuga erano state sbarrate dalla Milizia fascista. Su quella strage accertata, dove la responsabilità del regime è indiscutibile, cala ogni anno un silenzio tombale. Genova è Medaglia d’Oro della Resistenza per essersi liberata con le proprie forze dal giogo nazi-fascista. Il rifiuto del Comune e della Giunta di presenziare alle cerimonie promosse dai reduci della RSI non è un capriccio ideologico ma il rispetto elementare che si deve alla Storia. La città le sue vittime le ricorda, con sobrietà e rigore, dal 2000, attraverso la targa di via Milano dedicata a tutti gli innocenti travolti da quell’esplosione. Confondere la pietà verso chi ha perso la vita con la riabilitazione politica di chi affiancava gli occupanti nazisti è un baratto indecente che Genova non può e non deve accettare.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.